Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 753
MODICA - 18/07/2016
Attualità - Un libro intervista a cura di Don Salvatore Cerruto per i 95 anni del prelato

Mons. Guccione, il vicario di 4 vescovi si confessa

Rievocata, tra le altre vicende, anche come fu "salvata" la diocesi di Noto dall’accorppaamento a Siracusa Foto Corrierediragusa.it

Quasi un secolo, 95 anni per l’esattezza, di cui ben 80 passati all’interno del seminario e del vescovado di Noto. La testimonianza di Mons. Francesco Guccione non riguarda solo il suo modo di vivere il sacerdozio e la sua missione ma attraversa la storia della Diocesi visto che Mons. Guccione ne ha vissuto da protagonista alti e bassi, ha conosciuto da vicino e da stretto collaboratore sei vescovi, Vizzini, Calabretta, Nicolosi, Malandrino, Crociata, Staglianò ed ha nutrito ed allevato con il suo insegnamento l’attuale vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice quale direttore spiritale del seminario.

Mons. Guccione alla soglia dei suoi 95 anni è ancora ben lucido ed attivo, il suo compleanno è stato festeggiato alla presenza di quattro vescovi in cattedrale e con un libro intervista (La mia vita, il mio sacerdozio) a cura di un altro suo ex allievo, don Salvatore Cerruto che ha raccolto ricordi, riflessioni, memorie del già vicario vescovile, carica cui fu chiamato nel 1970 da Mons. Nicolosi per poi essere riconfermato nel ruolo da Mons. Malandrino e a seguire da Crociata e Staglianò. Una fiducia ben riposta perché Mons. Guccione ha sempre tenuto la barra dritta, è stato punto di riferimento, ha dato sempre testimonianza di fede quotidiana nei suoi 66 anni di sacerdozio. Mons. Guccione ha attraversato momenti storici difficili come fascismo e dopoguerra, è cresciuto nella chiesa pre conciliare ed ha vissuto il rinnovamento della chiesa e del modello presbiteriale. Ha conosciuto inolttre autentici protagonisti della vita italiana come Don Sturzo e Giorgio La Pira. Innumerevoli gli episodi di cui è intessuta l’intervista a Mons Guccione che non si rifugia nel suo naturale riserbo ma apre con lucidità il suo libro della vita. Racconta le atmosfere dei giovani seminaristi, del rigore assoluto che aleggiava in quelle stanze e che man mano si allentava perché i giovani seminaristi si aprivano al mondo. Poi l’esperienza al collegio Capranica a Roma scelto da Mons. Calabretta per la formazione sacerdotale del giovane e brillante seminarista Francesco Guccione. Anni di guerra, difficili e complicati tra bombardamenti e retate delle truppe tedesche. Al ritorno a Noto Mons. Guccione è direttore spirituale e si dedica al seminario.

Nel colloquio intervista Mons. Guccione racconta, tra le tante vicende, come fu salvata l’esistenza della diocesi di Noto: «Si doveva creare la diocesi di Ragusa e l’arcivescovo di Siracusa, Mons. Baranzini, cedeva il territorio per la nuova diocesi a condizione che quella di Noto fosse annessa a Siracusa. Insieme a Don Nigro, prete di Palazzolo, preparammo una scheda da inviare alla Santa Sede che documentava tutte le realtà pastorali esistenti e avanzammo una proposta tenendo conto dei dati demografici. La proposta era di creare la diocesi di Ragusa senza annettere Noto distribuendo la popolazione in 110 mila abitanti per Ragusa, altrettanto per Noto e 160 mila per Siracusa». Mons Guccione portò la relazione a Don Sturzo perché la consegnasse a Scelba, allora presidente del Consiglio, perché i politici cattolici facessero pressione su Papa Pio XII che li teneva in considerazione. A Noto erano stati eletti sei parlamentari della Dc e anche loro fecero la loro parte. Ricorda ancora Mons. Guccione: «Diedi la relazione anche al cardinale Francesco Carpino, che era stato prete a Noto, il quale la consegno al cardinale Pericle Felici e questi la fece avere direttamente a Pio XII, che accolse tutte le nostre richieste. E così fu evitata l’annessione della nostra diocesi a quella di Siracusa».