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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 923
MODICA - 07/10/2013
Attualità - Il Vescovo Mons. Antonio Staglianò ha già un suo piano operativo

Vescovo Noto: Chiesa "apre" ai migranti

A disposizione un’ala del seminario monumentale a Noto e l’ex monastero delle suore mercedarie che è chiuso da anni Foto Corrierediragusa.it

La diocesi di Noto sarà una delle prime in Italia a raccogliere l´appello di Papa Francesco per aprire conventi ed immobili religiosi per i migranti. Il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò (foto), ha già un suo piano operativo ed ha messo a disposizione un´ala del seminario monumentale a Noto e l´ex monastero delle suore mercedarie che è chiuso da anni. L´economo della curia di Noto ha già effettuato un sopralluogo a Scicli per verificare lo stato dell´edificio. Vi potrebbero essere trasferiti alcuni dei migranti attualmente ospiti del Centro di prima accoglienza di Pozzallo La struttura di Scicli sarà messa a disposizione della Prefettura che proprio eni giorni scorsi aveva lanciato un appello ad enti ed associazioni. Mons. Staglianò vuole andare anche oltre: "Sono pronto ad aprire anche l´episcopio dove vivo e a mettere a disposizione di questi fratelli gli spazi disponibili perché l´emergenza attuale mi chiede questo. Vale per i profughi e anche per le forme di povertà presenti nelle nostre città.

Ci sono tanti casi in cui, a prescindere dal fatto che ci siano interventi economici da parte dello Stato, dobbiamo agire perché siamo essere umani e abbiamo il dovere cristiano e civile di dare solidarietà. Il cristiano accoglie ed è generoso, lo fa gratis, non per averne un profitto. Sia a Pozzallo, sia a Portopalo sia ora a Scicli, anche nei tempi passati c´è stata grande solidarietà nei riguardi dei profughi. Il fatto che queste persone vivano condizioni economiche di grande disagio, siano perseguitati e arrivino da noi privi di tutto, non vuol dire che non siano nostri fratelli, come tali degni di rispetto e di accoglienza. È inutile sostare sulle motivazioni che li hanno portati nelle nostre coste o su ciò che la politica internazionale possa e debba fare. Ci sono luoghi appropriati perché si discuta di questo e si trovi una soluzione. Oggi il fenomeno urge nella concretezza di un´accoglienza doverosa da parte nostra. Che fare? Come ho detto nell´assemblea conclusiva del convegno pastorale, da credenti la risposta ce la dà il Vangelo: Dio in Gesù dice che dobbiamo coinvolgerci in prima persona".