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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 802
MODICA - 14/05/2013
Attualità - Tre piani ed una mansarda, oltre ad un piano interrato: e non si doveva costruire!

Lavori bloccati? No, palazzo completo!

Non sono bastate proteste, mobilitazioni, denunce e sigilli apposti dai Vigili urbani per fermare i lavori
Foto CorrierediRagusa.it

Tre piani ed una mansarda, oltre ad un piano interrato. Lavori praticamente conclusi in via Fontana dove un edificio costruito ai margini dell’alveo del torrente (foto), prospiciente la strada e davanti ad un insediamento abitativo del secolo scorso che è stato del tutto oscurato. Il quartiere è quello della Fontana e l’edificio è quello che la ditta Angelo Fargione ha portato a compimento dopo una vicenda amministrativa lunga due anni che ha avuto anche risvolti giudiziari e soprattutto politici perché è diventata campo di battaglia a palazzo S. Domenico tra l’attuale amministrazione e le opposizioni. Non sono bastate proteste, mobilitazioni, documenti, denunce e sigilli apposti dai Vigili urbani per fermare i lavori.

La delusione tra i residenti del quartiere è tanta: «Tanto baccano per nulla –lamentano alcuni clienti di un bar difronte al contestato edificio– Ci avevano assicurato che i piani non sarebbero stati alzati ma, come si vede, dove c’era un piccolo appezzamento di terra sottostante la strada ora c’è una massa di cemento ed a perderci siamo tutti noi residenti». La denuncia viene anche da Paolo Nigro, esponente di Territorio, che ha una sua idea ben precisa: «I responsabili di tutto ciò sono l’attuale sindaco, l’attuale assessore alle Opere Pubbliche, Peppe Sammito, e l’ex assessore all’Urbanistica, Giovanni Giurdanella. Perché? Hanno dimenticato, non so se volutamente o per incuria di sottoscrivere l’accordo con la ditta per una soluzione di urbanistica negoziata che avrebbe accontentato tutti e salvato il quartiere. C’è un carteggio che parla chiaro tra il legale dell’impresa e l’amministrazione».

Quando nel gennaio del 2011 si pose il problema dell’edificio ed i residenti si ribellarono l’amministrazione Buscema cercò subito di correre ai ripari; non perché ci fosse qualcosa di illegittimo nella concessione, ma perché, ancora una volta, quanto reso possibile dal Prg non coincideva con la realtà e soprattutto con il buonsenso. Un edificio di tre piani nel cuore di un quartiere storico era per tutti un pugno nello stomaco. Lo aveva anche scritto il dirigente dell’Urbanistica «Pur constatando – scriveva Carmelo Denaro – che il progetto risulti munito di tutti i requisiti di legge… il sottoscritto dirigente manifesta numerose perplessità in ordine all’impatto negativo che l’opera può provocare nel contesto urbano». In sostanza Denaro aveva messo in guardia l’amministrazione sull’opportunità di procedere al rilascio della concessione edilizia e si era fatta la strada l’idea dell’urbanistica negoziata.

Ovvero uno scambio in «natura» grazie al quale il comune avrebbe ceduto un terreno in altra parte della città all’impresa in cambio dell’acquisizione del palazzo che sarebbe stato bloccato fino al limite della strada per realizzare una piazza ed uno spazio a verde. Proposta ritenuta sensata ed accettabile dell’impresa ma che, in assenza di comunicazioni e proposte da parte del sindaco, ha formalmente comunicato mesi fa la ripresa dei lavori. Ed oggi l’immobile di via Fontana e bell’e servito.