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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1567
MODICA - 05/08/2015
Attualità - Il gruppo Laboratorio Scicli va al contrattacco e chiede giustizia

Depuratore sequestrato: "Modica dovrà risarcire Scicli"

Anche il Meet up di Modica del M5S fa sentire la sua voce Foto Corrierediragusa.it

Il gruppo Laboratorio Scicli si ribella e chiede conto e ragione all´amministrazione comunale di palazzo S. Domenico sul reale livello di funzionamento del depuratore di contrada Fiumara (foto) dopo il sequestro deciso dal gip nell´ambito dell´inchiesta della procura di Ragusa per smaltimento illecito di reflui non trattati in aree di interesse comunitario. Mentre la vicenda va avanti dal punto di vista giudiziario Rita Trovato, coordinatrice del Gruppo Laboratorio dà voce alla sua comunità alla luce delle risultanze delle analisi delle acque presso la Conca del Salto e alla foce del torrente Modica Scicli in contrada Arizza, dove gli effetti della mancata depurazione dell´acqua sono evidenti. La Trovato era anche intervenuta in modo piuttosto severo nel corso della seduta aperta del consiglio comunale di Modica chiamando alle loro responsabilità gli amministratori modicani. Dice Rita Trovato: "Il danno ambientale perpetrato al territorio sciclitano, mi riferisco a contrada Arizza e alla sorgente del Salto di Lepre, non può passare inosservato e nel silenzio, come è stato nell´ultimo anno.

Il Comune di Modica - continua la Trovato - dovrà dare risposte con riguardo alle singole responsabilità di tale fatto gravoso e dovrà, nel caso venissero accertati danni ambientali irreparabili, risarcire la città di Scicli. Ricordo che Modica ha già un ingente debito non onorato nei confronti di Scicli e a quella mancanza aggiunge ancora danno e beffa. È arrivato il momento di dire basta, di alzare la voce e prendere ciò che ci spetta. Il Gruppo Laboratorio Scicli non abbasserà la guardia. Auspico a breve un incontro con il Prefetto, i Commissari e tutte le Autorità competenti in materia, affinché gli sciclitani abbiano la certezza che, nonostante il sequestro, nel rispetto del naturale corso delle indagini della magistratura, il depuratore non arrechi - conclude la Trovato - altro inquinamento al danno già accertato».

Anche il Meet up di Modica del M5S fa sentire la sua voce chiedendo al sindaco di prendere atto della gestione fallimentare del depuratore e di mettere in atto le proposte avanzate dal M5S in sede di consiglio comunale. Dice il M5S: "Invitiamo il sindaco a mettere al centro della sua azione, non l´inchiesta, ma la soluzione, velocizzando tutte le fasi per realizzare gli interventi strutturali di cui si è parlato e porre fine quanto prima al problema degli sversamenti selvaggi in contrada Fiumara".

GRAVISSIMO DANNO ALL´IMMAGINE DELLA CITTA´ DI MODICA
Un danno grave, anzi gravissimo, all´immagine della città di Modica proprio nel periodo estivo quando i turisti abbondano. E´ il danno causato dal sequestro del depuratore di contrada Fiumara. Secondo il consigliere comunale Vito D´Antona di Sel e del gruppo consiliare del Pd, il sindaco doveva pensare prima al da farsi, invece di ridimensionare la gravità dei fatti e sostenere ancora fino a pochi giorni prima del sequestro che la struttura funzionava. La realtà, stando alle indagini della polizia provinciale, parla invece di reflui non trattati e scaricati in maniera illecita nel torrente Modica-Scicli, peraltro di interesse comunitario. E non solo. "Il sequestro preventivo del depuratore di Modica disposto dalla Procura della Repubblica di Ragusa - dice D´Antona - mette in allarme i cittadini di Modica e Scicli e gli abitanti della Fiumara, provocando un danno di immagine alla città senza precedenti. La stringata risposta del Sindaco, tendente a contestare il sequestro, appare inadeguata: al di là della vicenda giudiziaria la città pretende da chi ha responsabilità di governo un depuratore che funzioni. Non è una novità che da mesi consiglieri comunali, cittadini della Fiumara, movimenti politici, sindacati e il Comitato di quartiere denunciano pubblicamente un malfunzionamento del depuratore con ripercussioni negative sull’ambiente circostante; perfino un apposito sopralluogo di parlamentari ed una seduta aperta del Consiglio Comunale. Ci chiediamo se era scontato che la vicenda avesse tale epilogo e se chi aveva il dovere di ascoltare e di intervenire ha esercitato fino in fondo il suo ruolo.

