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MODICA - 05/09/2008
Attualità - Modica - La proposta del presidente Barone al vaglio della giunta

Sarà chiuso un corso di laurea
per il futuro dell´università

In estrema ratio anche una tassa aggiuntiva per gli studenti Foto Corrierediragusa.it

Si rende necessaria la soppressione di uno dei due corsi di laurea presenti in città per far sopravvivere l’offerta universitaria che, altrimenti, morirebbe dopo sette anni di vita. «Sarebbe una circostanza dolorosissima ? dichiara il presidente dell’università Giuseppe Barone (nella foto da dx con il professore Giancarlo Poidomani) ? e per scongiurarla ho avanzato questa proposta all’amministrazione. Un decisione che, seppur penalizzante, eviterebbe il male maggiore della soppressione totale».

Questa soluzione è in questi giorni al vaglio del sindaco Antonello Buscema e, già nei prossimi giorni, potrebbe spuntare una delibera di giunta in questo senso. Resta da valutare sotto tutti i complessi aspetti, a cominciare dal numero degli iscritti, quale dei due corsi di laurea sarà soppresso: scienze del governo e dell’amministrazione o economia aziendale. Questa strada appare al momento l’unica percorribile non solo per contenere i costi a carico dell’ente, ma anche per scongiurare l’ipotesi di una cancellazione repentina da parte del Ministero alla pubblica istruzione visto che, al momento, il corpo docenti dell’università a Modica appare sottodimensionato rispetto al numero minimo previsto dal Ministero, rendendo i corsi per certi versi «fuorilegge».

Ciascun corso dovrebbe garantire 12 docenti, per un totale di 24. Al momento sono invece 20 i professori presenti, tra ordinari e ricercatori. Il numero di questi ultimi si sta incrementando a fronte dell’assorbimento dei docenti ordinari dalla stessa Università di Catania: questo perché il ricercatore costa di meno all’ente rispetto al professore ordinario. «Quanto dichiarato dalla Cgil sugli stipendi erogati ai docenti che dovrebbero essere a carico dell’ateneo non corrisponde al vero ? dichiara Barone ? perché sempre il Ministero stabilisce che questo costo è a carico dell’ente che decide di dotarsi di uno o più corsi universitari nel territorio comunale di competenza». La spesa si aggira sul milione di euro l’anno. Una somma che, con la soppressione di uno dei due corsi, risulterebbe quantomeno dimezzata, senza contare che in questo modo si rientrerebbe nel parametro minimo di docenti previsto dal Ministero.

Nel caso la decurtazione di uno dei due corsi di laurea non dovesse bastare per contenere i costi, Barone sottoporrà all’attenzione dell’amministrazione anche l’idea di una tassa annuale a carico degli studenti, in aggiunta alle normali tasse universitarie. Un balzello che non supererà i 300 euro l’anno che, moltiplicato per i circa mille 400 studenti al momento iscritti ai corsi universitari, dovrebbe consentire all’ente d’incamerare circa 400mila euro. L’originario costo dell’università, pari a un milione 600mila euro, era stato già ridotto a un milione 200mila. La nuova giunta ha letteralmente dimezzato la somma. Troppo poco, a fronte anche del mantenimento dello stabile dell’ex ospedale San Martino di Modica Alta che ospita l’università: oltre 100mila euro annui tra elettricità, telefono e altre spese di manutenzione ordinaria. Senza contare che deve essere messo a punto un serio piano di rientro del debito pregresso dell’ente con l’ateneo, pari a ben sette milioni di euro.

La scorsa amministrazione non ha mai pagato nulla a Catania. Il precedente sindaco, appena due giorni prima di dimettersi, versò appena 46mila euro. Altri 100mila euro sono stati erogati dall’attuale primo cittadino subito dopo il suo insediamento. Ma si tratta di una goccia nell’oceano, a fronte dell’entità del debito maturato praticamente dalla nascita dell’università nel lontano 2001. Da qui la decisione del rettore Antonino Recca di bloccare le iscrizioni per l’anno accademico 2008/09, fermo restando il mantenimento dei corsi per gli studenti dal secondo anno in su. Una popolazione studentesca che, unitamente ai docenti, assicura una boccata d’ossigeno all’economia locale nei vari settori: dalla ristorazione alla locazione di case private, garantendo affari d’oro anche agli albergatori e ai titolari di bed & breakfast. Una movimentazione di denaro annua pari a circa dieci milioni di euro.