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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 862
MODICA - 21/11/2011
Attualità - Chiuso al teatro Garibaldi con la "lectio magistralis" di Giulio Anselmi il convegno su "Giornalismo in Italia"

Il web nuova frontiera dell´informazione ma serve la capacità di scelta e di filtro del giornalista

Cambia il mestiere: "non svagati signori che sanno scrivere bene" ma professionisti che sanno utilizzare i nuovi mezzi a loro disposizione
Foto CorrierediRagusa.it

La «lectio magistralis» di Giulio Anselmi (nella foto) sul futuro dell’informazione tra carta stampata e web ha concluso la tre giorni del convegno su «Notizie dalla stampa. Dove va il giornalismo in Italia?».

Il presidente dell’Ansa e già direttore della Stampa ha parlato al teatro Garibaldi ad un pubblico numeroso e qualificato, tra cui anche l’editore Mario Ciancio. Giulio Anselmi ha sviluppato con pacatezza il suo argomentare ed ha offerto uno spaccato dell’attuale situazione della stampa in Italia e nel mondo oltre ad una prospettiva di medio e lungo respiro.

«Il giornalismo vivrà se saprà filtrare scegliere, ragionare» ha detto Amselmi riferendosi alla grande quantità di informazione che viene offerta soprattutto sul web da fonti più o meno accreditate. E’ qui che il ruolo del giornalista, del professionista che sa fare il suo mestiere, diventa decisivo. Il web dunque non deve essere demonizzato, va piuttosto utilizzato altro modo di veicolare l’informazione che deve essere necessariamente diversa. Bisogna dunque gestire il declino del vecchio, ovvero la carta stampata, ed avvicinarsi con intelligenza al nuovo mezzo, con duttilità, conoscenza, mestiere anche tecnico. La crisi della carta stampata è evidente, ha osservato Anselmi, a causa della crisi economica, per i costi, per l’invecchiamento del prodotto , per il crollo della pubblicità ma anche perché le notizie sui giornali non bastano più.

La carta stampata è superata in velocità dal web e deve allora trovare approfondimenti, inchieste, qualità diverse per imporsi e rendersi attraente e curare la fedeltà dei lettori. Giulio Anselmi vede nel web la richiesta di democrazia partecipativa soprattutto delle giovani generazioni che vedono in Internet partecipazione, innovazione, mentre identificano la carta stampata con il «sistema», con una casta chiusa, gerarchica e corporativa. E’ vero che la carta stampata appare oggi autorevole, completa e credibile rispetto all’informazione on line mentre questa ha il vantaggio della sintesi e della rapidità anche se può risultare alla fine superficiale ed approssimativa. E’ qui che deve intervenire il ruolo del giornalista con la sua opera di mediazione e filtro per garantire quello che, carta o non carta , è il sacrosanto diritto-dovere del cittadino ad essere informato.

Ai giovani Giulio Anselmi dall’alto della sua esperienza ha lanciato un messaggio positivo; studiare, prepararsi, essere flessibili e pronti per un mestiere serio e professionale che, diversamente dell’immagine collettiva del giornalista, non è «uno svagato signore che sa scrivere bene» ma oggi, ed ancor più domani è un professionista che deve saper fare di tutto: interviste, inchieste, cronaca, sport, perché la crisi costringe ad imparare a lavorare in modo diverso, per aree tematiche piuttosto che per compartimenti stagni.

Il saluto del sindaco Antonello Buscema ha chiuso la serata ed il convegno che si è caratterizzato per la qualità dei contributi e per la partecipazione anche se, paradossalmente, l’occasione è stata messa a frutto più da giovani e non addetti ai lavori piuttosto che dagli stessi operatori dell’informazione che in grande maggioranza non hanno ritenuto di confrontarsi con chi del giornalismo fa pratica quotidiana al più alto livello.

La seconda giornata del convegno


Accoglienza e diffidenza, conflitto di interessi sono stati i temi della seconda giornata del convegno «Notizie dalla Stampa. Dove va il giornalismo in Italia».

