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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 719
MODICA - 20/05/2012
Attualità - Nessuno riesce a mettere fine agli attacchi al territorio

Alveo S. Liberale e impatto ambientale, esposto alla magistratura

Collezione ricca in città: collina del’Idria, edificio via Quasimodo, torrente Pozzo dei Pruni
Foto CorrierediRagusa.it

La collezione si arricchisce. C’è qualcosa che non va nei meccanismi decisionali di palazzo S. Domenico, di Sovrintendenza e Genio Civile ed in genere di tutti quegli enti che sono preposti alla tutela del territorio. La città è ancora una volta costretta a prendere atto di una concessione che dal punto di vista tecnico – burocratico sarà ineccepibile ma che è una autentica sfida al buon senso.

Si tratta della costruzione autorizzata sull’alveo del Torrente S. Liberale all’altezza di via Trani al quartiere S. Cuore (nella foto). Qui insistono palazzine e case che danno sulla strada ai margini di un terrapieno che affaccia poi sulla vallata sulla quale scorre il torrente che finisce la sua corsa in piazza Rizzone.

Su un appezzamento di terreno a valle un’impresa ha ottenuto dopo anni ed un contenzioso andato avanti a passo di lumaca la concessione edilizia. Il palazzo sorgerà a ridosso del terrapieno e sull’alveo del torrente. Lo sbancamento è stato avviato da giorni ed ieri gli operai erano alle prese con il convogliamento delle acque reflue. La preoccupazione dei residenti nella zona è palpabile e molti di essi seguono da vicino ed anche di presenza l’evolversi della situazione. Dopo appelli ed incontri con gli amministratori i residenti si sono affidati ad un legale per presentare un esposto alla magistratura; il legale ha acquisito tutta la documentazione tecnica presso gli uffici comunali comprendente tra l’altro la richiesta all’Ispettorato Forestale per verificare l’impatto dell’edificio sul costone ed presentato l’esposto alla Procura.

Dice un residente: «Siamo molto preoccupati perché in questo canale confluiscono molte delle acque bianche del quartiere S. Cuore; inoltre i tubi della fognatura del quartiere sono convogliati anche qui. Ci chiediamo come è possibile che possa essere stato autorizzato un edificio che rischia di mettere in pericolo quelli circostanti per l’intasamento che già oggi si viene a creare ogni volta che piove».

L’edificio sull’alveo del Torrente S. Liberale fa il paio con l’insediamento abitativo previsto sul torrente Pozzo dei Pruni al quartiere Fontana, che è anche esso al centro dell’attenzione per il dissesto idrogeologico che può causare. Alla collezione di palazzo S. Domenico non bisogna dimenticare di aggiungere il palazzo autorizzato in via Quasimodo sempre sull’alveo del Pozzo dei Pruni ed attualmente bloccato in attesa di un accordo con l’impresa interessata. E visto che la collezione è ben ricca non si può non citare lo scempio della collina dell’Idria dove è stata autorizzata una costruzione dal notevole impatto proprio al centro della collina sotto forma di ampliamento della struttura esistente.

Come ha più volte rilevato il sindaco Antonello Buscema, perché chiamato in causa da residenti e pubblica opinione, gli uffici tecnici e la stessa amministrazione non possono non autorizzare le richieste delle varie imprese costruttrici purchè conformi con quel che resta del Piano regolatore perché ricadenti in aree dove è possibile edificare.

Dal punto di vista formale dunque nulla da eccepire ma è proprio qui che la politica e la buona amministrazione dovrebbero intervenire con tutti gli strumenti a loro disposizione anche rischiando in proprio. Si assiste invece al violentamento del territorio in tutti gli spazi possibili alla faccia della sicurezza, della tutela ed anche del buon senso trincerandosi dietro bolli, firme e pareri ma mai andando al vero cuore del problema.

Insomma, a palazzo San Domenico pare sia sconosciuto un vecchio adagio: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.


il sonno della ragione genera mostri
21/05/2012 | 20.01.14
04EVR.

