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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:50 - Lettori online 658
MODICA - 19/10/2016
Attualità - Il presidente del Ctcm Peluso fa chiarezza una volta per tutte

Cioccolato amaro in salsa Cracolici

Lo stesso assessore regionale alle politiche agricole ha chiarito l’equivoco, seppure con notevole ritardo Foto Corrierediragusa.it

«Cracolici? Non ha capito la differenza tra pasta amara e cioccolato. E’ la stessa che passa tra farina e pane». Salvo Peluso, presidente del Consorzio del cioccolato di Modica (foto), non ha peli sulla lingua e non ha intenzione di stare a girare molto intorno alla dichiarazione dell’assessore regionale all’Agricoltura ha fatto al Blue Sea Land di Mazara e poi, non contento, ha ribadito al convegno internazionale sulla Bioetica che si è tenuto a Noto. L’assessore ha parlato di un accordo con il Ghana, grande produttore di fave di cacao, perché grazie al know-how degli artigiani la barretta possa essere prodotta nel paese africano. «Ma le sembra che tutto ciò sia compatibile con la richiesta appena avanzata dal Consorzio per l’ottenimento dell’Igp all’Unione Europea? Si è fatta una grande confusione - precisa Peluso - e l’assessore Cracolici è incorso in un errore grossolano. Il disciplinare che andremo a firmare a breve prevede che le aziende ghanesi forniscano le fave di cacao di cui noi seguiremo tutto il processo di fermentazione, essiccazione e tostatura per poi trasformarlo in massa di cacao. Questa sarà acquistata da noi e importata dalle nostre aziende per preparare il cioccolato modicano. La convenienza è per entrambi i sottoscrittori dell’accordo.

Lo vendono a noi ad un prezzo più alto di quanto pagano oggi le multinazionali e noi risparmiamo sull’importazione della massa di cacao perché più economica rispetto ai prezzi di mercato. Non vedo dove sia o scandalo. Questo è il senso del protocollo - conclude Peluso - il resto non rileva, e il cioccolato modicano si produce e si produrrà solo a Modica, punto e basta». L’assessore, investito da polemiche mediatiche e dalla sollevazione degli artigiani del cioccolato, ha avuto modo di ritornare sui suoi passi, seppur con notevole ritardo, e ha cambiato percorso forse anche su suggerimento arrivato da Modica.

La sua dichiarazione è chiarificatrice e sembra chiudere spazio ad ogni polemica: «L’ accordo - dice Cracolici - prevede di avviare una collaborazione commerciale con uno dei principali paesi produttori di cacao al mondo, per dare la possibilità alle imprese modicane di investire sulla produzione di pasta amara di cacao, attualmente nelle mani delle multinazionali, ingrediente principale per la produzione del cioccolato di Modica Igp che dovrà essere esclusivamente prodotto all’interno del territorio modicano.

La partnership con il Ghana e il riconoscimento Igp per il cioccolato di Modica, permetteranno al comparto di proiettarsi con più forza nel mercato globale attraverso uno dei prodotti simbolo del made in Sicily. Questo progetto mira anche ad avviare un processo virtuoso per attenuare la spinta migratoria dai paesi in via di sviluppo, attraverso un approccio innovativo ed avanzato. Il brand Sicilia è anche questo: siamo conosciuti nel mondo non solo per la qualità e la sostenibilità delle nostre produzioni, ma anche per l’accoglienza e il dialogo interculturale che ci identifica come una terra che abbatte le barriere del pregiudizio. Un contatto diretto con il Ghana e con l’indotto del cacao - ha chiuso Cracolici - che apre prospettive nuove per tutti i produttori modicani».

Caso chiuso dunque, si auspica una volta per tutte. Il cioccolato di Modica si fa solo nel suo luogo di origine e l’assessore Cracolici, per dare ancora più forza alle sue «rinnovate» convinzioni, farebbe bene a mettere in campo tutto il suo peso per accelerare l’attribuzione dell’Igp, che metterebbe una volta per tutte la parola fine a ogni fraintendimento. Il consorzio di Tutela è intanto alle prese con la pratica per l’ottenimento dell’Igp. Il disciplinare che regola la produzione, il confezionamento e la commercializzazione del cioccolato dovrebbe concretizzarsi tra tre mesi. Sarà vero?