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MODICA - 07/09/2015
Attualità - Le cosiddette suore della Badia sloggiano dalla sede storica

Chiude a Modica il convento delle suore carmelitane

Il quartiere della Vignazza tenta di opporsi Foto Corrierediragusa.it

C´è subbuglio a Modica a seguito della chiusura del Convento delle Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Gesù Bambino, che in città sono comunemente chiamate le "Suore della Badia". Dopo la petizione di circa trecento firme inviata ai massimi vertici della congregazione religiosa e al Vescovo di Noto, quale presidente dell´Opera Pia San Francesco Saverio proprietaria dell´immobile che ospita la religiose, alzano la voce molti residenti dello storico quartiere Vignazza. "E´ difficile immaginare la Via S.Margherita, senza la presenza delle Suore della Badia - dice Francesco Galazzo - Un Istituto che ha contribuito a fare la storia del quartiere formando sin da piccoli tanti che oggi rappresentano la classe Dirigente della Città. E’ indispensabile che questo quartiere perda un così importante presidio. Si parla tanto dello svuotamento dei quartieri storici ma nello stesso tempo si opera affinché questo avvenga. Faccio appello a quanti hanno la voglia, il potere ed i mezzi, per evitare questo «scippo» nei confronti di un Quartiere che ha bisogno di questa presenza, anche se ci fosse un solo bambino iscritto alla scuola materna". Una luce di speranza viene intravista quando si è saputo che oggi a capo dell´organismo religioso nazionale e´ Suor Donatella Cappello, modicana, addirittura nativa del quartiere Santa Margherita, che fa ben sperare in un passo indietro.

"Chi meglio di Suor Donatella, attuale superiora generale, che in quell’istituto ha visto gli albori della vita consacrata potrebbe relazionarsi con la superiora provinciale e farla desistere dalla decisione della chiusura del convento? - rileva Orazio Puglisi - E chi meglio di lei potrebbe illustrare le esigenze di un ricca platea di residenti che nelle suore carmelitane, unico istituto religioso nel vasto territorio della Vignazza, hanno condiviso una storia di umanità, di promozione e di spiritualità. Chi meglio di lei, incontrandosi coi parroci del quartiere, potrebbe individuare percossi di crescita, verificare possibilità pastorali «nuove» allo scopo di dinamizzare la missione nel nostro territorio e attorno all’istituto?

Chiudere la casa religiosa in questo quartiere, già carente di servizi e di testimonianza, significa non aver capito il messaggio e l’invito di Papa Francesco a non trascurare le «periferie» anzi viverle ed esplorarle" I problemi si sono accentuati dopo la morte di due consorelle anziane giacche´ grazie alle loro pensioni si riusciva, in qualche modo, a sopperire ai disagi gestionali.