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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 939
MODICA - 04/10/2008
Attualità - L’intervento – Dopo la richiesta del sindaco Buscema per 10 mln

Modica non ha il peso di Catania

Perché Berlusconi non lancerà il salvagente Foto Corrierediragusa.it

Caro direttore,

seguo attraverso gli organi di informazione e i numerosi articoli dei colleghi le vicende del Comune di Modica. Le ultime notizie, molte delle quali a mio avviso offrono soltanto belle speranze e pie illusioni, mi spingono a chiederti ospitalità. Di questo ringrazio te e i lettori che avranno la pazienza di arrivare in fondo a queste righe.

Pochi giorni fa, il sindaco del Pd Buscema ha chiesto alla deputazione locale di adoperarsi affinché il presidente del Consiglio Berlusconi, leader del Pdl, possa concedere 10 milioni di euro quale intervento straordinario per evitare il dissesto del Comune. Buscema ha motivato la sua disperata richiesta perché, mi pare di capire, i modicani devono essere considerati alla stregua dei catanesi che, proprio in queste ore, beneficiano di 140 milioni concessi dal premier per evitare il fallimento del Palazzo degli Elefanti, sede del Comune di Catania, all’ombra del suo simbolo u liotru che qualcuno, tra il serio e il faceto, ha cercato di vendere via internet. Nel momento in cui scrivo giunge l’annuncio che altri 20 milioni sono stati elargiti dalla Regione.

Buscema fa una considerazione legittima, ma non tiene conto del peso politico che fa di Catania una città di serie A rispetto alla nostra Modica, e non soltanto per la presenza della squadra di calcio rossoazzurra nel massimo campionato di calcio.

In effetti, in un ipotetico torneo delle «casse vuote al municipio» Catania (quasi 300 mila residenti) dovrebbe già essere stata commissariata da mesi. E’ almeno dalla fine del 2007 – parlano, a tal proposito, i resoconti parlamentari e le relazioni degli ispettori inviati dall’ex ministro dell’Interno - che il suo deficit oscilla attorno al miliardo di euro, compresi quelli fuori bilancio. Milione più, milione meno. Per fare una proporzione, è come se Modica (53 mila abitanti) avesse un deficit complessivo di oltre 150 milioni di euro, il triplo di quanto emerso fino ad oggi a Palazzo San Domenico. Milione più, milione meno.

I motivi per cui il Comune di Catania (attraverso il proprio Consiglio) non ha dichiarato lo stato di dissesto e, di conseguenza, non è stato commissariato, sono politici. L’ex assessore regionale alle Autonomie locali, Paolo Colianni (Mpa) ha deliberatamente chiuso gli occhi di fronte ai continui segnali che, eppure, gli sono giunti durante tutto l’arco del mandato. Si capiscono i motivi. Se fosse intervenuto (com’era suo dovere), fra Mpa e Forza Italia sarebbe scoppiato un conflitto che, in confronto, i capricci familiari registrati di recente nel nostro paesello farebbero soltanto sorridere gli etnei a denti stretti. Anche perché dopo le dimissioni di Cuffaro, da sotto il vulcano è partita la corsa per la presidenza della Regione. Sappiamo com’è finita: il leader del Mpa Lombardo è stato eletto grazie anche ai voti del primo partito per numero di voti, Forza Italia.

Anche l’ex governo nazionale di centrosinistra ha le sue responsabilità politiche. Esistevano i presupposti per un intervento del ministro dell’Interno Amato onde evitare problemi di ordine pubblico e sociale – cosa poi avvenuta e ora scongiurata, almeno fino a dicembre, quando pure i 140 milioni si saranno sciolti come neve al sole. L’ex ministro dell’Interno non ha fatto niente per fare evitare al Paese una figuraccia di livello internazionale, capace di fare abbassare di colpo i vari rating (il grado di affidabilità economico-finanziaria) di cui godeva l’Italia in quel momento, già difficile. Immaginatevi: la decima città italiana per numero di abitanti che dichiara fallimento.

