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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 868
MODICA - 03/05/2014
Attualità - Il dibattito sul futuro post province

Modica e il "fidanzamento unilaterale" sul Consorzio

Il rischio, vero e concreto, è che la battaglia si trasformi solo in un mega spot elettorale Foto Corrierediragusa.it

Sono stato tra quelli, pochi per la verità, che mercoledì ha accettato l‘invito del Presidente del Consiglio Comunale di Modica, partecipando alla «seduta aperta» del civico consesso dedicata ai Consorzi ed alla nuova definizione della geografia amministrativa in Sicilia. Sono andato, intanto, perché ad un cordiale invito si risponde sempre, soprattutto in una città come Modica che rischia quotidianamente di disperdere un patrimonio immenso di memoria, esperienze e storia, ma, soprattutto, perché il tema mi ha da sempre appassionato, non fosse altro per aver vissuto da protagonista un’esperienza amministrativa che aveva fatto della centralità regionale e nazionale di Modica il suo obbiettivo più ambizioso, fino a guidare la fondazione e poi la guida dell’antenato dell’auspicato consorzio: «Il Distretto del Sudest». Per impegni di lavoro sono arrivato in ritardo e non ho potuto ascoltare la relazione del Sindaco, ma ho avuto modo di ascoltare quella di Uccio Barone, dell’ex sindaco Ruta, del senatore Scivoletto e di vari consiglieri comunali. Era giunto il momento di un mio intervento, peraltro cortesemente richiesto anche dal presidente del consiglio comunale, quando ho deciso di glissare,declinando l’invito, nonostante all’ingresso pensavo di avere molte cose da dire sull’argomento ed alcune, scusatemi la considerazione, anche interessanti, non fosse altro per l’esperienza accumulata in questo genere di battaglie negli anni del mio lontano ed esaurito impegno politico.

Ed invece ho scelto il silenzio; non un silenzio immotivato, non il silenzio che ha lasciato i presenti stupiti e perplessi, ma un silenzio ragionato, del quale desidero, approfittando dell’ospitalità del direttore, spiegare le ragioni a quanti me le hanno chieste. La prima, la più importante, e forse tranciante per il dibattito politico in corso, è che partecipando ai lavori del consiglio ho avuto l’impressione, per usare un’immagine cara alla nostra tradizione, del classico «fidanzamento unilaterale», in voga tra i bambini, soprattutto a scuola e del quale, per ovvie ragioni familiari, sono diventato, in questi anni, mio malgrado, un esperto.

Funziona pressapoco cosi: il bambino, o la bambina, a seconda dei casi, sceglie un suo compagnetto o compagnetta, senza dirgli nulla e senza premurarsi di acquisirne consenso e gradimento; da quel momento diventa il suo «fidanzato (o fidanzata) inconsapevole», coinvolta in un rapporto «amoroso» assolutamente platonico attesa l’età, ma del quale una delle due parti è assolutamente ignara ed inconsapevole. Anzi, il più delle volte il «fidanzamento unilaterale» viene dopo il rifiuto al «fidanzamento ufficiale», quasi come se si trattasse di una risposa inconsapevole al rigetto della verità.

Ecco, è la stessa dinamica della quale si sta rendendo protagonista Modica: vorrebbe esser centro di un nuovo consorzio, distante e distinto da Ragusa, ma gli altri potenziali alleati o sono indifferenti alla battaglia, o, addirittura, sono contrari. E’ il caso, innanzitutto, di Pozzallo, Scicli e Ispica, della cui presenza non ho scorto traccia mercoledì nell’aula consiliare, ma dei cui sindaci ho ripetutamente letto dichiarazioni che mi sembrano distinte e distanti dall’idea di ridisegnare l‘attuale assetto amministrativo, uscendo dall’alveo della provincia di Ragusa per approdare al nuovo, futuribile, consorzio.

Insomma, tocca intanto a quelli che dovrebbero essere i primi alleati di Modica, le città unite da decenni di storia amministrativa,: le città della vecchia Usl 24, del disciolto tribunale, del comprensorio ospedaliero, e del vecchio sub comprensorio Modicano, il ruolo delle fidanzate inconsapevoli, in un fidanzamento che Modica vuole fortemente, che dà forse a volte anche per scontato, ma rispetto al quale i segnali che arrivano sembrano essere assolutamente poco incoraggianti. Né la sparuta presenza di un consigliere di Palazzolo (!!) o di un assessore di Avola (!!) può dare un senso di partecipazione alla battaglia modicana per come è stata condotta e, fino ad oggi impostata.

Insomma è stata una sorta di mega seduta di training autogeno, all’interno della quale, qualcuno tentava di convincere i presenti che noi siamo i migliori; un po’ come accadeva tempo fa in una nota parrocchia di Modica, laddove il parroco, al momento del’omelia, scorgendo ampi vuoti tra i banchi, non perdeva occasione per ricordare che la partecipazione alla messa domenicale per un cristiano era obbligatoria. Peccato che scordasse sempre di rivolgere il coretto invito all’esterno, alle pecorelle recalcitranti che a messa non andavano, continuava, invece, a ripetere il mantra solo a quelli che a messa già c’erano e ci andavano senza bisogno di sollecitazioni.

Per lunghi tratti i sostenitori di questa battaglia, sul cui merito non entro e che valuto più con una sensibilità giornalistica, affrontando importantissime e fondamentali questioni preliminari, hanno restituito l’immagine di quella Chiesa: tra di noi ci dicevamo che la battaglia è giusta ed andava fatta, ma degli alleati che dovevano schierare le proprie truppe, e di coloro che dovrebbero farla insieme a noi, non c’era nessuna traccia.

Il rischio, vero e concreto, è che la battaglia si trasformi solo in un mega spot elettorale, presente o futuro, mediante il quale il sindaco possa dire, al momento opportuno, ai suoi concittadini di averci provato a fare di Modica la capitale ma di non esserci riuscito perchè non gli è stato permesso. Da chi e da cosa speriamo col tempo di capirlo. Nel merito la mia idea su come impostare questa o altre battaglie territoriali non cambia: prima bisogna elaborare un credibile progetto di sviluppo, una sorta di «idea forza», e su quella bisogna chiedere l’adesione degli altri Comuni. L’idea, fideistica, per la quale gli altri accorrano al nostro richiamo solo in nome dell’antico splendore è velleitaria e priva di ogni possibilità di successo.

E di questi tempi, solo Dio sa, dopo aver perduto tribunale ed università, carcere e presidi periferici di sicurezza, servizi sanitari ed uffici regionali e statali, persino scuole dalla tradizione centenaria, se Modica ha bisogno di battaglie velleitarie o di altre sconfitte. D’altra parte la forza e la credibilità di un città, come anche di un sistema territoriale, si basa non sui confini geografici dello stesso, ma esclusivamente sulla qualità della classe dirigente che esprime. E su quello, forse, bisognerebbe impegnarsi, confrontarsi e, forse, anche dividersi.