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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 888
MODICA - 28/04/2008
Attualità - Modica - Il commento sull’inchiesta che ha scosso la città

Presunto riciclaggio a Modica:
il giornalismo dà cattive lezioni

Una riflessione a freddo sulle prese di posizione degli organi d’informazione. Quando la coerenza diventa un concetto astruso

Semmai ce ne fosse stato bisogno, gli avvocati di Piero Torchi hanno tolto gli ultimi dubbi che hanno assillato una frangia di giornalisti locali i quali, dal momento della pubblicazione dell’articolo con i nomi degli indagati nell’inchiesta della Procura di Modica su un presunto giro di riciclaggio di denaro, hanno giustificato una pericolosa forma di autocensura, non rivelando sui loro mezzi di comunicazione nomi e cognomi rispetto ad una notizia che, come da manuale, andava data se non altro per «dovere di cronaca» nei confronti degli utenti ? telespettatori, radioascoltatori e internauti - dopo, ovviamente, avere verificato più volte le fonti. Anzi, con parole edulcorate hanno continuato, fino ad oggi, a definire «deontologicamente scorretta» la notizia comparsa in anteprima su questo sito e sulla Gazzetta del Sud, con ciò contribuendo a gettare fango sul collega che ha fatto semplicemente il proprio dovere e alimentando la (poca, in verità) confusione sull’opinione pubblica.

Meno male che chi ascolta e legge si è dimostrato più furbo di alcuni giornalisti-garantisti dell’ultima ora, ovvero coloro che si materializzano ogni qual volta dall’altra parte della barricata ci sono personaggi pubblici e non i tanti sconosciuti trattati nella routine di tutti gli altri giorni. Nessuno di loro si è mai mosso, a nostra memoria, con tanta perizia e lo stesso scrupolo allorquando il destinatario dell’informazione di garanzia si è rivelato essere uno dei tanti signor nessuno.

Tanto che, giovedì sera, il moderatore ultra-garantista di un blog, che poche ore prima aveva candidamente ammesso di essere a conoscenza da mesi dei dettagli dell’inchiesta (i nostri complimenti, allora), è stato costretto a mettere on line i nomi dei 13 indagati perché letteralmente sommerso dai messaggi di protesta degli internauti. Incredibile: la gente ha messo in crisi il giornalista sul suo stesso fronte, quello della libertà di informazione.

Ieri, un’altra «perla», stavolta sulle frequenze di una tv. Da studio la collega ha letto una nota, scritta non di suo pugno e attribuita al direttore, con cui viene ripreso il concetto di «deontologicamente scorretto» smentito dagli stessi avvocati dell’ex sindaco e giornalista (come egli stesso tiene più volte a precisare) Piero Torchi, e ha annunciato che «d’ora in avanti il tg non darà più notizie sulla vicenda».
Un sincero e sentito ringraziamento dal corrierediragusa.it.
Perché significa che chi vorrà conoscere gli elementi essenziali sull’inchiesta della Procura di Modica ? in tutte le direzioni che essa prenderà, ovvio ? non potrà fare a meno di certi «organi di informazione», così come sono stati definiti, nell’occasione, questo sito e la Gazzetta del Sud. Le cui notizie sono state riprese da Rai e Ansa. Anche loro, dunque, «deontologicamente scorrette».
Ci esimiamo infine dal citare alcuni dei tanti episodi che mettono invece in serio dubbio la deontologia del direttore del telegiornale, fin troppo noto per le sue "qualità" non solo agli addetti ai lavori, ma anche al resto della collettività.

E che dire dell´altra tv locale che sin dalla prima ora ha gridato al complotto, scagliandosi contro la presunta fuga di notizie e anticipando quanto detto 24 ore dopo dall´ex primo cittadino durante la conferenza stampa, quasi a fungere da portavoce? Alla faccia della coerenza, un "collega" di questa tv ha firmato per il telegiornale il famoso servizio incentrato sull´inaudita gravità della fuga di notizie, salvo poi scrivere il giorno dopo un articolo per un quotidiano nel quale elenca l´entità delle somme oggetto dell´indagine. Fatti che non hanno di certo bisogno di ulteriori commenti a margine.

Una sola cosa è certa: l’informazione ha perso a Modica un’altra occasione per dimostrare il proprio valore e, soprattutto, l’indipendenza dalla politica. «Né con gli uni né con gli altri», ci hanno insegnato pochi maestri, «solo i fatti che vale la pena di pubblicare per offrire un servizio a chi legge, ascolta e vede».

Evidentemente, alcuni giornalisti preferiscono il gioco delle tre scimmiette alle regole più elementari della professione. Auguri, "colleghi".