Sarebbe stata un’onta anche per il Governo Prodi che, eppure, avrebbe potuto umiliare il medico di fiducia del suo acerrimo avversario. Infatti. L’unica voce che in quelle settimane si è levata per denunciare le anomalie e gli sprechi di Sciampagnino (come i catanesi chiamavano l’ex sindaco, ormai neanche velatamente ricordato) è stata di una sparuta truppa di deputati, maggioranza nel Governo nazionale volutamente distratto, opposizione alla Regione e minoranza in un’Assemblea regionale più preoccupata di andare a casa anzitempo che del futuro della prima città economica dell’Isola. Malgrado tutto.

In questo contesto, Modica può sperare di avere da Berlusconi i 10 milioni per fare sopravvivere l’Ente che da’ lavoro, diretto e indiretto, a migliaia di persone? La risposta è no. Perché altrimenti il premier sarebbe costretto ad intervenire anche per Palermo, Messina, Agrigento e tutte le altre città, grandi e piccole, in crisi di liquidità. E Modica non è superiore a capoluoghi di provincia che esprimono personalità politiche ben vicine a Berlusconi. Dopotutto, la Sicilia ha una sua autonomia speciale. Sapete che i 140 milioni dati a Catania sono stati prelevati da un fondo del Cipe per lo sviluppo destinato ai comuni virtuosi? Perché dare 10 milioni a Modica e toglierli, chessò, a Ragusa? Come potrebbe giustificare il Governo un altro intervento dopo il rigore predicato da ministri come Brunetta?

Il Comune di Modica è penalizzato dall’enorme spesa corrente causata dal personale, dall’incapacità di riscuotere le tasse per i servizi che eroga – tant’è che ora rincorre i cittadini, morosi e non – dalla irresponsabilità di alcune scelte (estese a vari Consigli comunali) per non essersi dotato di una discarica e il conseguente aggravio dei debiti nei confronti, soprattutto, di Scicli.

Gli ex amministratori, tra cui alcuni che oggi sono al fianco di Buscema, si sono trastullati sulla presenza dell’Università, si sono auto incensati per l’iscrizione alla World heritage list dell’Unesco senza tuttavia innestare al sistema economico della città un vero circuito turistico; ha puntato sulla realizzazione di impianti per soddisfare le voglie di pochi o senza produrre poi il necessario supporto. La sua «perla», il cioccolato, è conosciuta nel mondo grazie alle iniziative di Franco Ruta, imprenditore privato, a cui gli altri colleghi dovrebbero erigere una statua agli ingressi della città, altrimenti molti di loro sarebbero ancora oggi garzoni di bottega. E, prima edizione a parte, le altre «feste» del cioccolato si sono rivelate delle enormi sagre, niente di più.

Modica è già retrocessa in serie B perché non ha avuto, o voluto permettersi, bravi giocatori eletti, se non sbaglio, dal voto espresso da circa 45 mila persone aventi diritto. E se gli ultimi sette anni di guida della città sono addebitabili al centro-destra guidato dall’ex sindaco Torchi, resta da capire cos’abbia prodotto il centro-sinistra, incapace pure di attirare l’unica speranza di questa città, i giovani.

Il destino del Comune di Modica è nella volontà e, in particolare, nella capacità degli amministratori che devono lavorare, inventarsi magari qualcosa, ma non certo sperare in un atto di carità.

Nel momento in cui si prepara il cosiddetto «federalismo fiscale», l’eventuale fallimento di una città del sud della Sicilia sarà notizia per un giorno, non di più. A Roma come a Palermo.

Per Catania (e anche per la Capitale, non dimentichiamolo) è stato attuato il «federalismo degli amici», un salvataggio ad personam (e a tempo, vedrete) impossibile da esportare giù, oltre il Simeto. E se arriverà qualcosa da Palermo, i rappresentanti politici faranno a gara per dichiarare «sono stato io». Spero, per l’amore che mi lega a Modica, di essere smentito. Temo di no, purtroppo.

(* Giornalista del Quotidiano di Sicilia - Nella foto in alto palazzo San Domenico, sede del comune di Modica)