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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 872
MODICA - 04/12/2011
Attualità - Parla l’ex sindaco: "Drago rappresenta una parte importante della mia vita passata"

A chi dà fastidio Torchi? Per lui tanto affetto e dispiaceri

Non è escluso un ritorno in politica: "Adesso è ancora il momento della riflessione" Foto Corrierediragusa.it

Qualcuno gli ha danneggiato la station wagon parcheggiata sotto casa il giorno dopo l’assoluzione con formula piena nel processo «Modica bene». Che Piero Torchi (foto) dia ancora fastidio, nonostante da tre anni non calchi più la scena politica? Mentre sorseggia un caffé, l’ex sindaco minimizza l’atto vandalico alla sua auto. «Non mi preoccupo della bravata di qualche perditempo. Ho altro a cui pensare, a cominciare dalla mia famiglia».

Sembrano appartenere alla preistoria i tempi in cui Torchi, da sindaco, batteva i pugni sul tavolo e alzava la voce per difendere Modica, per migliorarla. Una parabola politica forse fin troppo veloce, come quella artistica di certi personaggi del mondo della musica o dello spettacolo. Ora l’ex sindaco è pacato, riflessivo, quasi disamorato.

Eppure il baluginare dei suoi occhi sbarrati, alla Mara Carfagna, resta quello dei vecchi tempi, quando, prima ancora di diventare sindaco, dagli scranni dell’opposizione in consiglio comunale costituiva il perenne grattacapo dell’allora primo cittadino Carmelo Ruta. Da qualche anno Torchi è un libero professionista che lavora con successo in una società di comunicazione ed editoria regionale con sede a Palermo.

Torchi, lei si è mai sentito come una candela che brucia alle due estremità?

«Direi piuttosto che sono rimasto, mio malgrado, travolto dai fatti. A cominciare dalle mie dimissioni da sindaco nel marzo 2008 per candidarmi alle Regionali, alla luce di un quadro politico mutato in maniera repentina e a me palesemente ostile, e proseguendo con la nota inchiesta giudiziaria, che, senza le mie dimissioni, avrebbe avuto conseguenze ancora più traumatiche per me e per la mia città. L’obiettivo era spazzarmi via dalla scena politica».

Per la cronaca, Torchi non ce la fece. Da allora si ruppe anche il sodalizio con Peppe Drago, che poi sarebbe diventato coimputato di spicco nel processo «Modica bene».

Lei e Drago, uniti nel bene e nel male?

«Drago rappresenta una parte importante della mia vita e del mio passato, non solo politico. Prima, io e lui, eravamo in primis due politici convinti che si confrontavano con lo squallore che spesso, purtroppo, caratterizza la politica. Adesso siamo solo due semplici uomini che hanno il diritto, e forse anche il dovere, di provare a ricostruire un rapporto umano».

Torchi lascia quindi la porta socchiusa rispetto ad un prossimo ritorno in politica, anche se, al momento, l’ipotesi appare remota, nonostante il calore che la gente gli ha esternato il giorno dopo l’assoluzione.

«La sensibilità dei miei concittadini è un fatto che mi conforta parecchio ma che, al contempo, non può influire su scelte di vita che potranno maturare solo col tempo e con il confronto con la mia famiglia e con i miei amici, che hanno sofferto con me in questi anni. Una cosa è certa: non nutro alcuna ambizione a ricoprire ruoli amministrativi, né sono animato dalla rabbia o dal risentimento. Sono orgoglioso della mia storia e della mia esperienza amministrativa».

Torchi, considerato che la maggior parte dei modicani non le ha fatto mancare la solidarietà, stride il silenzio dell’amministrazione comunale, dei suoi ex alleati e dei politici in generale.

«Le dirò che ho ricevuto telefonate anche da parte di alcuni di quei soggetti ai quali lei fa riferimento, non so se sincere o di circostanza. In ogni caso, le chiamate che ho ricevuto restano mio patrimonio personale, così come quelle che non mi hanno fatto. Che la politica sia rimasta silente non è una circostanza che mi abbia sorpreso, anche perché mai come in questo momento storico la politica è stata così distante dalle persone. Stranamente mi hanno chiamato anche politici di rilievo nazionale, mentre la politica modicana non ne ha sentito il bisogno».

Sulla vicenda giudiziaria Torchi preferisce glissare.

«Ha di certo lasciato un segno indelebile nella mia vita e in quella della mia famiglia, ma ci ho fatto l’abitudine. Sono stato per anni indagato e intercettato, sono stato rivoltato come un calzino, assieme alle persone a me care, tutto questo senza saperlo. Fui informato per la prima volta da un atto ufficiale nel gennaio 2008. Il resto, come si dice, è storia».