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MODICA - 25/04/2013
Attualità - La toccante storia del 23enne affetto da «Atassia spino cerebellare»

Mauro Terranova spera nelle staminali

La famiglia del giovane chiede aiuto per il suo futuro
Foto CorrierediRagusa.it

Mauro Terranova (foto) ha 23 anni e vive in una villetta di contrada Pirato, zona residenziale della città. La mamma ed il papà lo assistono in una malattia lunga dieci anni e che proprio negli ultimi dodici mesi si è aggravata. Mauro non riesce a muoversi, stenta a parlare, reagisce con sempre maggiori difficoltà, cade in crisi epilettiche. Da quando la sua malattia si è manifestata Mauro non si è arreso ed ha lottato insieme ai suoi genitori. Era in terza media ed aveva 13 anni quando di punto in bianco movimenti ed articolazioni cominciarono a non essere più fluide. Eppure nonostante tutto Mauro, al pari dei suoi genitori, non si è mai arreso; dopo avere conseguito il diploma di scuola media ha frequentato l’istituto tecnico per ragionieri «Archimede» per poi diplomarsi a testimonianza della tenacia e della voglia di vivere.

«Non sappiamo ancora perché tutto questo è successo e nessuno ce lo ha saputo dire – dice mamma Anna – L’unico punto certo, forse una coincidenza, è che la malattia cominciò a manifestarsi in concomitanza con la somministrazione dell’ultima dose di vaccino contro l’epatite B. Da allora è stata una regressione continua fino ad oggi; lo stato di Mauro è veramente precario perché non riesce a deglutire, ha problemi respiratori oltre ai soliti problemi motori. Mio figlio è su una sedia a rotelle e riesce a stento ad articolare la parola». La battaglia della famiglia Terranova, tra medici, consulti, visite specialistiche in vari ospedali della Penisola, è cominciata da anni ormai con grande dispendio di energie e di risorse.

«Atassia spino cerebellare» è il nome che viene dato alla patologia di Mauro ma anche su questo i medici non sono tutti concordi. Probabilmente un virus che ha attaccato la spina dorsale ed il cervelletto ma di cui nessun medico è stato in grado di approntare una diagnosi e soprattutto sottoscriverla. Dice la zia di Mauro, Patrizia, impegnata anche lei in prima persona: «Sappiamo che l’unica via d’uscita è il trapianto delle cellule staminali. Un iter per cui la famiglia è disponibile e di cui abbiamo già parlato con i responsabili del centro Stamina Foundation di Brescia. Una strada tortuosa, fitta di lungaggini burocratiche, di impedimenti vari. Chiediamo a tutti di farci percorrere questa strada per aiutare Mauro in una fase in cui non ci sono più cure per trattare la sua malattia».