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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 865
MODICA - 28/10/2013
Attualità - Martedì manifestazione in contemporanea con Palermo e Catania. Inizio alle 10.30

"Staminali" negate a Mauro Terranova. Corteo a Modica

E’ promosso da associazioni e famiglie per premere sull’assessore alla Sanità Lucia Borsellino ad avviare in Sicilia il metodo Vannoni

La città scende martedì in piazza per chiedere il diritto alle cure staminali ed il diritto alla vita per Mauro Terranova, il 23enne affetto da atassia spino cerebellare da dieci anni. Anche a Palermo e a Catania vi saranno altre manifestazioni parallele. Le associazioni Confronto, il Popolo dei Forconi, il Comitato Via Loreto e Cittadini Liberi hanno organizzato la manifestazione per dimostrare la loro vicinanza alla famiglia di Mauro Terranova ed agli altri 23mila malati che attendono le cure compassionevoli con il metodo «Vannoni».

Un corteo partirà alle 10.30 dal parcheggio di Viale Medaglie D’oro per dirigersi verso Piazza Matteotti, dove interverranno i promotori della manifestazione ed i rappresentanti delle Istituzioni locali. La famiglia attende con ansia l´incontro tra Davide Vannoni, che ha messo a punto il metodo «Stamina», e l’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino che si terrà a Palermo il prossimo 13 novembre. In quest’occasione l’assessore potrà acquisire tutta la documentazione atta all’approvazione, del metodo «Stamina»anche se dal punto di vista scientifico sono emerse molte resistenze tanto da suscitare scoramento nella famiglia Terranova.

La famiglia tuttavia è perplessa perchè è stato comunicato che nessun rappresentante direttamente legato a vincoli di sangue con Mauro, potrà presenziare all’incontro. «Siamo stupiti dalla decisione dell’assessore Lucia Borsellino e non ne capiamo le motivazioni. Vorremmo poter capire cosa sarà detto in quella sede e quali siano le eventuali motivazioni delle scelte. Siamo comunque fiduciosi e non vorremmo che, tale decisione, possa essere l’anticamera per bocciare il metodo «Stamina». Ci permettiamo di ricordare che non consentire a Mauro ed a tanti come lui le cosiddette «cure compassionevoli», vorrebbe dire condannarlo a morte. Vogliamo credere che nessuno, né l’assessore Lucia Borsellino, né i burocrati dell’assessorato regionale alla Salute, vogliano prendersi questa responsabilità ed arrogarsi un diritto che non hanno».