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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:35 - Lettori online 697
MODICA - 26/07/2008
Attualità - Modica - Dovrebbe a breve diminuire il numero di 45 chiese attive

Modica patria dei preti: sono 26 distribuiti tra 32 parrocchie

Il Vescovo Mariano Crociata ha proposto l’accorpamento Foto Corrierediragusa.it

32 parrocchie per 45 chiese e ben 26 preti. Numeri da capogiro per Modica che, su una base di 54mila abitanti, conta su circa un terzo del presbiterio della diocesi di Noto, che ingloba nove comuni di due province (Ragusa e Siracusa) per otto vicariati. In altre parole, il clero della diocesi netina non è distribuito in maniera uniforme.

Un dato di fatto che ha indotto il vescovo Mariano Crociata a porre rimedio a questa situazione, con l’accorpamento delle parrocchie. In questo modo i preti «in eccesso» saranno dirottati altrove, eliminando questo abissale divario che ha finora visto Modica recitare la parte del leone in ordine alla consistenza del presbiterio. Un dato per tutti: Modica conta sul triplo dei sacerdoti rispetto, ad esempio, a Scicli che, su una base di 28mila abitanti, conta su appena otto parroci, comprese le parrocchie delle borgate.

Monsignor Crociata intende nei prossimi mesi procedere ad un riordinamento che interessi tutti i comuni di competenza della diocesi: per il Siracusano Noto, Avola, Rosolini, Pachino e Portopalo (questi ultimi due centri accorpati in un unico vicariato). Nel Ragusano Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo. Proprio per la particolare situazione di Modica, è da questo centro che comincerà l’operazione accorpamento. La maggior parte delle parrocchie più grosse non avvertirà alcun cambiamento tangibile. In sostanza, per i fedeli non cambierà nulla.

Qualche novità interesserà invece le chiesette più piccole o quelle di più recente istituzione, che sarebbero inevitabilmente soppresse. Un «pool» ristretto di preti, difatti, non potrebbe mai gestire un numero di chiese così elevato, e qualche taglio andrà di certo effettuato. Si comincerà dal centro storico, di cui si discuterà nella riunione convocata per la prossima settimana. Il Vescovo, ribadendo la priorità di ridurre il numero di parrocchie per ridistribuire in maniera ottimale il clero della Diocesi, ha tuttavia lasciato ampi margini di manovra ai preti, che dovranno trovare un accordo tra loro.

Le prime ipotesi parlano della sopravvivenza delle chiese più rappresentative che, a sorpresa, contano invece su un numero molto ristretto di parrocchiani. A Santa Maria, appena 400 parrocchiani, dovrebbero essere accorpate le parrocchie di Santa Margherita e della Catena (rispettivamente mille e 900 parrocchiani), come già avviene di fatto.

La Madonna delle Grazie (mille 579 fedeli) ingloberebbe il Santissimo Salvatore (mille 500). La chiesa madre di San Pietro, che conta su appena 500 fedeli assidui, dovrebbe inglobare la Madonna del Carmine, che conta invece su mille 800 parrocchiani, più del triplo rispetto a San Pietro. E qui comincerebbero i primi dolori. Mentre le altre chiese, nonostante l’accorpamento, continuerebbero comunque a rimanere attive, in quest’ultimo caso almeno un taglio sarebbe inevitabile: quello della chiesa nuova di via Tirella che fa capo proprio al Carmine e che serve una popolosa area.

Come la prenderebbero i fedeli? In centro storico resterebbe autonoma la parrocchia di Sant’Anna, al quartiere d’Oriente, così come la parrocchia di Frigintini. A Modica Alta resterebbero attive le chiese di San Giovanni, San Giorgio e Maria Ausiliatrice, mentre chiuderebbero quelle di Sant’Antonino e San Teodoro. Molto più complicata la situazione al popoloso ed esteso quartiere Sorda. Ovviamente resterebbe intoccabile la parrocchia del Sacro Cuore, che dovrebbe vedersi accorpare le parrocchie di San Luca e del quartiere Treppiedi.

Forse manterrebbe la propria autonomia la parrocchia della Santissima Trinità, che ingloberebbe quella vicina di San Filippo. I preti, compreso il vicario foraneo, preferiscono al momento non pronunciarsi. Una curiosità: ogni prete percepisce uno stipendio che oscilla dalle mille 100 alle mille 500 euro, tramite l’otto per mille della Cei (Conferenza episcopale italiana) che determina l’entità dei fondi in relazione al numero di abitanti di ciascuna diocesi.

(Nella foto in altro la chiesa di San Giorgio)