In questa direzione confermiamo che la posizione che ha tenuto fino ad oggi il sindaco in questa vicenda ci appare sbagliata: alle denunce documentate, invece di ascoltare, documentarsi, approfondire e proporre eventuali soluzioni, come farebbe un amministratore accorto, abbiamo assistito ad assunzione di posizioni di volta in volta differenti, dalla sottovalutazione alla negazione del problema, alla indicazione di soluzioni apparentemente improvvisate e prive di fondamenti tecnici. Ma non può finire qui: il sindaco e la sua Amministrazione, a prescindere dal corso e dall’esito della indagine giudiziaria rivolta ad individuare responsabilità su eventuali ipotesi di reato, hanno il preciso dovere di chiarire alla città la reale situazione del depuratore: si certifichi tecnicamente e al di sopra di ogni dubbio che esso funziona o, se, come purtroppo potrebbe essere, ne è accertato il malfunzionamento, si ha il dovere di indicare delle soluzioni immediate.

Il Partito democratico dichiara invece che "Tanto tuonò che piovve.
Infatti, la notizia negativa di questa torrida estate - si legge nel comunicato del Pd - è quella del sequestro del depuratore a seguito delle innumerevoli segnalazioni di malfunzionamento. Nutriamo il massimo rispetto per l’attività della magistratura e per i risultati cui perverranno le indagini, ma sin d’ora ci assumiamo la responsabilità di affermare che l’attività giudiziaria nel caso in questione non può rappresentare una vittoria per una parte politica a scapito di un’altra né ridursi a un duello a suon di carte bollate. Accertare in modo chiaro l’esistenza di danni ambientali è casomai una sconfitta per tutti, perché l’ambiente riguarda tutti e tutti siamo chiamati a trovare una soluzione. Le recenti iniziative giudiziarie devono quindi essere intese un forte invito perché la politica riprenda il ruolo che le è proprio ossia quello di trovare soluzioni ai problemi.

E’ noto che parecchi depuratori della provincia sono tacciati di malfunzionamento e di conseguente inquinamento ambientale e che gli effetti di questo ricadono sull’intera area provinciale e specificatamente sulla fascia costiera. Il compito delle forze politiche dell’intera provincia non è quello di minimizzare o nascondere le deficienze dei propri impianti e addossare ad altri le responsabilità ma quello di procedere, per il tramite di esperti, a un serio monitoraggio di tutti gli impianti individuandone i limiti e i conseguenti interventi strutturali necessari. E’ probabile, infatti, che gli impianti non siano più adeguati al numero di abitanti serviti e alla loro diversa distribuzione sul territorio e che quindi serva una politica che preveda non solo l’adeguamento degli impianti esistenti ma anche la costruzione di nuovi per un più efficiente trattamento dei reflui.

Tutto ciò si può stabilire solo se, smessi i ruoli di contrapposizione (anche campanilistica), le classi politiche dirigenti affrontino il problema seriamente e con la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è un’esigenza prioritaria che prescinde dal colore delle casacche e dai confini comunali.
Come Pd di Modica - chiude il comunicato - ci faremo portatori di questa proposta agli altri circoli della provincia e presso i nostri deputati regionali e nazionali e nello stesso tempo rinnoviamo l’invito all’amministrazione comunale a richiedere un incontro in prefettura con gli altri comuni della provincia per cominciare a monitorare la situazione dei depuratori della provincia.

IL SINDACO SI OPPONE AL SEQUESTRO E PROMUOVE 2 RICORSI
Due ricorsi voluti sindaco di Modica Ignazio Abbate avverso il sequestro del depuratore di contrada Fiumara per il malfunzionamento causa di inquinamento di siti di interesse comunitario. L’ufficio legale del comune ha approntato un primo ricorso per il dissequestro dell’impianto e un secondo al Tar di Catania contro il provvedimento che impedisce lo scarico delle acque depurate nel torrente Fiumara. «Mi sembra non condivisibile la decisione del gip di operare il sequestro del depuratore perché l’impianto – dice Abbate – dopo essere stato sottoposto ad interventi strutturali con i fondi regionali e secondo le normative vigenti, non presenta situazioni tali da rendere necessario il provvedimento». Giova ricordare che il sequestro è solo cartolare, nel senso che non implica la chiusura o la limitazione del funzionamento dell’impianto e non a caso sono stati nominati custodi giudiziali due degli indagati: Antonio Guastella, presidente della SpM che gestisce l’impianto, e il direttore tecnico Salvatore Vindigni.

