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MODICA - 01/10/2007
Attualità - Modica - Sarà ribadito il "no"

Aperture domenicali:
assemblea dei dipendenti

Saranno avanzate nuove proposte di respiro regionale Foto Corrierediragusa.it

Stasera alle 21.30, nella sala riunioni della parrocchia del Sacro Cuore, per la prima volta i rappresentanti dei dipendenti di tutta l’Isola si riuniranno per discutere dei problemi riguardanti l’annosa questione delle aperture domenicali. L’incontro è stato promosso da Giorgio Iabichella (nella foto), presidente del «Comitato per la tutela dei diritti dei dipendenti degli esercizi commerciali» che, facendosi portavoce delle cinquemila persone che rappresenta, invoca alle amministrazioni e alle associazioni di categoria di attivarsi per favorire la chiusura univoca delle attività commerciali nei giorni festivi, da estendere a tutta l’Isola. In alternativa, viene chiesta almeno l’omogeneizzazione delle aperture festive tra tutti i comuni siciliani.

Secondo Iabichella, è di fondamentale importanza «capire perché nel nord Italia i negozi di regioni ricche come, ad esempio, Veneto o Emilia Romagna, aprano solo pochissime domeniche l’anno, in genere nel periodo natalizio, mentre al sud dobbiamo sacrificare le nostre domeniche, e di conseguenza le nostre famiglie, per rendere un servizio non richiesto dalla collettività e per giunta mal remunerato, nella maggior parte dei casi». Iabichella evidenzia difatti come siano i datori di lavoro ad avere il coltello dalla parte del manico: «soprattutto la grande distribuzione, che sta proliferando anche dalle nostre parti ? aggiunge il presidente del comitato ? stipula quasi esclusivamente contratti a tempo determinato di tre mesi, in base alla famosa Legge Biagi, spesso prolungati di altri due o tre mesi giusto il giorno prima della scadenza del contratto, in modo da tenere fino all’ultimo giorno utile «in sospeso» il malcapitato dipendente, sottoposto così ad una non indifferente dose di stress, aggravata dal sovraccarico di lavoro».

Iabichella pone poi l’accento sulla mancata concessione dei riposi compensativi infrasettimanali, peraltro obbligatori per legge, sottoponendo i dipendenti a turni di lavoro massacranti che, stando a quanto appurato dallo stesso Iabichella, «possono arrivare anche a 100 giorni lavorativi consecutivi». Secondo il presidente del comitato, «è giunto il momento di dire basta, e questo incontro costituisce un primo, fondamentale passo in questo senso».