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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1206
MODICA - 13/05/2014
Attualità - Dice Uccio Barone: "Per la prima volta l’organizzazione dei territori parte dal basso"

Liberi Consorzi: luci e ombre su riforma

Ritenuta urgente la necessità di prorogare di alcuni mesi i termini di legge, per dare maggior respiro alle complesse procedure e ai percorsi istituzionali Foto Corrierediragusa.it

La legge regionale n.8 che istituisce i Liberi Consorzi è un provvedimento sicuramente innovativo. L´impronta riformatrice e democratica appare evidente : abolite le Province, nello spirito dello Statuto autonomistico della Sicilia, per la prima volta le popolazioni possono scegliere come e con chi aggregarsi sul piano territoriale per raggiungere obiettivi di sviluppo condivisi e modelli più " "leggeri" di gestione amministrativa, nel rispetto delle rispettive identità storico-culturali. Per la prima volta l´organizzazione dei territori parte dal basso, dai cittadini, superando l´ impianto centralistico e burocratico delle Province sabaude e fasciste sopravvissute fino ad oggi. Unioni libere di comunità civiche, tra loro legate da un nuovo "patto costituente" basato sulla partecipazione e sulla sostanziale parità di ruoli e funzioni. All´ opposto delle vecchie Province, i cui capoluoghi hanno nel tempo creato un dannoso dualismo con le altre città, concentrando in modo abnorme risorse finanziarie, apparati, potere politico. Ragusa e Siracusa non hanno fatto eccezione : la prima ha abbondanato al degrado il comprensorio netino e la connessa area montana a vantaggio di sè stessa e del polo petrolchimico Priolo-Melilli Augusta, la seconda non ha saputo mai coordinare le "dodici terre" limitandosi ad assorbire il maggior numero di funzioni e servizi.

Nello stesso tempo la legge 8 appare un condensato di contraddizioni e di confusione normativa. L´ARS di questi tempi non e´ certo un esempio di Parlamento virtuoso, il Governo Crocetta naviga a vista e senza maggioranza stabile, valanghe di emendamenti contrapposti rendono ambigui i provvedimenti approvati. Così e´stato anche per i Liberi Consorzi, frutto ancora acerbo dell´attuale crisi politica. In primo luogo la legge ha garantito l´esistenza delle vecchie Province : queste si trasformeranno automaticamente in Consorzi e non potranno scendere sotto la taglia dei 150 000 abitanti, coartando di fatto quella volontà popolare che la stessa legge avrebbe voluto esaltare . In secondo luogo sono stati posti paletti e limiti di ogni tipo per rallentare o impedire l´attuazione della riforma: i nuovi Consorzi , infatti, dovranno basarsi sulla contiguità territoriale, raggiungere la soglia minima di 180 000 abitanti, essere approvati dai rispettivi Consigli comunali con maggioranze qualificate di 2/3 dei consiglieri e ratificati da referendum confermativi . Il tutto entro sei mesi ! In terzo luogo la legge non dice nulla sulle attribuzioni e funzioni dei nuovi enti, rimandando a successivi decreti attuativi da emanarsi entro il prossimo ottobre; il che oggettivamente aumenta la confusione. Nè si comprende che fine facciano le istanze dei Comuni che deliberassero con ritardo , qualora le loro decisioni fossero in conflitto con la sopravvivenza "garantita" delle ex-Province : in tal caso occorrerebbe addirittura un registro regionale cronologico delle deliberazion! Infine, sono numerosi i deputati regionali pronti a boicottare la legge, dal momento che l´ eventuale nascita di Consorzi con Comuni a cavallo di ex-Province diverse modificherebbe i collegi elettorali, facendo saltare accordi politici e collaudate clientele. Molti punti interrogativi, dunque. Ritengo a questo punto urgente la necessità di prorogare di alcuni mesi i termini di legge, per dare maggior respiro alle complesse procedure e ai percorsi istituzionali.

Nonostante i limiti segnalati, la riforma risulta strategica nella rimodulazione degli enti locali e in sintonia col quadro leglislativo nazionale. Non sappiamo ancora quanti Liberi Consorzi nasceranno in aggiunta ai nove "garantiti", ma ad avere le maggiori chances di successo sembrano oggi le iniziative avviate da Marsala-Mazara, Sciacca, Gela,Taormina-area ionica, Modica-Noto.

