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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:31 - Lettori online 1426
MODICA - 07/10/2016
Attualità - Nisseno, regista e ricercatore ha prodotto due docu-film sulla gestualità apprezzati all’estero

Parlare senza parole, Luca Vullo racconta i siciliani

Il regista ha incontrato gli studenti del Liceo "Galilei" presentando "Influx" e "La voce del corpo" Foto Corrierediragusa.it

Il bacio, le corna e la minaccia velata. Sono i gesti che ammaliamo di più i popoli nordeuropei. Per i siciliani c’è una lingua che non ha parole per comunicare ma ha solo bisogno di mani e corpo. In questo universo si è immerso negli anni Luca Vullo (foto), 39 anni, nisseno, regista, scrittore, libero pensatore, che della comunicazione non verbale ha fatto una missione e una ragione di vita. Università, attori, registi, istituti di cultura e associazioni all’estero hanno percepito da subito il grande patrimonio culturale siciliano veicolato attraverso la gestualità che Vullo ha saputo spiegare dandone interpretazione autentica e reale perché ogni gesto porta con sé tradizioni, valori, paesaggi, ambienti che sono identificativi di un popolo. A maggior ragione di un popolo, come quello siciliano, che nei secoli ha dovuto fare i conti con decine di invasori e ha dovuto trovare il modo di comunicare soprattutto a livello di classe medio bassa con chi il dialetto e la lingua autoctona non parlava. Oggi questo mondo fino a poco tempo fa sconosciuto rivive grazie ad una intuizione e ad una scommessa.

Luca Vullo lo ha spiegato agli studenti del Liceo Scientifico «Galilei» dove è stato invitato a parlare da Uccio Di Maggio, docente di Lingua e Letteratura Inglese con esperienze significative nel mondo del teatro. «Ho deciso di lasciare la mia città – dice Vullo- e andare all’estero per scommettere su me stesso. Mi sono detto di investire su quello che sapevo fare e su quello che sapevo grazie alla mia esperienza di attore e regista e alle ricerche che avevo condotto nel campo della comunicazione non verbale. Una circostanza fortunata mi ha fatto incontrare a Londra attori e registi del National Theatre alle prese con la messa in scena di Liolà. Mi hanno chiesto una consulenza e da lì è cominciata la mia avventura che mi porta oggi a spiegare la Sicilia e i siciliani in giro per il mondo. Diciamo che mi sono inventato un lavoro». Agli studenti che lo hanno seguito tra il curioso, il divertito e l’ammirato Luca Vullo ha lanciato un messaggio positivo: «Bisogna credere nei sogni, niente rassegnazione e fare ciò che piace. Abbiate la convinzione che le cose nella vita possono succedere, basta crederci».

Poi il via alla visione di Influx, il primo documentario sui siciliani emigrati e residenti a Londra, sulle loro mutate abitudini e su quanto hanno invece mantenuto. Poi «La voce del corpo» innestato in una Sicilia medievale dove due villici riescono a dialogare con un re che non parla la loro lingua. Spiega ancora Luca Vullo: «L’incredibile capacità di comunicare con i gesti è stata una risorsa per il popolo siciliano. La «Voce del corpo» si propone anche di essere un utile, ma pur sempre scanzonato e frizzante, vademecum per i turisti interessati a sapere di più sul luogo che si apprestano a visitare e sulle persone che lo popolano». Un modo di veicolare cultura, tradizioni, storia e di ammaliare gli stranieri. Ma chi sono i più bravi nel fare propria la gestualità siciliana? Luca Vullo non ha dubbi: «Gli americani, ma i più innamorati di questo modo rapportarsi con l’altro sono i tedeschi».