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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1463
MODICA - 19/01/2012
Attualità - Traspare la prima stanchezza ma anche la consapevolezza di vivere un momento decisivo

Il presidio del Polocommerciale seguirà Mariano Ferro

Domenica sarà celebrata messa nello spazio occupato dai manifestanti
Foto CorrierediRagusa.it

Il presidio di Modica resta ma cambia posizione. Le notizie che arrivano da Catania con la spaccatura tra Mariano Ferro e Pippo Richichi ha lasciato preoccupati i manifestanti ancora presenti al Polocommerciale.

Il presidio ha scelto comunque di seguire Mariano Ferro adottando un approccio morbido alla protesta in modo da alleviare i disagi per automobilisti e cittadini. Il presidio modicano si è detto disponibile a seguire Ferro a Roma e ad andare fino in fondo anche se serpeggia già la prima stanchezza. Presidio comunque confermato lungo la statale 115 al Polocommerciale ma in un’area privata più circoscritta. E’ quanto è stato deciso in Prefettura alla presenza del sindaco Antonelllo Buscema, dei rappresentanti del Polo che hanno lamentato la vera e propria invasione dell’area commerciale per eccellenza della città in questi giorni di protesta.

Un presidio che ha ridotto al collasso, o quasi, le attività delle aziende e che hanno spiegato al prefetto Giovanna Cagliostro di essere al limite del fallimento se le cose dovessero ancora protrarsi nei termini fin qui sperimentati Ecco dunque la decisione dei manifestanti di spostarsi, di essere più flessibili nei transiti e di allentare la presa.

Tutto naturalmente è da verificare ma la buona volontà è già qualcosa ed ha dato fiducia ai commercianti dopo una giornata difficile in città, ormai diventata l’epicentro della protesta in tutto il sud est siciliano. Ieri mattina il presidio si è spostato su palazzo S. Domenico dove all’esterno stazionano camionette e blindati della Polizia. I titolari delle aziende del Polocommerciale dal loro canto si sono insediati nella stanza del sindaco e non hanno inteso muoversi fino a quando il Prefetto di Ragusa non ha confermato l’incontro a Ragusa.

Anche i dipendenti delle aziende , preoccupati per il loro lavoro, si sono riversati in massa nell’atrio di Palazzo S. Domenico rendendo la situazione molto più delicata di quanto non fosse già. Poi la delegazione a Ragusa e l’esito dell’incontro con il Prefetto che ha chiuso in serata ore convulse. Il presidio di Modica e quelli in tutta la provincia tuttavia non vogliono dire il blocco delle attività commerciale ma anche di una realtà viva come il polo avicolo modicano.

Come hanno segnalato i produttori e lo stesso segretario zonale della Coldiretti Franco Savarino in una lettera ai prefetti della Sicilia esistono enormi quantità di prodotto agroalimentare fresco che rischia di essere definitivamente perduto; i numeri sono significativi con mezzo milione di galline ovaiole che rischiano di essere macellate e due milioni di uova fresche di consumo invendute. Un disastro vero e proprio, una mazzata per tutta l’economia non solo locale.

La giornata di venerdì

Giornata difficile a Modica, ormai diventata l’epicentro della protesta in tutto il sud est siciliano. Dal Polo commerciale il presidio si è spostato su palazzo S. Domenico dove all’esterno stazionano macchine, camionette e blindati della Polizia (nella foto). I titolari delle aziende del Polo commerciale sono in sit – in nella stanza del sindaco e non intendono muoversi fino a quando il prefetto di Ragusa non si deciderà ad incontrarli. L´incontro dovrebbe avvenire nelle prosisme ore a Ragusa. Intanto un centinaio di dipendenti delle aziende del Polo commerciale si sono dati appuntamento nell´atrio comunale per ribadire al sindaco che il loro posto è in pericolo per la continuazione della protesta ed il blocco delle attività annunciato fino a martedì dal presidio di Modica. I dipendenti ed i datori di lavoro hanno sottoscritto un documento con il quale si chiede al Prefetto di affrontare la situazione anche alla luce dell´annuncio del prolungamento delle agitazioni.

