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MODICA - 05/03/2009
Attualità - Modica: dalle insegne all’occupazione di suolo pubblico

Modica: guerra fredda tra i commercianti del centro storico

Il giro di vite imposto dall’assessore al centro storico Elio Scifo ha portato alla luce la situazione da far west assecondata dalla scorsa amministrazione. Interviene anche la Cna con una nota
Foto CorrierediRagusa.it

Il centro storico è diventato terreno minato. Vi si combatte una guerra tra gestori di locali pubblici che, in un anno, hanno visto diminuire il volume d’affari fino all’80%. E la battaglia quotidiana si contestualizza nell’alveo dell’abusivismo. Dalle insegne all’occupazione di suolo pubblico, il giro di vite imposto dall’assessore al centro storico Elio Scifo ha portato alla luce la situazione da far west assecondata dalla scorsa amministrazione, acuendo al contempo rivalità e, in alcuni casi, livori tra gli stessi esercenti. Il muro del silenzio viene rotto da Angelo Amore (nella foto), titolare del «Ciok Cafè» di corso Umberto I.

Il comune gli ha imposto di smontare la capannina che aveva installato sul bordo della carreggiata, a ridosso del marciapiede. La precedente giunta aveva autorizzato il montaggio pur in assenza dei necessari visti della Soprintendenza. Scifo sta adesso ripristinando la legalità. Ma pare che il tentativo stia, almeno per il momento, riuscendo a metà. Stando almeno a quanto dichiarato da Amore. «Io sto seguendo le regole, ho smontato la capannina. Però altri miei colleghi non stanno procedendo nella stesa direzione. E la squadra annonaria chiude entrambi gli occhi, alimentando la sensazione che vi siano figli e figliastri. Tra ristoranti, trattorie, bar, pizzerie e affini – prosegue Amore – siamo circa 25 gli esercenti. Tutti abusivi, ne sono certo. Tra noi non ci sono segreti. Ma se ci troviamo in questa condizione – prosegue il barista – non è per colpa nostra.

Da tempo si parla di un vertice tra Soprintendenza ed amministrazione per determinare i punti cardine dell’arredamento in centro storico, in modo da fissare regole univoche per tutti e mettere la Soprintendenza nelle condizioni di poterci rilasciare i necessari visti, propedeutici al rilascio delle autorizzazioni comunali. E invece niente. Ci stanno facendo smontare tutto. O almeno, per me è stato così. Mi hanno fatto togliere anche l’insegna, mentre ad un altro collega hanno consentito di mantenerla. In base a quali parametri ci si deve regolare? Non penso siano pochi centimetri di sporgenza di uno stabile rispetto ad un altro a fare la differenza. E con il suolo pubblico, come la mettiamo? Quasi nessuno lo paga – conclude Amore – e tra gli immigrati, soprattutto i cinesi, regna un’anarchia totale».

Di diverso avviso l’assessore Elio Scifo, che, contattato telefonicamente, fornisce la sua versione dei fatti. «Le regole ci sono e valgono per tutti. Chi si adegua prima degli altri – dichiara Scifo – risparmia soldi, perché agli abusivi stiamo comminando ogni due settimane verbali di 300 euro. E’ da quando mi sono insediato – aggiunge l’assessore – che invito gli esercenti a presentarsi nel mio ufficio per legalizzare la loro posizione, laddove possibile. Non l’hanno fatto, forse perché si credevano intoccabili. Non è affatto così, e lo sto dimostrando». I gestori di locali pubblici, mai come adesso hanno cercato di svicolare per via degli incassi sempre più modesti. Nei weekend s’introita meno di quanto un bar normale incassava in tutta la settimana. Parecchi gestori non rientrano più neanche delle spese. Ecco perché la guerra delle insegne, del suolo pubblico e dei tavoli all’aperto nei posti strategici non risparmia nessuno. Mors tua, vita mea.


LA CNA APPROVA L´INIZIATIVA DI SCIFO, MA AVREBBE GRADITO UN PO´ DI TATTO

La Cna plaude al giro di vite dell’assessore al centro storico Elio Scifo sugli esercenti dei locali che occupavano in maniera abusiva il suolo pubblico, ma avrebbe gradito più tatto. «Premesso che il settore ha bisogno di essere regolamentato, e su questo aspetto non possiamo che essere d’accordo – dichiara il responsabile organizzativo Carmelo Caccamo – avremmo preferito che la decisione assunta dall’assessore Scifo non andasse ad incidere in modo così pesante sull’attività dei titolari di bar, ristoranti e pizzerie, in un periodo così delicato, dal punto di vista economico finanziario, come quello attuale.

Un’azione così drastica – prosegue Caccamo – mette a repentaglio le opportunità di incremento del volume d’affare dei titolari dei pubblici esercizi, che già speravano nell’arrivo della primavera per piazzare tavoli e sedie sui marciapiedi. Il nostro intervento, lo ribadiamo a scanso di equivoci – conclude Caccamo – non è da intendere in tono polemico, ma ci appelliamo, piuttosto, al buon senso delle parti affinché si possa trovare un percorso condiviso».