Ci risiamo! « Il sonno della ragione genera mostri» e Lei direttore ne ha citati alcuni.
Ripeto questa celebre frase di Goethe come un mantra da molti anni in tutte le occasioni che ho di parlare della nostra città.
Ma cosa deve accadere a questa cittadinanza per svegliarsi da questo letargo della ragione che, a questo punto, a me sembra «sospetto e complice» di tutte le scelleratezze edilizie che vengono perpetrate sul nostro territorio?
Questa Amministrazione non aveva promesso, quando scoppiò il caso dell’edificio sopra il convento dei Cappuccini, di portare la questione delle aree fabbricabili più sensibili, in Consiglio Comunale? Che si è fatto da allora?
Eppure di fatti eclatanti ne sono accaduti e altri ne seguiranno.
Più volte mi chiedo come è possibile che in Consiglio Comunale si formi una maggioranza per operare variante al P.R.G., trasformando aree agricole in aree fabbricabili e poi non si riesce a portare nella stessa assemblea un’istanza volta a tutelare quelle parti del territorio cittadino più fragili e sensibili, con un’operazione di buona politica di cui c’è certamente bisogno in città?
Ricordo a me stesso e ai suoi lettori che una recente abbondante pioggia a Frigintini provocò ingenti danni alla farmacia allocata in un edificio, sorto con tutti i timbri e bolli di legalità, in un punto analogo a questo di via Trani, dove si concentra l’acqua di un vasto bacino imbrifero e che attraverso l’incipiente canalone viene smaltita a valle.
Purtroppo in questa fase, con la decadenza del vecchio P.R.G. e l’esaurimento delle aree fabbricabili assistiamo allo strano fenomeno che alcune imprese, pur di lavorare, stanno acquistando terreni ritenuti inidonei e poco remunerativi fino ad oggi per la costruzione.
Ma se erano poco remunerativi fino ad ieri, oggi con lo stato di crisi e l’eccesso di appartamenti invenduti la situazione certamente non è migliorata.
Le imprese dunque andrebbero sensibilizzate dalla politica al rispetto dei valori ambientali del territorio e parimenti le imprese dovrebbero darsi una smossa per chiedere alla politica un nuovo P.R.G., nuovi spazi dove poter lavorare in sicurezza.
Le vicende degli ultimi anni qui e altrove, i disastri della natura o meglio la rivalsa della natura sulle opere dell’uomo, non ci ha insegnato nulla?
Eppure un disastroso alluvione nel 1902, una frana in zona Dente nel 1951 ed altri piccoli e grandi fatti ci dicono dell’estrema fragilità del nostro territorio e della necessità che dobbiamo svegliarci da questo letargo se non vogliamo un giorno svegliarci di soprassalto e piangere disastri e vittime che certamente non potremo giustificare in nome di una legalità che ha tutto il sapore di una resa al profitto immediato piuttosto che la salvaguardia della incolumità della collettività.


POVERA MODICA
20/05/2012 | 17.44.56
ABITANTE DI VIA TRANI

Salve, leggo con piacere che qualcuno si accorge delle cose che non vanno. Ma forse in ritardo!

Questa zona a mio parere ricade quasi interamente in Zona F quindi inedificabile, inoltre c’è il Vincolo Paesistico zona di Livello 2 nella fattispecie Zona 7b, dove NON è POSSIBILE EFFETTUARE NESSUN MOVIMENTO TERRA. Com’è possibile che questi sig.ri

(per chi vuole conoscere i NOMI basta leggere il CARTELLO all’Ingresso del Cantiere),

hanno effettuato uno scavo durato almeno 15 giorni (tutto visto con i miei occhi dal Balcone di casa mia!), tra l’altro prima che comunicassero l’effettivo inizio lavori al Comune?
Hanno modificato di molto l’assetto del terreno.

La concessione è stata rilasciata a febbraio, come mai il Comune non ha richiesto un Nuovo parere della SOPRINTENDENZA in considerazione del fatto che oggi vige il Piano Paesistico? C’è forse qualche «amico» che ha CHIUSO l’occhio, forse entrambi?

E ad oggi continuano a scavare come se niente fosse successo!!!

SI al Sequestro e alla denuncia di chi di competenza.