Il Polo commerciale, una delle realtà economiche più floride di tutta la Sicilia, rischia dunque il default. Lo ha detto a chiare lettere il presidente dell’associazione Girolamo Carpentieri che ieri ha lanciato l’allarme sul rischio chiusura delle aziende anche perché gennaio è un mese delicatissimo per i vari pagamenti che queste si trovano a sostenere. Carpentieri ed i commercianti del Polo tuttavia non hanno esitato a chiudere stamane le saracinesche e sfilare con i manifestanti quasi in contraddizione con quanto sostenuto ieri sera e poi ancora nel pomeriggio di oggi.

Un atteggiamento che testimonia lo stato confusionale che la vertenza ha prodotto in tutte le componenti. Molti continuano a chiedersi perché proprio Modica e proprio il Polo commerciale è stato scelto come sede del presidio visto che il capoluogo o altre realtà della provincia sono immuni da un coinvolgimento che in città è pressoché totale.

Anche il sindaco Antonello Buscema si è sentito in dovere di ascoltare in questi giorni i manifestanti, di parlare con loro ma non ha potuto fare a meno di fare appello alla loro ragionevolezza per non mandare in tilt un sistema costruito negli anni. A Modica insomma si rischia lo scontro tra chi vuole lavorare e tutelare la propria posizione e quanti invece ritengono che non ci sono ragioni per fermarsi.

I tentennamenti del consorzio Polocommerciale

Da Modica a Vittoria, da Scicli a S. Croce cresce l’appello ai manifestanti perché mettano fine alla protesta e la circolazione di persone e merci riprenda regolarmente sin da subito.

La situazione in provincia è molto fluida come in tutte le altre realtà dell’Isola. Ed ora si è aggiunta anche l’emergenza ambientale con cassonetti stracolmi per l’impossibilità di arrivare alle discariche nonostante un allentamento del blocco per questo tipo di trasporti.

Il Polo commerciale di Modica lungo l’asse della Statale 115 è diventato il fulcro e forse anche il simbolo della protesta in provincia e la situazione diventa delicata per l’ingrossarsi delle fila dei manifestanti e per la loro determinazione. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia perché gli esercizi commerciali lungo la Statale e tutto il quartiere S. Cuore sono invasi da quattro giorni da cortei, proteste e sfilate oltre al rallentamento dei mezzi.

L’associazione Polo commerciale ha dunque lanciato un appello ai manifestanti, cui peraltro nella giornata di martedì imprenditori ed addetti alle vendite hanno dato solidarietà. La richiesta è il ritorno immediato alla normalità, allo sgombero della Statale perché il rischio serio di affondare per molte realtà è concreto. Da lunedì negozi vuoti, clienti assenti.

«Siamo solidali con il movimento – dicono i titolari dei negozi – siamo convinti che la politica sia in grave ritardo ma c’è una realtà economica da tutelare. Non possiamo subire due volte; i ritardi e le inadempienze dello Stato che colpisce noi ed i manifestanti ma pure le nostre aziende». Il Polo commerciale ha segnalato il problema al prefetto di Ragusa per chiedere che innanzitutto si metta fine a cortei non autorizzati che paralizzano tutto il quartiere S. Cuore. Gli imprenditori sono decisi a chiedere lo stato di calamità per i danni subiti e sono in riunione permanente vista la drammaticità della situazione. Viene anche segnalato come il Polo commerciale sia il solo presidio all’interno di una città, vicino a istituzioni sensibili come scuole, ospedale, Tribunale e Vigili del Fuoco; un motivo in più perché la protesta abbia fine e si ritorni alla normalità.

