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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 825
MODICA - 05/01/2016
Attualità - Il già sovrintendente smentisce il suo successore poi dimissionario

Pace fa la "guerra" alla Celi su debiti fondazione

In ogni caso i tempi d’oro dell’omonimo e rinato teatro sembrano ormai ben lontani
Foto CorrierediRagusa.it

Alla fondazione Garibaldi in questo inizio d’anno non c’è proprio... pace. Un gioco di parole per evidenziare l’ultimo sviluppo sui presunti debiti dell’organismo scaturito dall’intervento del già sovrintendente Giorgio Pace, da noi contattato e che, in sostanza, smentisce il suo successore, ovvero la dimissionaria Simona Celi, sui debiti «ereditati». «Mi sono finora limitato a osservare da lontano e in silenzio le vicende che la fondazione ha attraversato dopo le mie dimissioni e le successive scelte politico-gestionali del sindaco Abbate – scrive Pace – ma tuttavia ora che mi si presenta l’occasione non posso astenermi dall’esigenza di ripristinare la verità storica dei fatti sottraendola una volta per tutte a questa girandola di commenti in cui ognuno sembra sentirsi libero di alterarla impunemente, quasi scommettendo che tanto non è rimasto nessuno a conservarne la memoria. La signora Simona Celi, nel tentativo di giustificare il suo fallimento nella gestione della fondazione – prosegue Pace – maldestramente ne rimanda le responsabilità indietro, alla nostra gestione, tornando con recidività sull’errore commesso il giorno del suo insediamento. Se allora si poteva permettere di parlare senza cognizione di causa, oggi di certo non le si può perdonare di sostenere di aver ereditato un debito di 100 mila euro e di aver trovato un teatro senza abbonati. Questo era l’unico passaggio davvero eclatante della sua dichiarazione di dimissioni resa nota a suo tempo.

E forse è vero che la colpa del suo fallimento è mia – specifica Pace non lesinando ironia – ma non certo per i debiti inesistenti che lei gonfia di qualche zero ad ogni comunicato: semplicemente perché i suoi risultati non reggono il confronto. Mi tocca dunque insistere nel ricordare – prosegue Pace – che noi abbiamo lasciato conti perfettamente a posto, con bilanci certificati da un importante studio professionale, ma soprattutto dando conto e ragione per quattro anni al consiglio d’amministrazione e all’opinione pubblica di ogni singolo euro incassato e speso.

L´intensa attività artistica svolta durante la mia gestione e pari a 170 spettacoli con oltre 34 mila spettatori, grazie anche alla collaborazione del direttore artistico Andrea Tidona e del vicepresidente Enzo Ruta, non la può cancellare né la signora Celi, né improvvisati e sconosciuti ragionieri che oggi si aggirano confusi per il teatro, sconoscendolo totalmente. Così come nessuno può cancellare la verità che questo è stato possibile per merito dell’impostazione di autonomia, innanzitutto finanziaria, del teatro Garibaldi dal comune che abbiamo rivendicato – conclude Pace – anche grazie alla volontà stessa del sindaco di allora Antonello Buscema e del suo consulente culturale Antonio Sichera».

Sta forse nelle ultime righe la verità di fondo dello stato attuale della Fondazione. Questa dovrebbe godere di autonomia gestionale e soprattutto artistica, senza ingerenze della politica e degli amministratori pro tempore. Non è stato così sin dall´avvento dell´attuale amministrazione con suggerimenti, indicazioni pressanti e indirizzi suggeriti sulla base di non si sa quale competenze. La Fondazione è andata avanti finchè ha potuto, ha cercato di trovare un punto di equilibrio ed ha chiesto le risorse promesse per andare avanti senza ottenere risposte. Tocca ora all´attuale direttivo, di cui, sarà bene ricordare, solo presidente e direttore artistico sono di nuova nomina, dimostrare la capacità di scelta senza essere condizionati dalla politica per poi assumersi le eventualità dell´eventuale fallimento o dei successi conseguiti. Dirigere per conto terzi è sempre una scommessa in partenza perdente.

