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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1267
MODICA - 10/12/2011
Attualità - L’indignazione e la preoccupazione dei residenti che minacciano d’incatenarsi

Progetto di riqualificazione o solo lottizzazione? 7 palazzi a ridosso dell´alveo alla Fontana

I residenti, che lamentano una pressoché totale assenza di concertazione con l’amministrazione comunale, si chiedono come mai non si è pensato alla realizzazione di un polmone verde, un parco attrezzato o una bambinopoli
Foto CorrierediRagusa.it

L’alluvione del 1902 a Modica e i recenti disastri di Messina non hanno evidentemente insegnato nulla all’amministrazione comunale. Un vecchio adagio dice che errare umano, ma perseverare è diabolico. E così accade che nella zona del quartiere Fontana, nei pressi della Vignazza, un progetto di riqualificazione presentato alla Regione si rivela in effetti una lottizzazione che prevede la costruzione di sette palazzi di sei piani sull’alveo coperto del vecchio fiume che attraversa Modica (foto).

Un progetto complessivo di 17 milioni di euro a compartecipazione privata, con la Regione che mette 6 milioni e mezzo, il privato (la Edilzeta di Zaccaria) 10 milioni, e il comune 484 mila euro, l’equivalente del prezzo del terreno ceduto per la realizzazione dei palazzi. I residenti insorgono, chiedono spiegazioni e minacciano d’incatenarsi per scongiurare l’avvio dei lavori, che metterebbero, a loro avviso, in serio pericolo l’incolumità dei residenti della zona. L’alveo è difatti stato drasticamente ridotto e non è di certo un toccasana per una zona ad alto rischio sismico ed idrogeologico. In pratica, quanto piove, l’acqua potrebbe non trovare il suo naturale deflusso, rischiando di travolgere i palazzi di prossima costruzione, scaricando tutto sul corso Umberto Primo.

Danni su danni, considerata anche la cementificazione selvaggia alla quale sarebbe sottoposta la zona, la più antica di Modica e dove insiste peraltro nei pressi una necropoli del 2.500 A.C. Il sindaco Buscema ha promesso d’interessarsi della vicenda, ma nel frattempo i residenti non hanno ancora visto nessuno, come hanno confermato alcuni di loro, tra cui Orazio Puglisi, Michelangelo Aurnia e Mariela Bramanti.

Peraltro, stando a quanto riferito dai diretti interessati, un dipendente forse della ditta che ha in appalto i lavori di costruzione dei palazzi ha messo mano al materiale di risulta accumulato in questi mesi, e, tramite un escavatore, ha livellato tutto i rifiuti, tra cui quelli altamente tossici e pericolosi come l’eternit frantumato dei vecchi serbatoi idrici, restringendo ulteriormente l’alveo. Le polveri sottili hanno qualche mese fa invaso tutta la zona, come una densa nube bianca.

I residenti sono quindi determinati a non subire ulteriormente, stroncando sul nascere la costruzione dei palazzi, di cui l’imprenditore edile avrebbe già ottenuto la gran parte dei permessi necessari all’edificazione, tra cui, ovviamente, quelli del comune, con un tempismo a dir poco sorprendente. Le regole, almeno sulla carta, risulterebbero tutte rispettate, ma nel concreto si rischia comunque di combinare un disastro.

I residenti, che lamentano una pressoché totale assenza di concertazione con l’amministrazione comunale, si chiedono come mai non si è pensato alla realizzazione di un polmone verde, un parco attrezzato o una bambinopoli, per riqualificare la zona. La giunta ha invece scelto di realizzare questi palazzi i cui alloggi saranno in parte destinati alle famiglie più disagiate. Ma questa esigenza, comunque encomiabile, può davvero giustificare il rischio concreto di un paventato disagio ecologico che potrebbe altresì intaccare l’incolumità di centinaia di persone?