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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 864
MODICA - 23/04/2016
Attualità - E’ il giorno di festa in onore del patrono a Ragusa e a Modica.Nel duomo di Ibla presente il vescovo

S. Giorgio, quel giovane impavido su un cavallo bianco

Orazio Carpenzano mette in risalto il culto del santo cavaliere e la scenografia barocca della chiesa Foto Corrierediragusa.it

E’ la settimana che porta alla festa di S. Giorgio. La festa ha il suo clou sabato, giorno della ricorrenza e domenica con la tradizionale processione che attraverserà la città storica. Quest’anno la statua del santo sarà portata fino al Santuario della Madonna delle Grazie in occasione del Giubileo. Domenica l’associazione dei portatori di S. Giorgio si è recata in pellegrinaggio presso la Basilica. Tra gli appuntamenti la celebrazione religiosa alle 16.30 di sabato e subito dopo la processione con il piccolo simulacro di S. Giorgio per bambini e ragazzi. In serata spettacolo musicale alle 21 sulla scalinata della chiesa. Domenica alle 16 la celebrazione eucaristica che precede all’uscita della statua del santo per la processione. Ritorno in chiesa con spettacolo pirotecnico e tradizionali «gira» tra le navate della chiesa alle 23.

Sulla festa di S. Giorgio ospitiamo l’intervento di Orazio Carpenzano,
professore di Progettazione architettonica e Urbana alla Sapienza di Roma
:

Lungo il pendio della bellissima collina dell´Aquila a Modica si apre la Scala di San Giorgio, un accesso ripido ma articolato attraverso una serie di meravigliosi giardini conformati tra le andature lineari e sinuose del "calice" scaligero scolpito nel costone roccioso. Questo impianto mirabile è anche una cerniera che rappresenta un valico di collegamento tra le due matrici urbane, quella Alta e quella Bassa, intersecato più volte anche in senso longitudinale dalle vie che seguono le curve di livello di connessione tra le case che si radunano attorno a questo intenso vuoto di alta qualità architettonica, paesaggistica e ambientale. La scalinata ha resistito a numerose "aggressioni" urbanistiche, alcune sicuramente necessarie al processo di modernizzazione della Città, altre più gratuite, totalmente inconsapevoli e ignoranti dei termini di una valorizzazione adeguata alla straordinarietà del complesso monumentale. Questa scala è situata su quello che un tempo fu uno dei punti più alti e strategici del terrazzo fluviale, offrendo una soluzione acropolica che si potrebbe definire una delle scene architettoniche più belle dell´Isola. Bellezza da ricercare soprattutto nella sua forma, che interpreta la configurazione naturale del terreno, trasformandolo in uno spazio costruito mediante le convessità e le concavità di piani incernierati tra loro, riuscendo a riassumere l´irregolarità in un insieme unitario di rara sintesi morfologica. Uno dei più eloquenti dispositivi architettonici attraverso cui possiamo rileggere il carattere evidente della scena nativa del Genius Loci della Città. La scala termina sull´imponente facciata a cinque porte della Chiesa Madre dentro cui è custodita, in una cappella dedicata, la statua del Santo. E che Santo!

Della sua vita sappiamo con certezza solo che fu un cristiano, martirizzato in Palestina, probabilmente prima dell´ascesa di Costantino. Ma è la sua leggenda, che ci è stata raccontata in versetti dialettali dai cantastorie, che ci ha sempre affascinato. Giorgio fu nobile e valoroso, liberò, ancora adolescente, la figlia di un Re dal Drago che l´aveva rapita e questo fatto lo mette in relazione al mitico Perseo. Per questo forse il suo culto, diffuso in tutto l´Oriente bizantino, dove egli è per eccellenza il "grande martire" e il "trionfatore", arrivò fino a Roma, dove già nel VI secolo, Belisario gli affida la difesa della porta San Sebastiano (che apriva l´accesso alla Città dall´Appia Antica verso il Foro) e nel VII gli viene dedicata l´esistente chiesa del Velabro nel quartiere bizantino della Città Eterna. Nell´iconografia classica gli attributi iconologici sono certamente la corazza e la clamide con lo scudo e la lancia, mentre l´immagine del santo a cavallo è forse di origine egiziana, dove i santi cavalieri erano più numerosi e il cui archetipo va ricercato nelle antiche divinità equestri. La leggenda di Giorgio cavaliere fu cara al mondo cavalleresco medievale, e nel Trecento Italiano fu tema artistico di grandi maestri tra cui Simone Martini e Altichiero da Zevio e poi nel Quattrocento da Pisanello a Carpaccio fino a Donatello che lo idealizzò in una modalità inedita, quasi una personificazione ( alla maniera di Cesare Ripa) del Diritto e della Forza Morale. La statua modicana è un´altra cosa e il suo culto non è privo di una certa idolatria (che alcuni teologi non esitano a stigmatizzare) poiché il Santo è stato sacralizzato e ufficializzato dalla Chiesa in perfetta sovrapposizione al culto popolare. Giorgio ha animato racconti, narrazioni, credenze in cui ha mantenuto il suo aspetto profano e in qualche misura persino pagano ( me lo ricordo bene un certo Pietro che passava tra le vanelle di Modica Alta con il suo fischietto intagliato su una canna mozza per "cuntare" in musica la vita del Patrono).

La Chiesa ha avuto l´intelligenza di integrarlo nel suo rituale, realizzando il miracolo di una sovrapposizione tra santità ed eroismo. Ed eccolo trionfare sul male! Un giovinetto bellissimo e impavido, venuto da lontano ma vestito come un pupo siciliano, sul suo splendido cavallo bianco rampante, in atto di finire a colpi di sciabola il mostro già infilzato tra le fauci dalla sua lancia. Il dinamismo della sua azione è assicurato dai corpi molli dalla lama d´argento, che rifrange di luce nel suo oscillare armonico sotto l´impulso dei portantini, e dal sontuoso pennacchio dalle sgargianti piume con la predominanza dei colori primari.

Sarebbe bello poter immaginare, nel pieno rispetto della tradizione, una festa "aumentata" dall´uso di una importante scenografia barocca attraverso cui veicolare nel mondo l´immagine di Giorgio nella sua scena modicana: la grandiosa scalinata con i suoi giardini verticali opportunamente restaurati e valorizzati nel pieno e concreto rispetto delle essenze arboree originarie e il prospetto del Duomo in cui la luce possa essere utilizzata come elemento scenico per enfatizzare e raccontare l’architettura e, a ben guardare, per raccontare anche un po’ più di Giorgio, come faceva Pietro con il suo fischietto per le stradine della città alta. Sarebbe bello pensare alla rampa come il luogo di ritrovo per tutti i cittadini negli spazi di sosta lungo tutto il percorso, terrazzato e odoroso di gelsomini ed erbe officinali, il vero salotto della Città!

Allora Modica potrebbe sviluppare una fiorentissima industria dello spettacolo effimero mettendo in campo le migliori maestranze artigianali da impiegare annualmente in tutti i settori dell´allestimento sotto la regia di grandi artisti di livello nazionale e interazionale, con la musica come elemento imprescindibile in tutte le sue forme e mezzi di esecuzione.
Un sogno bellissimo per Giorgio, per i Modicani, per la Città e per la Tradizione che, ricordiamolo (che si tratti di cioccolata o di pietre intagliate) è sempre un grande patrimonio che abbiamo il compito di trasferire alle nuove generazioni ma con il quale pensare non solo al passato ma soprattutto al futuro!