Il convegno si è segnalato per la qualità dei relatori e per la grande partecipazione dei giovani, di cui la maggior parte studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, con i quali Pietrangelo Buttafuoco è stato molto brutale, invitandoli a cambiare percorso di studi perché il giornalismo, almeno nel modo tradizionalmente inteso, non esisterà più. E’ vero tuttavia che i giovani hanno potuto ascoltare testimonianze dirette da parte di chi lavora sul campo, coltiva l’antica arte dell’inchiesta, riesce a tenere la schiena dritta in un giornalismo che rischia sempre più di essere asservito ai poteri forti. Illuminante da questo punto di vista la sessione tenuta al «Garibaldi» su «Libertà di stampa nell’era del conflitto di interessi» con lo stesso Buttafuoco, Giorgio Meletti (il Fatto Quotidiano), Enrico Del Mercato (Repubblica) ed Agatino Cariola, costituzionalista.

Meletti vede il conflitto d’interesse, come modello di vita italiano che non investe solo il giornalismo o il sistema televisivo ma coglie significative esperienze nel mondo dell’impresa, nelle lobby finanziarie ancora nella politica a tutti livelli determinando un ostacolo formidabile allo svilupparsi di un confronto libero e autonomo. Serve dunque, sostiene, il costituzionalista Agatino Cariola, un legge che metta i paletti e che avvii il superamento di quello che è diventato un tormentone della politica che scarica i suoi limiti e i suoi pesi nel sistema condizionando scelte e decisioni.

Enrico del Mercato ha lanciato una provocazione: gli articoli lunghi e i report non possono trovare cittadinanza sulla rete ed è per questo che il giornalismo della carta stampata ha ancora un futuro.

Nel forum del palazzo della Cultura sul tema dell’immigrazione ( Il Mediterraneo della Disperazione tra accoglienza e diffidenza. E’ questa l’Europa dei popoli ?) hanno partecipato oltre il sociologo algerino Fouad Allam, Laura Eduati ( agenzia reportageitalia.it), Toni Mita ( Avvenire), Maria Pia Farinella ( caporedattore Rai TG3) e Federica Margaritora ( capo redattore di Radio InBlu). Maria Pia Farinella ha sintetizzato in conclusione una verità con la quale sarà bene confrontarsi: la condivisione e la integrazione, oggi scarsamente praticate, se non ostacolate, sono temi con cui la vecchia Europa dovrà fare i conti perché nessuno è mai riuscito a ostacolare il corso della storia e le correnti migratorie sono fortemente condizionate dalle situazioni drammatiche dei Paesi di provenienza dove pane lavoro e libertà sono negati.

La prima giornata

All’ insegna della partecipazione la prima giornata del convegno «Notizie dalla stampa. Dove va il giornalismo in Italia?"

Un centinaio di studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione hanno seguito con grande interesse le tre sessioni della prima giornata di lavori; al palazzo della Cultura ed al Teatro Garibaldi, in serata, presenti anche molti addetti ai lavori e semplici cittadini che hanno avuto modo di seguire le testimonianze e le esperienze professionali di giornalisti impegnati in prima linea nei vari campi di azione.

Carlo Bonini ed Attilio Bolzoni hanno catalizzato l’attenzione, prima al palazzo della Cultura e poi al Garibaldi, raccontando da dentro come nasce un pezzo di cronaca, come si crea l’accesso alle fonti, come si evitano i depistaggi, quale deve essere il giusto rapporto con le istituzioni senza tuttavia farsene condizionare.

Una lezione sul campo da parte di Bonini e Bolzoni che in serata insieme a Gianni Barbaceto e Francesco La Licata hanno parlato di un mestiere oggi difficile perché difficile è esercitare il controllo sulle disfunzioni del sistema e sulle sue deviazioni economiche, etiche, politiche. Raccontare è complicato, hanno detto i relatori, ma bisogna provarci sempre con onestà intellettuale; oggi in Italia è arrivato il momento di ricominciare a fare il lavoro di giornalisti mantenendo la schiena dritta e senza indulgenze verso il potere.

Un parterre di donne, Simona Mafai, Marella Ferrera, Michela Giuffrida, Raffaella Bianchi, Rosanna Rosi, Roselina Salemi, hanno parlato della condizione femminile in un mestiere tradizionalmente maschile, dove i posti di comando sono in massima parte detenuti dal sesso forte.