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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1242
MODICA - 07/02/2009
Attualità - Modica - Cittadini esasperati a causa dei disservizi idrici

Un quartiere a secco, azione legale contro il comune

"Siamo costretti a sborsare soldi ogni giorno alle autobotti private per avere l’acqua e dobbiamo pagare anche le bollette" Foto Corrierediragusa.it

Sono esasperati i residenti del quartiere Sacro Cuore, costretti a pagare due volte l’acqua che sgorga dai rubinetti delle abitazioni. Una causa civile sarà intentata a breve contro il comune da coloro che si sentono beffati nel versare 40 euro al giorno ai privati per garantirsi un autobotte d’acqua e, al contempo, pagare la salata bolletta al comune. Decine di residenti hanno perso le staffe nel vedersi recapitati anche ruoli relativi agli anni passati, quando è ormai dal 2002 che la situazione della fornitura idrica non accenna a migliorare.

Bollette che rasentano le 200 euro, comprensive anche dell’odiato canone di 21 euro e 50 centesimi introdotto dalla precedente amministrazione per la manutenzione della rete idrica che, nei fatti, non si è mai concretizzata. Balzelli su balzelli, insomma, per servizi carenti o addirittura inesistenti. Sono circa 23 le famiglie che ogni giorno in via Risorgimento restano a secco nelle ore serali, nonostante fruiscano di un’autobotte pagata di tasca propria. Oltre mille 200 euro al mese vengono spesi per l’acqua. Una cifra non indifferente che, divisa tra i nuclei familiari e un paio di commercianti, si traducono in circa 50 euro al mese da sborsare per scongiurare il rischio di restare a secco. Una spesa non indifferente che, in questi tempi di crisi, incide ancora di più sul bilancio familiare.

La convenzione tra comune e privati per la fornitura di acqua tramite autobotti è scaduta da tempo e non è stata rinnovata per il ritardo nei pagamenti da parte dell’ente alle due ditte fornitrici. Intanto le due autobotti comunali sono bloccate da mesi all’autoparco. Una deve essere sottoposta a revisione mentre l’altra è pronta per la rottamazione. Ovviamente le casse comunali sono troppo vuote per ipotizzare l’acquisto di un nuovo mezzo. Per questo i residenti devono provvedere per conto loro al fabbisogno. Logico che i nervi saltino agli interessati che, oltre a doversi sobbarcare l’onere delle autobotti d’acqua private, si vedono recapitare bollette esose per un servizio gestito in maniera censurabile.

I residenti di via Risorgimento contatteranno a breve le famiglie del resto del quartiere Sacro Cuore per costituirsi in comitato e affidarsi ad un avvocato che curi l’azione legale da intentare contro il comune. Una soluzione estrema dettata dalla lentezza con cui l’amministrazione si sta muovendo per risolvere la problematica e acuita dalle improponibili risposte fornite dai competenti uffici. I responsabili avevano addirittura proposto ai residenti di «unificare» le cisterne, con costi proibitivi paragonabili quasi all’acquisto di una casa nuova altrove. Come se non bastasse la carenza d’acqua, l’idropompa bruciatasi qualche giorno fa ha creato non pochi problemi ai residenti di contrada Rocciola Scrofani. Disagi assolutamente impensabili nel nuovo millennio, eppure fin troppo concreti, come ben sanno i diretti interessati.

La crisi idrica dovrebbe essere risolta con l’attivazione di sette pozzi, ma nessuno è in grado di dire con certezza quando. Di recente il consigliere comunale di «Una nuova prospettiva» Nino Cerruto aveva messo il dito nella piaga, proponendo il blocco delle licenze edilizie fino a quando non entreranno in funzione i nuovi pozzi, ricevendo il secco diniego dell’assessore ai lavori pubblici Giorgio Cerruto. Nonostante la maggior parte dei cittadini paghi di tasca propria, di recente il sindaco Antonello Buscema aveva dichiarato senza mezzi termini che «il servizio di fornitura delle autobotti private e di quelle comunali costa all’ente mezzo milione di euro l’anno». Troppo, per non pensare che ci sia qualcosa che non va.