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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 884
MODICA - 27/02/2012
Attualità - L’ex sindaco scrive una lunga lettera all’assessore alla cultura

Piero Torchi interviene sulla polemica del "Guastella"

Erano insorti Grazia Dormiente, attuale presidente del museo etnografico, e Luigi Galazzo, figlio dell’ex presidente della Pro Loco e tra i promotori della associazione nel 1978

La polemica innescatasi la scorsa settimana tra l’assessore alla cultura Anna Maria Sammito e i soci fondatori del museo etnografico «Serafino Amabile Guastella» Grazia Dormiente e Enzo Galazzo sulla gestione del polo museale allocato nel ristrutturato Palazzo dei Mercedari, registra l’intervento dell’ex sindaco Piero Torchi. Torchi, nella sua lunga lettera indirizzata all’assessore Sammito, si dice «sorpreso rispetto alla volontà dell’amministrazione Buscema di sostenere scelte che vorrebbero azzerare, di fatto, un’esperienza culturale che ha segnato la storia di questa città».

L’ex sindaco precisa di voler mantenere i confini di questo suo messaggio «entro l’ambito dell’impegno civico, evitando di scendere in un dibattito politico». Secondo Torchi, «aver emarginato la Fondazione «Serafino Amabile Guastella» dal futuro del museo, scegliendo una formula gestionale ibrida e pasticciata, in cui la rilevanza pubblica dell’Università di Palermo viene utilizzata solo per giustificare, di fatto, un affidamento diretto a privati, mortifica l’impegno dell’attuale direttivo dell’associazione e della sua Presidente, Grazia Dormiente».

Inoltre, secondo Torchi, «si rischia di cancellare la storia di grandi e compianti modicani, come Giorgio Buscema, Raffaele Galazzo e Duccio Belgiorno che, pur con le loro contraddizioni ed i loro limiti, in anni in cui la cultura era ancora un interesse marginale per le Amministrazioni, hanno con il loro sacrificio e le loro intuizioni – aggiunge Torchi – creato un luogo simbolo della cultura siciliana e nazionale, regalandolo a Modica, ed a generazioni di modicani».

L’ex sindaco ricorda poi «l’impegno profuso dai giovani collaboratori della cooperativa Etnos, che, attorno a quel museo nacque, si sviluppò e crebbe, fino a diventare una delle realtà di servizi alla cultura più importante dell’Isola». Proprio la Etnos ha chiesto alla regione i finanziamenti utili al rilancio del turismo culturale. Torchi precisa infine come nel frattempo «Modica non sia più presente nel Consiglio d’amministrazione del Distretto del Sudest, che pure questa città aveva immaginato e creato».

L´AMBIZIOSO PROGETTO DELLA DISCORDIA
Il progetto c’è ed è anche ambizioso. Il nuovo polo museale della città amareggia tuttavia quanti nel 1978 furono ideatori e costruttori materiali di un percorso che l’amministrazione vuole ora portare a termine. Proprio l’aver ignorato i fondatori del museo etnografico intitolato «Serafino Amabile Guastella» ha suscitato rabbia e messo in luce un atteggiamento escludente di cui, alemno al momento, non è dato conoscere le ragioni. Sulla questione è intervenuta tuttavia l´assessore Anna Maria Sammito che dice di non capire le ragioni di una polemica fine a se stessa anche perchè la Sammito ricorda di avere dato atto ai fondatori del "Guastella" dei meriti e dell´impegno a suo tempo messo in campo."Il progetto - dice l´assessore - ha il solo scopo di esaltarne e valorizzarne ancora di più il percorso espositivo.
Questo non credo che delegittimi nessuno e tantomeno dimentichi qualcuno. Il lavoro straordinario dei componenti dell’Associazione culturale Serafino Amabile Guastella è stato citato e i nomi sono ricordati nella rivista pubblicata".

Per l´assessore sono solo polemiche recondite la cui vera natura è decisamente poco chiara. Mi auguro soprattutto che il percorso virtuoso non venga interrotto o infangato da queste sterili polemiche e peggio ancora da secondi interessi e strumentalizzazioni".

