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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 918
MODICA - 22/11/2011
Attualità - La paradossale vicenda del custode che dal 6 ottobre risulta "ufficialmente" deceduto

Anche da "morto" è difficile tirare a campare: l´odissea umana del "resuscitato" Giuseppe Scarso

"Mi sento angustiato e abbastanza infastidito, ma vado avanti e ci rido sopra"
Foto CorrierediRagusa.it

L’ha presa con filosofia ma non poteva fare altrimenti. Ma la vita è difficile quando sei morto, almeno ufficialmente deceduto, come è capitato a Giuseppe Scarso 64 anni, rosolinese (nella foto). Da morto devi dimostrare di essere vivo altrimenti non puoi godere dei piccoli vantaggi della vita come guidare o essere assistito. Per Giuseppe Scarso tutto è cominciato, forse sarebbe meglio dire finito, il 4 ottobre quando dall´Ospedale Umberto I di Catania è stata trasmessa la documentazione al comune di Rosolini del suo avvenuto decesso.

Questa è la sua storia per come l’ex operatore ecologico in servizio al comune di Modica l’ha vissuta: «Mi sento angustiato e abbastanza infastidito, ma vado avanti e ci rido sopra. Ora tutto è nelle mani del mio avvocato».

Non capita tutti i giorni di sapersi ufficialmente «defunto» e di poter ridere della propria «morte». Ma Giuseppe Scarso, 64 anni, una sorta di «morto che cammina» di pirandelliana memoria, si fa delle grasse risate sulla singolare disavventura che gli è capitata tra capo e collo. Per l’ufficio di Stato Civile del comune di Rosolini, dove risiede, Scarso è defunto a tutti gli effetti.

Eppure il Lazzaro dei nostri giorni si reca regolarmente al lavoro a Modica, dove presta servizio come custode nei bagni pubblici di piazza Rizzone, in qualità di dipendente comunale dal 1986. L’errore è nato quando al comune di Rosolini arriva la comunicazione del decesso di un altro Giuseppe Scarso ricoverato per gravi patologie. Solo che il defunto vero risiedeva ad Avola, e non a Rosolini, dove invece l’ospedale ha inoltrato l’erronea segnalazione. I funzionari comunali sono poi stati tratti in inganno dal fatto che Giuseppe Scarso era l’unico residente a Rosolini con quel nome e cognome.

Ma il tragico sbaglio scaturito dall’omonimia è stato reso quali inevitabile dal medesimo anno di nascita del reale defunto con quello del Giuseppe Scarso vivo e vegeto: il 1947. Peraltro, le ultime due cifre della data di nascita di Scarso indicano, nella smorfia napoletana, il morto che parla.

Quando si dice una data, un destino. Ovviamente, però, cambia il mese e il giorno di nascita, dal momento che lo Scarso che se la ride alla grande della sua morte (senza però aver assistito al suo funerale) è nato il 18 aprile. Eppure ci sarebbe ben poco da ridere, dal momento che questa paradossale situazione sta causando non pochi problemi al nostro «morto che cammina».

«Mio figlio, malato di cuore – dice Scarso – stava per farsi venire un coccolone, quando ha saputo dell’equivoco. E il mio medico? Non ha potuto rilasciarmi la ricetta per le medicine perché non si rilascia nulla ad un morto. In teoria – ironizza Scarso – non potrei neanche essere al lavoro, visto che ufficialmente dovrei trovarmi sotto due metri di terra fresca».

In attesa che la faccenda venga chiarita, Scarso non sa come dovrà fare per percepire lo stipendio. Ma in questo caso dovrebbe stare tranquillo: visti i ritardi accumulati dal comune, è più facile che nel frattempo passi all’altro mondo, ma per davvero.