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MODICA - 06/04/2013
Attualità - Ampia partecipazione all’incontro tenutosi alla Domus Petri con l’arcivescovo di Agrigento

Don Montenegro: immigrazione frutto di un mondo ingiusto

L’arcivescovo ha parlato del dramma che si vive a Lampedusa. Serve realizzare l’integrazione, e non la semplice tolleranza accogliendo e condividendo Foto Corrierediragusa.it

E’ profonda e va dritto al cuore del problema la riflessione di don Franco Montenegro sull’immigrazione. L’arcivescovo di Agrigento è un testimone diretto del dramma che vivono gli immigrati perché opera da anni in una sede di frontiera visto che la diocesi agrigentina ingloba Lampedusa. In una Domus Petri strapiena Don Montenegro, presentato dal vicario generale della diocesi di Noto, Don Angelo Giurdanella (nella foto), ha parlato con parole sentite e con riferimenti precisi no dimenticando di ricordare che l’immigrazione è frutto di un mondo ingiusto e di modelli di sviluppo sbagliati.

I poveri del mondo rappresentano la maggioranza ed il mondo occidentale rappresenta la minoranza: una minoranza che avrà portato anche civiltà ma che ora mostra tutte le sue ambiguità, e che comunque non avrebbe il diritto di decidere per i molti. Sono tutti elementi che fanno dell’immigrazione un «segno dei tempi». Lampedusa, l’isola degli sbarchi, è simbolo della nostra ambivalenza: la sua gente (in certi momenti 5000 abitanti dell’isola a fronte di 7000 immigrati) è stata - come dice il nome dell’isola – «faro» per la sua capacità di accogliere, ma la modalità con cui si sono gestite le cose la fanno diventare «scoglio», pietra di scandalo che ricorda come gli immigrati sono poveri che generiamo con il nostro mondo ingiusto e che però non vogliamo riconoscere come parte di noi stessi.

Serve dunque realizzare l’integrazione, e non la semplice tolleranza accogliendo e condividendo; le istituzioni devono inoltre essere chiamate alla loro responsabilità, per non lasciare in pace chi ha il dovere di costruire giustizia e legalità vera. Don Montenegro ha chiesto alla fine di interrogarsi sulla nostra identità: in negativo potremmo dire: «dimmi chi respingi, e ti dirò chi sei». In positivo, l’arcivescovo ha invitato a fare passi concreti e a costruire una «strada larga» dove tutto il gregge possa riposare.