Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 417
MODICA - 07/03/2008
Attualità - Modica - La fatica letteraria di Paolo Tiralongo

Modica: Presentato libro "Pietra su pietra"

L’autore è un grande appassionato di architetture rurali Foto Corrierediragusa.it

«Pietra su pietra. Architettura in pietra a secco degli Iblei» di Paolo Tiralongo (nella foto), EdiArgo, è forse la sintesi della poeticità delle nostre campagne.

L’autore, grande appassionato di architetture rurali, ha prodotto negli anni un archivio fotografico delle varie tipologie di costruzione in pietra a secco, immagini proiettate dinanzi ad una platea estasiata.

Costruiti per sfidare il tempo,«Oggi- spiega lo studioso- rischiano di essere distrutti. Alcuni, infatti, sono stati buttati giù per ricavarne sabbia da costruzione o, peggio ancora, dalla cementificazione selvaggia, dall’abusivismo diffuso e dall’omologazione dei modelli costruttivi».

Sembra che le prime norme relative alla costruzione dei muri a secco, furono emanate da Pietro IV d’Aragona, all’epoca re di Spagna, con il quale se ne stabilivano le dimensioni.

«La loro diffusione- spiega ancora l’autore- si diffuse nel XVI secolo, quando le concessioni di terre in entifeusi, volute dal conte di Modica allo scopo di risanare le sue finanze dissestate, determinarono lo spezzamento del feudo e la formazione della piccola proprietà».

« I beni culturali- ha affermato infine Tiralongo- sono l’anima di un popolo, la spinta per uno sviluppo armonioso che contrasta i processi di omologazione capace di innescare progetti di sviluppo compatibili con la specificità della nostra storia».

Tutelare e proteggere la nostra unicità è soprattutto un dovere, una necessità che nel caso del muro a secco diventa ancora più evidente perché protagonista di un paesaggio, il nostro, che rischia di scomparire.