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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1089
MODICA - 21/04/2012
Attualità - Il convegno si è svolto all’Auditorium Floridia nell’ambito della settimana della Cultura

Come intrepretare la modernità nei centri storici siciliani

I relatori sono intervenuti su alcune esperienze di architettura già realizzate

Come coniugare modernità e giacimenti culturali ed abitativi nei centri storici. E’ una delle domande che sono state poste nel corso del convegno promosso dall’amministrazione comunale in occasione della settimana della cultura. Tema del convegno è stato «Esperienze di architettura contemporanea in contesti storici siciliani».

Mantenere l’identità dei centri storici a cominciare dai siti Unesco della nostra provincia ma assecondare anche le esigenze delle famiglie e commercianti alle prese con i più svariati problemi quotidiani sembra oggi essere la grande sfida non solo per l’architettura ma in senso più ampio per la cultura contemporanea. Bruno Messina,ordinario di progettazione architettonica e urbanistica dell’Università di Catania ha stilato un bilancio dell’applicazione della legge siciliana sui centri storici, datata 1978, che ha introdotto i piani particolareggiati per il recupero dei centri storici e i cui risultati non stati adeguati alle aspettative. Messina si è concentrato sul progetto pilota realizzato ad Ortigia che ha trasformato Ortigia negli ultimi venti anni grazie ad una sintesi sociale ed urbanistica che ha messo insieme, in un unicum senza confini, strutture pubbliche e private ma che ha ancora deve essere definito.

Ortigia tuttavia è stato un caso unico in Italia ( primo posto nel Piano Urban di finanziamento europeo tra le 26 città italiane) perché ha potuto sfruttare cento miliardi delle vecchie lire di finanziamento che hanno consentito di poter operare, secondo Roberto De Benedictis, un importante recupero di opere pubbliche ma soprattutto private. Dal 1996 sono stati autorizzati 2500 interventi e utilizzati, ad oggi, venti milioni di euro per 400 interventi. Malgrado tutto, ha detto il parlamentare Pd , molto c’è ancora da fare in attesa di altre rimesse pubbliche. E ruota proprio attorno alle risorse economiche il nodo della questione perché intervenire sui centri storici è delicato ma soprattutto oneroso.

Lo ha evidenziato con precisi riferimenti Emanuele Fidone, associato di progettazione architettonica e urbana dell’Università di Catania, che è entrato poi nel merito dei piani di recupero con alcuni esempi di palazzi storici dimostrando come il nuovo, nell’azione progettuale della valorizzazione, si innesta all’antico seguendo il metodo secolare che fu applicato per la Cattedrale di Siracusa con il preesistente Tempio di Atena di cui ancora splendono le colonne incastrate nella più recente struttura.