Ho già espresso in precedenti articoli su questo giornale le ragioni che militano a favore di un Libero Consorzio del Val di Noto con Modica capofila. Non si tratta di "campanile" ( come ama ripetere chi è a corto di argomenti ), ma di logica politica e di analisi dei sistemi urbani. I comprensori modicano e netino hanno convenienza ad unirsi per realizzare un nuovo modello di programmazione territoriale, sganciato dalle burocrazie degli ex- capoluoghi e centrato sul trinomio virtuoso BeniCulturali/Turismo/Agroalimentare di qualità.
Se si confrontano i sistemi produttivi locali, infatti, si potrà notare come nel Sud-Est dell´isola non esistano consolidate polarità territoriali (come nel caso delle città metropolitane) ma si configuri piuttosto un "policentrismo urbano", che conta circa 400 000 abitanti e organizzato su quattro sottosistemi: 1) quello lineare Ragusa-Comiso-Vittoria-Acate-S.Croce orientato verso ovest ; 2) l´area montana iblea nei due versanti occidentale e orientale (da Chiaramonte , Monterosso, Giarratana,Buccheri, fino a Palazzolo, Ferla, Buscemi, Cassaro ; 3) l´area Avola-Noto, gravitante verso sud ; 4) il comprensorio che da Modica si estende ad est, a cavallo delle due ex-Province, da Pozzallo, Scicli e Ispica verso Rosolini e Pachino. Questi quattro sottosistemi hanno relazioni reciproche, ma risultano largamente autonomi in ordine alle rispettive economie locali, ai flussi demografici, ai sevizi scolastici e sanitari. A meno di una forte volontà politica unitaria ( che allo stato non si manifesta ), appare probabile l´ ipotesi secondo cui il sottosistema 1 potrebbe dar vita al Consorzio di Ragusa, mentre i sottosistemi 3 e 4 potrebbero convergere nel nuovo Consorzio Modica-Noto, con i Comuni del sottosistema 2 verosimilmente attratti da entrambi i Consorzi in base alle effettive contiguità territoriali.

La formazione del Libero Consorzio del Val di Noto ( degli Iblei o del Sud-Est, chiamiamolo come vogliamo ) appare oggi un progetto plausibile, che può essere modificato o bloccato da due differenti variabili. La prima dipende da una forte ed autorevole iniziativa politica del Comune di Ragusa che si rimette in gioco per proporre una nuova "mission" del più vasto territorio ibleo ed una più equa articolazione di risorse e strutture : in tale evenienza Modica avrebbe il dovere e l´interesse di sedersi a un tavolo serio di concertazione. La seconda variabile è che la classe dirigente modicana blocchi essa stessa l´iniziativa per immobilismo, per tornaconto personale, per becere faide politiche, per obsolete ideologie. In questo caso tutto resterebbe così com´è, sancendo il trionfo dei gattopardi e la sconfitta di una città.


L´amico di Ragusa
15/05/2014 | 20.11.16
Gianni

Sig. Cavallo, le assicuro che nessun Ragusano non vuole che Modica aderisca al «Libero Consorzio del Val di Noto con MODICA CAPOFILA» (i modicani lo chiamano cosi’), l’atteggiamento che fa nascere le polemiche è il rivangare tesi di 200 anni fa, teorie Provincialistiche…toccava a noi… (avreste governato la provincia meglio di come ha fatto Ragusa??). Semplicemente, aderite al Consorzio del Val di Noto e basta; ma non dimenticate di pagare i debiti che avete con i Comuni dell’ex Provincia di Ragusa… Non avete considerato che Scicli Pozzallo ed Ispica, non vogliono venire con voi perché conoscono il vostro modo di governare? Ed infine, siete sicuri sicuri sicuri che gli altri Comuni del Consorzio, sono contenti di avere Modica, ed in più capofila...conoscendo l’abilità di governare dei vostri politici??

Auguri.
Un caro saluto a tutti


X EMANUELE CAVALLO
15/05/2014 | 19.35.22
Emanuele

Nessun problema se Modica vuole andare via, ma senza dire che è stata bistrattata dai ragusani. Affermare questo significa affermare una falsità, perché - l´ho ripetuto tante volte - l´ente Provincia è stato governato da tutti, ragusani e non. I politici modicani che si sono succeduti al governo dell´Ente, compreso il vostro attuale sindaco, si sono rivelati, nella maggior parte dei casi, ottime persone sul piano personale. Le scelte politiche sono un altro discorso perché spesso si fanno collegialmente, e quindi gli errori sono sempre condivisi. Io mi sento culturalmente molto vicino ai modicani, e quindi nonostante la consapevolezza che il distacco da Ragusa non toglierebbe niente a noi, lo sento lo stesso come un tradimento, ma senza nessun rancore.


Commento
15/05/2014 | 18.29.43
Peppe I.

