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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 944
MODICA - 12/06/2014
Attualità - Il modello Ragusa si confronta col futuro

Libero consorzio e il passato che non torna

Diverse le opinioni su un tema molto complesso Foto Corrierediragusa.it

Il dibattito sui Liberi Consorzi ha registrato negli ultimi giorni numerose prese di posizione, talune davvero scomposte e facili all´ insulto personale perchè povere di argomentazioni. Con ben diverso tono e stile si esprimono per fortuna altri interlocutori, a cominciare dal senatore Concetto Scivoletto, persona educata e di provata esperienza parlamentare. La sua tesi è nota: occorre salvaguardare l´unità dell´ ex- Provincia e magari allargarne i confini, per mantenere i risultati conseguiti dall´ economia iblea ed evitare l´isolamento politico di Modica. L´argomentazione è ragionevole, ma a mio avviso merita alcune osservazioni e approfondimenti. In primo luogo la pretesa unità della Provincia resta forse un lontano ricordo degli anni ´70/80, quando forti partiti di massa (DC e PCI su tutti ) dettavano l´agenda politica del territorio. Da un quarto di secolo ormai sono scomparsi partiti e programmi, ed i dodici "campanili" sono andati ognuno per i fatti propri senza che le istituzioni locali ( Amministrazione provinciale in testa ) abbiano mai realizzato sistemi efficaci di programmazione delle risorse e dei servizi. Cito per tutti l´Ato Ambiente, l´Ato idrico, le scelte dell´ASP, la gestione dei Fondi Insicem, la valorizzazione dei Beni culturali e del Turismo : in tutti questi ambiti il livello di efficienza e di efficacia della concertazione istituzionale è stato quasi nullo : una vera Caporetto. Richiamarsi ad un´ unità fittizia, ma nei fatti raramente praticata, rischia di ridursi ad un´esortazione romantica.

In secondo luogo lo stesso sen. Scivoletto è costretto ad ammettere l´egoismo territoriale del Capoluogo, la cui classe dirigente ha fatto quadrato da sempre per concentrare in maniera abnorme su Ragusa ruoli direzionali e flussi finanziari a scapito delle altre città. Su questo punto noto una ritrosia diffusa a confrontarsi su dati e cifre, quasi a rimuovere uno dei nodi cruciali da valutare. In un recente e lucido articolo il Prof. Saverio Terranova ne ha fatto un lungo e documentato elenco ed invito i lettori a prenderne visione. Purtroppo è mancata un´ autorevole leadership delle istituzioni provinciali, alcuni segmenti municipali della classe politica hanno fatto i furbi e gli effetti devastanti si sono accumulati nel tempo. Non si comprende a questo punto quando, come e chi potrebbe avere la forza politica di ribaltare una consolidata tradizione , se non una diversa configurazione territoriale e amministrativa. Quali gruppi dirigenti oggi sarebbero in grado di mediare soluzioni di riequilibrio funzionale delle città iblee? Chi dovrebbe battere i pugni sul tavolo ? Forse i Parlamentari che sono scomparsi per paura delle modifiche ai collegi elettorali? L´Ente Provincia che non esiste più? La Prefettura che sta per essere cancellata ? In realtà, nel vuoto politico lo strumento legislativo dei Liberi Consorzi resta l´unica opportunità per riaprire una vera contrattazione politica tra le città e i loro Sindaci ( ormai unici rappresentanti legittimati ) e tentare di ricostituire l´ "intelligenza collettiva" delle popolazioni sulla base di progetti condivisi e strategie comuni.

In terzo luogo queste accuse incrociate e ingenerose di "campanilismo" fanno perdere di vista il dato più allarmante che ormai è sotto gli occhi di tutti e che non può essere sottaciuto nella discussione sui Liberi Consorzi. Il recente Rapporto di Confindustria Sicilia ci conferma uno scenario drammatico, collocando l´ex Provincia di Ragusa all´ ultimo posto in Italia per "attrattività" sulla scorta di precisi indicatori : dotazione di infrastrutture, funzionamento delle istituzioni, andamento dell´economia, sanità e pubblica istruzione, innovazione e ricerca, sistema creditizio, mercato del lavoro. La Sicilia è penultima nella graduatoria delle Regioni italiane, Palermo si ritrova nella posizione 62, Catania al 75° posto, Siracusa al 79°, Caltanissetta al 89°, Messina al 93°, Agrigento al 94°, Trapani al 96°, Enna al 102°, Ragusa fanalino di coda. L´evidenza delle cifre, nella loro cruda realtà, svela il disastro politico e sociale dell´ ultimo ventennio, quando abbiamo perso tutte le opportunità di crescita legate allo sviluppo delle piccole e medie imprese e dell´agroalimentare. Fuori dalla consueta retorica, il "modello Ragusa" non esiste più, svuotato dalla crisi generale ma anche fatto fuori e tradito dalla mancanza di "governance" e di strategie politiche. Mi chiedo perciò quali orizzonti offra un Consorzio che riproponga l´attuale assetto territoriale e gli stessi equilibri di potere che hanno provocato il declino ibleo. Un tuffo nel passato, senza idee e prospettive credibili.

