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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 1098
MODICA - 28/02/2013
Attualità - Il caso dell’ospedale "Maggiore" continua a far discutere

Pronto soccorso poco "pronto": polemiche a iosa

Locali angusti, insufficienti, e file che non finiscono mai
Foto CorrierediRagusa.it

Locali angusti, insufficienti, e file che non finiscono mai. Nei fine settimana e nei festivi le cose si complicano ancora di più; ad arginare il flusso di pazienti ci sono due infermieri ed un medico per ogni turno. Quando va bene gli operatori possono andare a casa rispettando gli orari o godere delle ferie programmate ma è ben difficile perché le malattie dei colleghi, gli imprevisti ed ogni altra evenienza costringono spesso ai salti mortali. Con 30 mila prestazioni l’anno erogate qualcuno definisce il Pronto soccorso del Maggiore un «vero e proprio porto di mare».

Dice un operatore sanitario: «Siamo punto di riferimento per un bacino di 90 mila persone del nostro distretto più i 20 mila che vengono da Rosolini per non parlare di Pachino. Ragusa ha un bacino di 80 mila persone ed il doppio del personale. Dove sono i nostri amministratori per difendere questo ospedale e questo presidio? Quando c’è il caso ecco che allora tutti si fanno sentire e poi ritorna il silenzio». Il caso è stato di questi giorni quando una signora ultra ottantenne è stata tenuta in corsia per oltre 12 ore prima del ricovero in reparto.

Ma è la storia di ogni giorno, chi opera al pronto soccorso la definisce , suo malgrado «normale», perché i posti letto scarseggiano e bisogna attendere che negli altri ospedali della Asp si liberi un posto. E guai se dovesse accadere di sera o nella nottata perché in quelle ore reperire un posto letto è quasi un’impresa. E’ l’effetto tagli o spending review ed in tutti c’è la consapevolezza che il peggio non è affatto finito. Dice un medico che vuole mantenere l’anonimato: « Il pronto soccorso è inadeguato, lo sappiamo tutti; noi per primi che dobbiamo lavorare, noi facciamo la nostra parte fino in fondo, non ci fermiamo ma non basta. Chiediamo aiuto alla città, alle istituzioni, a chi amministra perché il nostro caso è di tutti. Sappiamo che esiste un progetto per il trasferimento nei nuovi locali ma non sappiamo che fine ha fatto.

Non tocca certo a noi occuparci della parte logistica. Invece subiamo aggressioni, non solo verbali, e molte volte è veramente difficile fronteggiare le situazioni che vengono a crearsi. I numeri dicono tutto; 13 infermieri in organico e sei medici. Questo è il Pronto soccorso che serve 110mila abitanti». Sospinto dalle polemiche innescatesi in questi giorni il sindaco ha parlato con il commissario Asp, Angelo Aliquò.

«Non è vero – dice Antonello Buscema – che ci siano stati problemi con il finanziamento del nuovo progetto del Pronto soccorso. Si è detto che è stato perso un milione di finanziamento ma non risulta né a noi né al Commissario. Che ha, invece, confermato che l’Asp ha finanziato un progetto per spostare e riorganizzare il funzionamento del presidio. Prendo atto delle sue parole e della sua rassicurazione». La direzione sanitaria del «Maggiore» ha invece deciso di adire le vie legali per tutelare il buon nome di medici ed operatori sanitari. Scrive il direttore Piero Bonomo: «Ringrazio chi mi dato l’opportunità di aprire un dibattito sull’ospedale Maggiore ma lo faremo in tribunale, dove i cittadini potranno assistere liberamente. Chi ha prove di inefficienza potrà dimostrarlo in quella sede. E’ necessario fare chiarezza, oggi più che mai».