LA VERSIONE DI SIMONA
Simona Celi non ci sta. Non vuole fare da capro espiatorio per la più recente e anche attuale gestione della Fondazione Teatro Garibaldi. Il passaggio dalla gestione Celi, che si è dimessa dopo tre anni di responsabilità alla guida del teatro, e l´attuale Cda al cui vertice siede oggi Tonino Cannata e come direttore artistico Carlo Cartier, non è indolore perchè alla Celi non va di essere additata quale responsabile di una gestione che ha prodotto quasi 60 mila euro di passività. Simona Celi ha deciso di uscire dal suo silenzio e dice: "Mi sembra veramente bieco, aberrante, in malafede e un po’ maschilista, voler far credere che la responsabilità della situazione della Fondazione sia mia, così tanto per trovare un capro espiatorio di comodo. Io ho speso per le stagioni teatrali quanto messo in bilancio e quanto datomi in dotazione durante i Cda in cui era presente tutta la struttura amministrativa della Fondazione. Non ho mai sforato di un centesimo rispetto alla dote fornitami dai sostenitori della Fondazione. Bisogna chiarire un passaggio: venendo meno il contributo del Comune per parte del 2014 e per l’intero del 2015 è ovvio che il bilancio consuntivo di una stagione non riuscisse più a coprire le spese fatte.

Consideriamo inoltre che quando sono arrivata ho anche ereditato circa 100 mila di debiti già presenti. Quanti giorni ho trascorso nell’angoscia chiedendo come avremmo fatto a quelle stesse persone che adesso parlano di nuovo percorso. Ho preso un teatro che non aveva un abbonato. Ad oggi la quota abbonamenti è di circa 50 mila euro. Ho creato progetti nuovi, dato un’identità di teatro nazionale, restaurato il foyer, i camerini. Non ho mai preso un centesimo neanche di rimborso spese ma ho lavorato gratis per due anni. Ho lavorato da casa e dai luoghi in cui ero poiché non è mai arrivato in ufficio un computer sempre promesso. Ho utilizzato utenze private. Ho messo a disposizione amici, artisti, contatti, persone care come Andrea Giordana, a cui ho dovuto chiedere scusa per molti «incidenti accaduti», tra cui il progetto con le scuole. Ho perso molti rapporti personali e professionali a causa della difficile gestione della Fondazione".

La Celi parla anche di tanti altri progetti avviati tra cui il tanto strombazzato Tamo, collaborazione turistica tra Modica e Taormina, che non è mai riuscito a partire. Tanti progetti che sono naufragati per la mancanza delle risorse che l´amministrazione avrebbe dovuto assicurare e che non sono mai arrivate. Poi il punto di no ritorno perchè è diventato difficile andare avanti con le compagnie della scorsa stagione che reclamano ancora un terzo delle loro spettanze e gli abbonati ancora in credito con uno spettacolo. Alle tante e continue rassicurazioni provenienti da palazzo S. Domenico non è stato mai dato seguito e le dimissioni sono state quasi un atto "dovuto". All´attuale Cda toccherà risolvere il nodo del rapporto con palazzo S. Domenico, assicurarsi che alle parole seguano i fatti. Anche se qualcuno sospetta che l´autonomia artistica e professionale della Celi si sono scontrate con i progetti di un sindaco che è voluto intervenire su tutto e tutti per fare della Fondazione l´ennesimo strumento di consenso.

Nel fotomontaggio in alto Giorgio Pace e Simona Celi al teatro Garibaldi


Intenso?
05/01/2016 | 8.32.08
Ramsay Gilderdale

170 spettacoli in 4 anni, una media di 43 all´anno. 35000 spettatori per 170 spettacoli - una media di 205 per ogni evento. Un periodo artistico intenso? Come diceva il primo ministro britannico Disraeli - ci sono le bugie, le maledette bugie e le statistiche.
L´unica cosa chiara di queste botte e risposte è che la Fondazione non debba essere dipendente sui fondi dal comune e sulle scelte dei politici. Non è un pallone politico passato dall´uno ad altro con ogni cambio al municipio.