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MODICA - 02/12/2008
Attualità - Modica - Uno stand è stato allestito nell’atrio dell’ospedale

Giornata contro l´Aids tra informazione e consapevolezza

In cura nel reparto malattie infettive circa 40 pazienti
Foto CorrierediRagusa.it

Per celebrare la giornata mondiale contro l’Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita, l’Unità operativa complessa di malattie infettive del Maggiore di Modica, diretta dal dottore Antonio Davì, ha dedicato una giornata all’informazione con la distribuzione di opuscoli gratuiti ed eventuali prelievi per il test anti-Hiv in assoluto anonimato.

È solo attraverso una perfetta informazione, infatti, che l’Aids può essere sconfitta prevenendola. Se un tempo si poteva parlare di categorie a rischio Aids come quella dei tossicodipendenti e degli omosessuali, oggi cresce sempre di più il numero degli eterosessuali contagiati dal virus, spesso per via di disattenzioni; è sufficiente, infatti, un rapporto occasionale non protetto vaginale, orale o anale, lo scambio di siringhe, o anche la trasmissione durante la gravidanza da madre sieropositiva al nascituro o durante il parto o ancora con l’allattamento materno (in circa il 20% dei casi), e raramente il contagio avviene a seguito di inseminazione artificiale, trapianti di organi e trasfusioni di sangue, anche se oggi vengono eseguiti accurati esami di controllo e selezione degli emodonatori; bisogna, inoltre, fare attenzione all’uso di materiale sanitario sterile in caso di cure dentistiche, ginecologiche, tatuaggi, piercing.

L’età media dei pazienti affetti da Hiv va dai 35 ai 40, mentre non si registrano a Modica adolescenti, nonostante questi si accostino sempre più precocemente al sesso. Si tratta di un segno positivo che porta a ritenere che i giovani abbiano compreso l’importanza del preservativo, finora unico strumento sicuro per non rischiare di contagiarsi o contagiare. Non bisogna, comunque, abbassare la guardia coi ragazzi, per cui ieri mattina il dott. Davì ha tenuto una conferenza sul tema al Liceo Scientifico ‘Galilei’.

Tra le persone che hanno contratto il virus prevalgono gli uomini, e in questi anni si è registrato un aumento dei sieropositivi a causa dell’intensificarsi degli sbarchi. In totale si annoverano una quarantina di persone in cura al Maggiore, di cui il 10% sono immigrati. In provincia di Ragusa fino al 2006 sono stati notificati 65 casi di Aids; nel 2006 a Modica c’è stato solo un caso di Aids conclamata, nel 2007 se ne sono registrati 2.


I DATI DIRAMATI DAL REPARTO MALATTIE INFETTIVE
DELL´OSPEDALE "MAGGIORE"


La giornata mondiale contro l’Aids si è rivelata utile all’ospedale «Maggiore» per tastare il polso alla gente. Negli ultimi mesi è andata difatti scemando la campagna di sensibilizzazione verso la prevenzione del letale virus dell’hiv. Ecco allora che lo stand allestito nell’atrio dell’ospedale (nella foto in alto) è stato utile per indurre le persone a riprendere confidenza con un argomento troppo spesso ancora tabù, per paura o disinteresse. Due insidie che si annidano in particolare tra le fasce più giovani.

Poche decine comunque le persone che, almeno in mattinata, si erano accostate allo stand informativo. Alcune di loro ritiravano gli opuscoli informativi quasi con diffidenza. Dal reparto sono stati resi noti i dati sommari sulla situazione dell’aids in città. La fascia d’età delle persone affette dal virus dell’hiv è quella tra i 35 e i 40 anni. Molto ridotto il numero di persone d’età inferiore colpite dall’aids o sieropositive.

Tra loro, per fortuna, nessun adolescente, nonostante l’età del primo rapporto sessuale si sia notevolmente abbassata rispetto al passato. Segno che i giovani usano comunque il preservativo che, ad oggi, resta l’unico modo sicuro di fare sesso senza rischiare d’incorre nella trappola dell’aids. Tra le persone colpite dal virus prevalgono, seppur di poco, quelle di sesso maschile. Al momento il reparto ha in cura una quarantina di persone, di cui il 10 % immigrati.

Proprio dall’intensificarsi degli sbarchidi calndestini in quest’ultimo triennio è scaturita una leggera impennata di casi di persone sieropositive, riscontrabile appunto tra gli immigrati che, in certi casi, riescono a regolarizzare la loro posizione, stabilendosi in provincia. E’ bene ricordare che il virus si può contrarre non solo facendo sesso vaginale, anale o orale, ma anche in maniera accidentale, ad esempio ferendosi anche in modo lieve.