Dal sondaggio gentilmente postato, anche se si raccomanda di considerarlo con cautela, emerge il quadro che ci si è fatti leggendo gli articoli che hanno trattato l’argomento.
C’è il desiderio di staccarsi da SR da parte dei Comuni che gravitano attorno a Noto, anche se Pachino è di poco sotto il 50percento, mentre la stessa cosa non si può dire per il Comprensorio modicano nei confronti di RG.
Certo Modica è d’ accordo col volere dare vita al nuovo Consorzio, però dal Comune che diventerebbe capofila ci si sarebbe aspettati una percentuale più alta almeno oltre l’ 80percento.
C’è da lavorare molto, la strada è effettivamente in salita. Il tentativo va fatto, anche se l’esito, a parte questi dati percentuali, appare incerto.
Come detto in precedenza passate le Elezioni Europee, si chiarirà meglio il quadro. Per il momento la deputazione regionale e nazionale nostrana per prudenza preferisce il silenzio.
Se non ricordo male a Pachino e Portopalo si vota anche per le amministrative, per cui non si sa cosa vorranno fare le nuove giunte.
Mi auguro che i Comuni interessati dalla proposta possano tutti ritrovarsi d’accordo su un progetto condiviso, perché Modica non può con una forzatura costringere i suoi satelliti a seguirla. Ci vogliono per legge 180.000 abitanti per costituire un nuovo Libero Consorzio e Modica + i Comuni netini + quelli montani arrivano quasi a 190.000, ammesso che il referendum risulti favorevole in tutti i Comuni.
Questo creerebbe problemi con Pozzallo e Ispica se non vogliono aderire e non avendo contiguità territoriale, non credo che resterebbero con Ragusa, mentre Scicli si troverebbe sola all’interno del Consorzio di Ragusa perché questo si sbilancerebbe verso Comiso-Vittoria. (asse 1 lineare)
Fra l’altro Modica e Scicli hanno in comune lo stesso presidio ospedaliero che in caso di distacco di Modica da RG difficilmente resterebbe così come è attualmente.
Chi vivrà vedrà, anzi saprà.


15/05/2014 | 17.45.12
Emanuele Cavallo

Io non riesco a comprendere gli amici di Ragusa quando auspicano che Modica e tutti gli altri comuni che si vogliono coinvolgere non riescano a portare avanti il discorso di un Libero Consorzio diverso da quello di appartenenza. Perché è chiaro a tutti che Modica fa parte del Libero Consorzio di Ragusa istituito con la legge di abolizione delle Province. O no!
Vorrei che uno dei commentatori mi spiegasse che cosa cambia per Ragusa se Modica ed il suo comprensorio dovesse decidere di unirsi agli altri comuni della ex Provincia di Siracusa.
Alla fine non è un tradimento, tale sarebbe se Modica si staccasse dal Consorzio naturale per aderire a quello di Siracusa.
La legge di riforma lo sappiamo tutti che è una scelta scellerata che probabilmente, anzi sicuramente, non porterà nessun risparmio e aggrava gli impegni degli amministratori comunali.
Però, gli amici di Ragusa, per un attimo, dovrebbero ragionare facendosi una domanda: ma se fra 30 anni si ritornerà ad investire su infrastrutture in tutti i settori della pubblica amministrazione? Perché non è mica pensabile che, per esempio, l’ospedale Busacca di Scicli rimarrà così per un altro secolo!
Se fra 30 anni si ritorna a spendere sulle infrastrutture per Modica e per gli altri comuni che creeranno un nuovo Libero Consorzio sarà sicuramente più vantaggioso, in quanto sia nella ex Provincia di Ragusa sia nella ex Provincia di Siracusa le linee generali sullo sviluppo infrastrutturale sono state già tracciate e non è pensabile tornare indietro, mentre nel nuovo, molto ci sarà da fare.
Ecco io vorrei che i carissimi amici della Città di Ragusa, ragionassero su quello che è una scommessa sul futuro che i modicani vogliono fare, sulla scorta di analisi storiche che ci forniscono dati sui cicli ora di contrazione delle spese per infrastrutture ora di espansione.
Ma che c’è di male in tutto questo?
Emanuele Cavallo


X PEPPE
14/05/2014 | 21.45.29
Emanuele

Peppe la mia frase era ironica, io non sono per niente d´accordo con questa visione catastrofica degli Enti Territoriali (Provincia, Comune ...) La Provincia in mezzo alle cose non proprio eccellenti ha anche realizzato e realizza, oltre alla normale attività legata alle proprie funzioni e con i limiti imposti dal bilancio ridotto dai minori trasferimenti, progetti apprezzabili. Ma una legge che prevede la possibilità che gli enti a cui si è cambiato nome possano aumentare, senza che ce ne sia la necessità e con la naturale conseguenza di un aumento di spesa pubblica, per me è una pessima legge.