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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 564
MODICA - 19/11/2013
Attualità - Il 60enne vittima di usura, per un debito di appena 14mila euro

Digiacomo, imprenditore "strozzato"

"Quello che fa più male – dice Digiacomo – è l’indifferenza che contraddistingue queste vicende" Foto Corrierediragusa.it

Imprenditore modicano 60enne vittima di usura per un debito di appena 14mila euro lievitato a 24mila tra spese legali e interessi bancari rischia di perdere la casa all’asta per 66mila euro, quando il valore di mercato si aggira, a suo dire, sui 400mila euro. Vincenzo Digiacomo si sente abbandonato, nonostante si sia rivolto al presidente della Repubblica con una missiva datata gennaio 2013 e ad oggi rimasta senza risposta: «Non ho ricevuto aiuto da nessuno, non so che fare». La mannaia delle aste giudiziarie, finita nel mirino della procura iblea per aspetti poco chiari in cui sarebbero implicati avvocati, commercialisti e altri professionisti, colpisce in maniera trasversale l’intera provincia iblea, da Vittoria a Modica, come nel caso di Digiacomo. L’imprenditore confida di aver pagato quasi tutti i debiti che aveva contratto per portare avanti la sua azienda edile, restando scoperto solo per 14mila euro con una banca.

Una cifra tutt’altro che stratosferica ma comunque «pesante» per l’imprenditore rimasto a corto di liquidi e che alla fine gli si è ritorta contro, nonostante sia stato costretto a rivolgersi a degli usurai. Una circostanza denunciata dallo stesso Digiacomo e che gli ha consentito di ottenere tempo fa una sospensiva dei termini, ma non è bastato. L’iter è andato avanti e da domani l’imprenditore rischia di trovarsi, assieme alla sua famiglia, senza un tetto sulla testa. «Quello che fa più male – dice Digiacomo – è l’indifferenza che contraddistingue queste vicende. Nella mia stessa situazione versano decine di imprenditori come me ridotti quasi alla fame da una crisi sempre più soffocante che non concede tregua, al punto da costringere a rivolgersi agli strozzini per ottenere quel po’ di liquidità che consente di far fronte alle scadenze più immediate.

Nel mio caso – conclude mestamente Digiacomo – non è servito». Tutto questo accade mentre l’imprenditore agricolo di Vittoria Angelo Giacchi, dopo aver inscenato lo sciopero della fame in prefettura, staziona adesso dinanzi alla sede di Ragusa della banca d’Italia per denunciare quelle stesse situazioni che stanno buttando sul lastrico Digiacomo. Una distonia evidente palesata dalla improrogabile esigenza di far seguire i fatti alle troppe parole, prima che si ripetano altri drammi come quello del muratore 64enne di Vittoria Giovanni Guarascio, che lo scorso maggio si uccise dandosi fuoco proprio perché stava perdendo la sua casa all’asta per un mutuo non pagato alla banca.

Praticamente una situazione fotocopia che fa il paio con quella dell’imprenditore modicano Vincenzo Digiacomo, il quale non nasconde la sua disperazione, facendo però presente che non intende mollare. La denuncia dei fatti servirà però ben poco, se le istituzioni e le stesse banche non si decidono a concedere quantomeno delle proroghe o delle moratorie, quando anche i comuni stanno annaspando e sono sull’orlo del dissesto.