Qui Vittoria
di Giuseppe La Lota


Sembrava calma la situazione a Vittoria (sempre più sommersa dai rifiuti al quarto giorno di protesta), ma la vera «forza d’urto» della manifestazione ieri ha rischiato di accendere tafferugli in via Cavour. Intanto anche gli studenti sono scesi in piazza in massa.

Che Antonio Prelati, presidente Ascom, immediatamente condanna: «Ci sono stati atti intimidatori nei confronti di commercianti di via Cavour; è un atteggiamento che condanniamo. Di questo ho già informato il capo della Squadra mobile di Ragusa e il commissario di Vittoria Rosario Amarù. Se non abbiamo chiuso i negozi è perché nessuno ci ha coinvolto nell’organizzazione di questa protesta, giusta, ma che va concordata con tutte le forze commerciali. Le norme toccano tutti i settori, per fare riuscire manifestazioni di un certo rilievo occorre il coinvolgimento di tutti: i commercianti non sono stati invitati a nessun tavolo di concertazione. Domani chiuderemo i negozi e ci uniremo al corteo che partirà dal mercato ortofrutticolo».

Nella forza d’urto della protesta ci sono anche loro, i pescatori di Scoglitti. «Nonostante il carburante sia senza accise – dice Nino Nicosia - è troppo caro. Non ce la facciamo. Ottanta centesimi al litro, un giorno di pesca ci costa da 400 a 600 euro e con i prezzi di vendita del pescato molte volte non copriamo le spese. Abbiamo attuato iniziative di protesta a Gela, a Priolo e a Pozzallo". Nino Nicosia è un pescatore, vive sulle sue spalle il dramma del caro gasolio.

Francesco Trama, coordinatore locale del Pdl, è orgogliosamente figlio di pescatore, parla di "collassi economici e sociali". A questo si aggiunga l’elevata quantità di pesce importato e proveniente non tanto dagli allevamenti, piuttosto da altre zone del Mediterraneo. Le famiglie di pescatori di Scoglitti son piegate da questa crisi totale, e molti giovani iniziano ad abbandonare questo lavoro».

Quali sono le rivendicazioni della marineria? «C’è la legge del 2005 che restituisce- dice ancora Nino Nicosia - il 5% dell’effettivo consumo. Ne hanno già fruito 30 barche, di cui 5 a Scoglitti. Nel 2010 sono state 50 le barche che ne hanno usufruito. Chiediamo che la legge venga estesa a tutta la marineria siciliana; che tutte le imbarcazioni abbiano il 15% dal 2005 a oggi. Chiediamo che venga dichiarato lo stato di calamità naturale».

L’ordine pubblico è sotto controllo, e speriamo che lo sia sino al termine della manifestazione. Ma dell’ordine igienico e sanitario che potrebbe portare altre complicazioni per la salute dei cittadini chi si occupa? I cassonetti sono ormai stracolmi. L’Amiu non raccoglie immonzia perché la strada per Gela è bloccata.

"Ho già chiesto all’Ato – scrive il sindaco Giuseppe Nicosia- di consentirci, data l’eccezionalità del momento, l’utilizzo temporaneo, fino al protrarsi delle manifestazioni di protesta promosse dal movimento Forza d’urto, della discarica di Ragusa».

«Come ha ben evidenziato il presidente dell’Amiu Giuseppe Spalla – ha continuato il sindaco – è perfettamente inutile raccogliere i rifiuti se poi, a seguito dei blocchi attuati da tale movimento, le strade sono sbarrate ed è, quindi, impossibile conferirli a Gela. Purtroppo, ci troviamo ad affrontare una situazione d’emergenza che richiede interventi straordinari; e tali sono quelli che stiamo cercando di attuare: la salute pubblica ed il decoro urbano ci impongono un’assoluta tempestività».


Pescatori
19/01/2012 | 23.53.21
rocco II

Chiedete quanto dichiarate di imponibile ai pescatori. Risulterà che vanno a pesca solo per hobby...