L’amarezza di Grazia Dormiente e Luigi Galazzo, figlio di Raffaele, tra i soci fondatori del museo etnografico, è tuttavia palpabile ed esplicita e mette in in luce la dimenticanza dell’amministrazione. Il polo museale presentato nell’aula consiliare di palazzo S. Domenico nasce da un’idea innovativa di mettere insieme gli attuali musei in un unico sito legandoli grazie ad un percorso interattivo oltre che visivo.

Lo hanno detto Maria Claria Ruggieri Tricoli ed Aldo Accardo specialisti in allestimenti museali e docenti alla Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, la soprintendente di Catania Vera Greco, al tempo della firma della convenzione tra Comune e Università di Palermo era soprintendente a Ragusa sottoscrittore dell’accordo, e l’assessore alla Cultura Annamaria Sammito.
Un solo polo museale quindi in città, sui cinque tra esistenti e potenziali programmati in diversi siti, al Palazzo dei Mercedari in corso di completamento e capace di mettere insieme un percorso storico lungo un crinale ideale che parte dalla preistoria sino ai giorni nostri: museo archeologico con la punta di diamante dell’Ercole di Cafeo ed il museo etnografico «Serafino Amabile Guastella».

Aldo Accardo ha fatto da cicerone in un viaggio fantastico che dall’ingresso del Palazzo traccia un percorso ideale che si muove su una lunga parentesi storica sostenendosi su pavimenti ricchi di reperti con teche a vetro, con gioco di luci e pannelli visivi; il tutto si sviluppa al primo e secondo piano ( sede del museo etnografico) e in quello sottostante.

Bisogna tuttavia trovare i fondi e potrebbero venire da finanziamenti europei; la strada è dunque tracciata a patto che si risolva quella che rischia di essere una contrapposizione che non giova a nessuno ma soprattutto lascia nel dimenticatoio quanti si spesero perché il museo etnografico prendesse corpo.

E’ il motivo per il quale Grazia Dormiente ha bollato come « folgorante» il silenzio dell’Assessore Anna Maria Sammito sull’associazione Guastella in quanto proprietaria delle pregevoli collezioni etnografiche, patrimonio della Contea e della sua cultura materiale ed immateriale.

Si chiede Grazia Dormiente: «Perché tale esclusione su una realtà museografica di straordinario impatto, grazie all’impegno di raccolta, catalogazione e allestimento di uno spaccato memoriale sulle strutture del quotidiano, attuato da un gruppo di studiosi locali, totalmente ignorati ed esclusi? Queste le domande più ovvie degli astanti, perplessi sull’ immotivata ridefinizione dei percorsi etnografici escludenti il contributo tangibile e consistente della associazione.» Rincara la dose Luigi Galazzo, a nome del padre Raffaele: «L’associazione vive ancora, e nulla ha saputo di questo progetto, di questa idea che non credo sia stata ‘partorita’ in pochi giorni e che per questo, abbia avuto insita una frenesia nei suoi ‘gestanti’.

Raffaele Galazzo e chi era con lui, ‘regalarono’ a Modica nel 1978 questo museo; lo fecero sbracciandosi, andando a recuperare reperto per reperto, costruendolo dal nulla testimonianza dopo testimonianza; senza alcun fine di lucro o commerciale ma per il solo piacere di fare un altro regalo all’amata Modica. Nessuno dell’amministrazione ha avvertito un senso del dovere morale ma anche materiale di farcelo sapere. Il Palazzo è un immobile del Comune ma proprietaria della collezione etnografica è certamente l’ Associazione Culturale».


28/02/2012 | 11.18.43
Paolo

Forse non si è compresa la natura del progetto, soprattutto quando si fa riferimento alla gestione futura di un museo. Tale aspetto non mi sembra essere presente in nessuna parte del progetto presentato dagli esperti dell´Università di Palermo. Questi ultimi hanno semplicemente redatto un possibile allestimento museale per una futura ri-sistemazione del Museo Civico Archeologico F. L. Belgiorno, tenendo conto di nozioni museologiche e museografiche che non pertengono, sicuramente, nè alla cooperativa Etnos nè all´Associazione Guastella. Nulla di tutto ciò, io credo, possa inficiare l´apporto dato negli anni da questi due soggetti nella gestione dei rispettivi ambiti museali. Se però alla base di tutto questo troviamo solo una ennesima occasione per una mera polemica politica, allora sarebbe bene porre al di fuori gli aspetti puramente culturali della città, che avrebbero bisogno soltanto di sostegno condiviso.