Uscire dall´assedio soffocante del passato, liberarsi dai vecchi e inconcludenti apparati , aprire piste di cambiamento, sperimentare modelli più flessibili e trasparenti di codecisione democratica , fare entrare aria fresca nella politica locale e riempire di senso lo "stare insieme" delle comunità : il Libero Consorzio del Val di Noto rappresenta una speranza e una sfida al futuro, perché richiede una nuova architettura istituzionale, una sostanziale parità di ruoli e attribuzioni fra le città aderenti , una differente articolazione dei sevizi, una chiara scelta di mirati obiettivi di crescita. Sinceramente questo psicodramma melenso sul ruolo di Ragusa, se debba restare dentro o fuori dal Libero Consorzio, mi sembra un alibi per creare steccati e contrapposizioni. Anche l´allarmismo fasullo sull´isolamento di Modica o le accuse pretestuose nei confronti del Sindaco Abbate appaiono ingiustificate, se non strumentale per lasciare le cose così come sono adesso. La soluzione peggiore.

Ma oggi il tempo delle rendite di posizione è finito. Senza rimpianti. Ragusa è una bella e importante città, decida quale ruolo si vuole intestare nell´ottica del cambiamento, le sue classi dirigenti assumano una vera e credibile iniziativa politica, che non sia quella dei consueti "tavoli" del nulla, delle fedeltà a "scatola chiusa", o peggio, dei traccheggi sottobanco. Se però l´ iniziativa tarda a decollare, se addirittura si perde tempo con lo scoperto disegno di bloccare ogni alternativa e garantirsi lo status quo, allora Modica ha il diritto e il dovere di costruire una diversa aggregazione territoriale, di avviare un altro progetto di "governance", interpellando i cittadini con pubblici dibattiti, con delibere consiliari, ed infine con lo strumento del referendum confermativo. Anche questa è una stranissima storia : proprio autorevoli esponenti della sinistra iblea ( e anche alcuni Sindaci del comprensorio ) rifiuterebbero di fare esprimere liberamente i cittadini, ritenendo di essere gli esclusivi e giacobini interpreti della volontà popolare. Ma della democrazia non si può avere mai paura.


PROTAGONISMO
16/06/2014 | 13.14.47
Emanuele

Caro prof. Barone, con può confondere gli insulti con la difesa, anche energica, della verità. E´ enormemente falsa l´affermazione " ... l´egoismo territoriale del Capoluogo ...": ricordo per l´ennesima volta al prof. Barone, che l´influenza politica modicana è sempre stata predominante. Ma lui lo sa benissimo, fa solo finta di non saperlo. E perché fa finta di non saperlo? Per puro protagonismo e desiderio di divisione, ovvero campanilismo. Professore finiamola con questa ipocrisia, chiamiamo le cose col loro nome. Volete la divisione facendo aumentare la spesa pubblica con la creazione di un altro Ente.


speranza
13/06/2014 | 18.18.58
Sergio Trovato

Non mancano le occasioni e le argomentazioni dello «stare insieme» per sperimentare nuove architetture e nuove agende politiche. Agricoltura, turismo, questioni ambientali , dal Parco degli Iblei, alla gestione dei rifiuti, passando per trivellazioni, bacino idrico, ecc.. Ma prima si tratta di capire e di fermare questa frantumazione, questo «spappolamento» in atto tra Comuni e all’interno di essi. Una disgregazione economica, sociale e culturale che diventa negazione appunto dello «stare insieme». Ognuno per se … porta solo una conflittualità permanente e successivamente depressione ed arretratezza. Questo livello di discussione viene prima della politica e su questo livello dobbiamo misurare le capacità e le volontà in campo.


condivisione
13/06/2014 | 12.53.21
michele

Caro Professore, il Suo intervento odierno mi ha convinto pienamante.
Ritengo che sia la base su cui tutti possano serenamente e - educatamente- interloquire


Belle parole ed alti concetti
12/06/2014 | 11.01.30
Francesco

Alti concetti, come si conviene all´autore, ma ora qualche osservazione terra terra.
a) in democrazia si sceglie: se Scicli, Ispica e Pozzallo non vogliono nè ritengono conveniente andare con e sotto Modica, hanno tutto il diritto di farlo;
b) negli ultimi 25 anni della descritta costante decadenza economica della provincia di Ragusa, tra i parlamentari regionali e nazionali sono stati di più i modicani o i ragusani?
c) un esempio di pessima gestione modicana: il servizio di trasporto pubblico tra Ragusa, la parte orientale della provincia e Siracusa: viaggiare in autobus o in treno è un´impresa. Provino i prof. Barone e Terranova, in compagnia per tempi e le attese, a viaggiare in autobus da Donnalucata a Marina di Ragusa (6 KM di distanza - niente autobus diretti), via Scicli, Modica e Ragusa o a raggiungere in treno Ragusa da Siracusa, con l´ultimo treno che si ferma a Modica alle 21.10 (per Ragusa ed oltre si prosegue a piedi, altro che favorire i flussi turistici).
Questo perché l´agenzia AST ha sede a Modica, dov´era anche il deposito locomotive delle FS, col risultato di una provincia trasportisticamente spaccata in due per la gestione modicanocentrica del trasporto "orientale".
d) cosa accomuna Cassaro e Ferla a Modica più della vicina Giarratana?
e) Il costituendo consorzio punterà sul turismo (sarà guerra tra poveri): lo farà incidendo sui problemi reali, o facendo indossare ai sorveglianti delle toilette pubbliche i costumi della tradizione contadina modicana?