SEQUESTRO PREVENTIVO E INDAGATI CUSTODI
Sequestro preventivo per il depuratore di contrada Fiumara a Modica. I sigilli alla struttura sono stati apposti in mattinata dalla polizia provinciale che ha nominato custodi giudiziali due degli undici indagati, già raggiunti da avviso di conclusione delle indagini: si tratta di Antonio Guastella, presidente della SpM Servizi per Modica che gestisce l’impianto, e del direttore tecnico della struttura Salvatore Vindigni. Alle operazioni di sequestro ha preso parte, tra gli altri, l´avvocato Ignazio Galfo. E’ questo l’epilogo della prima fase dell’inchiesta della procura di Ragusa che ipotizza, tra le altre cose, l’illecito smaltimento dei reflui non trattati. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di inquinamento e disastro ambientale, abuso d’ufficio ed omissioni in atti d’ufficio. Il sequestro dell’impianto è solo cartolare, e non materiale, nel senso che la struttura continuerà regolarmente a funzionare per non arrecare ulteriore danno ai residenti di Modica e Scicli, i cui territori risulterebbero inquinati dal cattivo funzionamento del depuratore, sottodimensionato rispetto al reale fabbisogno. Non a caso i reflui non trattati sarebbero stati sversati nel torente Modica – Scicli, inquinando le falde acquifere ed i terreni del Modicano e dello Sciclitano, arrivando con buona probabilità fino alla spiaggia di Arizza, il cui mare risulta essere fortemente inquinato, stando ai dati di Goletta Verde, secondo cui pure Marina di Modica è a rischio inquinamento.

La polizia provinciale ha quindi eseguito il provvedimento di sequestro preventivo deciso dal gip del tribunale di Ragusa Andrea Reale, su richiesta del sostituto procuratore Gaetano Scollo. Le indagini, partite da un esposto in procura, sono state svolte dal nucleo di polizia ambientale della polizia provinciale in collaborazione con l’Arpa di Ragusa. Il gip, si legge nell’ordinanza, «Ha ritenuto sussistere l’astratta sussumibilità del fatto relativa ai reati ipotizzati di illecito smaltimento di rifiuti liquidi, costituiti da acque reflue non trattate, direttamente nell’alveo dello stesso torrente, ovvero un corso d’acqua di interesse comunitario,, così da creare una situazione di grave pericolo di inquinamento per l’ambiente ed in particolare per il corso d’acqua quale corpo recettore, ipotizzandosi così la violazione del testo unico ambientale, del codice dei beni culturali e del paesaggio (alterazione e danneggiamento del corso d’acqua su un bene paesaggistico), nonché il deterioramento delle acque destinate alla pubblica utilità oltre all’offesa e molestia nei confronti della collettività».

Le indagini, condotte per diversi mesi, hanno consentito di scoprire, in una prima fase, scarichi di acque reflue non trattate direttamente nel torrente, ivi convogliate tramite bypass ad attivazione manuale. In un secondo momento è stata rilevata «L’indebita (rectius non autorizzata) appostazione di una tubazione in polietilene interna all’impianto ed in uscita dall’unità di stacciatura e recapitante nel pozzetto bypass dell’unità di clorazione», in un punto a valle del pozzetto di ispezione utilizzato per i campionamenti dell’Arpa. I dati analitici, risultanti dai controlli della polizia provinciale e dalle analisi tempestivamente eseguite dall’Arpa sui campioni delle acque in uscita dall’impianto in questione (confrontati con i campioni prelevati a monte del depuratore), hanno permesso di evidenziare il superamento dei limiti dei parametri di legge stabiliti dal testo unico ambientale, così da creare una situazione di grave pericolo di inquinamento per l’ambiente circostante e di danno ambientale.

I due soggetti indagati già raggiunti da avviso di conclusione delle indagini, ovvero i già citati Guastella e Vindigni, come accennato stati nominati custodi dell’impianto sequestrato, con l’onere di assicurare la continuità nell’espletamento del servizio pubblico, anche al fine di eliminare definitivamente le disfunzioni riscontrate nell’impianto di depurazione. Soddisfazione è stata espressa dal consigliere comunale del Pd Ivana Castello, che da mesi ha seguito le varie fasi delle indagini, evidenziando fin da prima dell’esposto in procura il malfunzionamento dell’impianto e lo sversamento nel torrente dei reflui non trattati, con tanto di dati alla mano, foto e video in loco.

Anche i grillini si erano interessati della vicenda ed esattamente un mese fa era stato effettuato un sopralluogo nella struttura da parte della senatrice Cinque Stelle Ornella Bertorotta, al termine di cui il sindaco di Modica Ignazio Abbate si era vantato asserendo che il depuratore era il migliore del territorio ibleo. Questi ultimi fatti giudiziari lo smentiscono clamorosamente, semmai ce ne fosse stato bisogno.