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MODICA - 06/12/2008
Attualità - Modica - La "guerra" tra la provincia regionale e i residenti

Pista ciclabile: sabbia scaricata nel pantano? Lo dice il comitato

Ma l’architetto Cannizzo smentisce: "Notizie fuorvianti"
Foto CorrierediRagusa.it

Prosegue la «guerra» a distanza tra la provincia regionale e il comitato «Terre del pisciotto» sulla realizzazione di una pista ciclabile lungo i terreni che si estendono nelle contrade Ciarciolo e Pisciotto, tra Marina di Modica e Sampieri. L’ultima denuncia del comitato parla del presunto scarico di un paio di camion di sabbia sbancata dai terreni nientemeno che nel pantano (nella foto di Maurizio Melia) che insiste nei pressi di un noto complesso turistico alberghiero. I componenti del comitato, nonché residenti e proprietari delle case edificate sui terreni, parlano di «scempio ambientale con conseguente alterazione della flora e della fauna».

Secca la smentita dell’architetto progettista della pista ciclabile Laura Cannizzo, secondo cui «si tratta di notizie prive di fondamento e assolutamente fuorvianti, dal momento che la sabbia sbancata è stata regolarmente depositata in discariche autorizzate con noi convenzionate». Dello stesso avviso l’assessore provinciale al territorio ed ambiente Salvo Mallia, secondo cui «è remota l’ipotesi di una simile circostanza. A quanto mi risulta la sabbia viene depositata in discariche apposite. Laddove venisse comprovato quanto sostenuto dai componenti del comitato – conclude Mallia – assumeremmo i provvedimenti di nostra competenza».

In effetti non c’è traccia di «montagne» di sabbia nel pantano. «Sono stati i fondali del pantano ad essere intaccati – chiosano quelli del comitato – e l’impatto ambientale è stato solo parzialmente scongiurato». E’ questo l’ultimo capitolo di una diatriba tra l’ente pubblico e i privati cittadini originata dalla mancata comunicazione dell’avvio dei lavori ai proprietari delle case. Questo perché i loro nomi non risultano nelle mappe catastali, in quanto i terreni furono un tempo concessi in enfiteusi dal proprietario, il barone Mormino Penna. Dopo decenni di occupazione, quanti vi hanno edificato case e villette ritengono oggi di avere titolarità del terreno. Ma questa situazione di fatto non risulta dalle mappe catastali sulle quali si è basata la provincia per le procedure di esproprio.