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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1595
MODICA - 16/06/2016
Attualità - La mostra promossa dalla Fondazione Garibaldi all’ex convento Cdel Carmine chiude il 4 settembre

"Isola di luce" e di verità con Giovanni La Cognata

Settanta oli e 15 disegni che spaziano dal paesaggio siciliano alle città, dagli autoritratti ai nudi Foto Corrierediragusa.it

Una quotidianità che rende la verità. Il tratto incisivo sui pastelli di Giovanni La Cognata introducono al meglio nella dimensione del mondo del pittore comisano fatto di volti familiari, di città assolate o avvolte nella penombra, di campagne dal colore accecante che il giallo di La Cognata rende in tutto il suo impatto. Non a caso la mostra ospitata fino al 4 settembre nell’ex convento del Carmine in piazza Matteotti è intitolata «Un’isola di luce», che compendia da un lato il mondo siciliano di La Cognata e dall’altro la forza della luce.

Dice Paolo Nifosì, curatore insieme a Tonino Cannata, della rassegna: «La Cognata è nato pittore e possiede i mezzi del disegno, del segno e del colore, utilizzati con una sicurezza che si salda al suo inconscio. La sua è una verità dell’occhio e dell’invenzione per una poetica che diventa racconto». La Cognata indulge anche in una introspezione del suo essere uomo e pittore e, come si vede in uno dei suoi autoritratti (foto), si rifà anche a un grande come Francis Bacon recuperandone una certa atmosfera «noir» e una drammaticità che ci parla di un uomo schivo, che si compiace dell’essere «altro». Dietro l’uomo duro anche nei tratti emerge tuttavia il pittore che con pennellate leggere riesce a trasmettere la liricità del paesaggio ibleo o la dolcezza del corpo nudo, di cui l’artista mai si compiace, ma che indaga.

Luca Zingaretti, estimatore l’artista comisano, così descrive nell’elegante catalogo l’impatto della pittura di La Cognata: «I suoi quadri hanno una potenza enorme perché sembrano fotografie, hai la sensazione che qualcosa di straordinario posa accadere. La sua pittura è fatta di quotidianità, di strade al risveglio o pronte per accogliere il pomeriggio. La luce nei suoi quadri ti restituisce una sorta di malinconica nostalgia della sua terra. E poi ci si sorprende, quando dopo una giornata di lavoro torni a casa e ti sembra che il quadro, che è sempre stato là, non sia più lo stesso, che qualcosa sia davvero cambiato»! La Cognata riesce a raccontare con i suoi campi, con i suoi carrubbi, i suoi palazzi di Comiso o di Palermo una storia di cui non conosciamo la fine, e forse anche per questo, ugualmente ci affascina.