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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 965
MODICA - 27/09/2011
Attualità - Infermieri e parenti dei pazienti meditano di rivolgersi alla procura

Ospedale "Maggiore": ben 182 morti in meno di un anno

Intanto il manager Gilotta si concede un aumento del 20% sul lauto stipendio
Foto CorrierediRagusa.it

Oltre 182 decessi dal primo gennaio 2011 nei vari reparti, con particolare riferimento al reparto di geriatria. Il dato in nostro possesso parlava di 50 decessi, ma poi la direzione sanitaria ha precisato che i morti nei vari reparti erano invece 182. E poi ancora personale infermieristico ed ausiliario ridotto all’osso con turni massacranti e la conseguente impossibilità do poter lavorare nel migliore dei modi. Carenza di farmaci, cotone, garze e flebo per i degenti. L’ospedale «Maggiore» (foto) di Modica si presenta come un’autentica bomba ad orologeria.

Il dato emerge dalle testimonianze dei parenti dei degenti, che hanno assistito impotenti a situazioni ai limiti della sopportazione ai danni dei loro congiunti ricoverati, con gli infermieri che non hanno potuto fare altro che allargare le braccia per il sovraccarico di lavoro che impedisce loro di potersi dedicare, come da prassi, a tutti i pazienti. Sono stati gli stessi infermieri a spiegare agli utenti le loro ragioni, peraltro condivise dagli interessati. La situazione più grave si registra nel reparto di chirurgia, dove risultano al momento in servizio appena cinque infermieri su dodici in organico.

Due infermieri sono andati in pensione e un altro è in aspettativa, ma l’organico non è stato rimpinguato dall’azienda, che, per coadiuvare gli infermieri, ha assunto due operatori socio sanitari, che, ovviamente, non possono assolvere a tutti i compiti. Le assenze per ferie delle altre unità complicano la situazione e i turni si fanno ancora più massacranti: dieci turni di notte in 19 giorni lavorativi che hanno indotto gli infermieri a scendere sul piede di guerra, inoltrando missive su missive al direttore sanitario Piero Bonomo, che, a sua volta, si è rivolto al direttore sanitario dell’Asp 7 Pasquale Granata, senza aver mai ottenuto risposte.

Una sorta di muro di gomma, quindi, tra il «Maggiore» e la sede di piazza Igea a Ragusa. Anche gli ausiliari socio sanitari non se la passano meglio, con turnazioni ai limiti del sopportabile e con l´incombenza, per un singolo ausiliario, di coprire fino a ben due reparti. Nonostante ciò, parecchi reparti restano spesso scoperti per la mancanza di personale. Ne consegue che, tra infermieri, operatori socio sanitari e ausiliari i degenti non vengono seguiti come si dovrebbe, mentre i medici di assentano fin troppo spesso dalle corsie. D’altronde il dato dei 182 decessi nel solo 2011 è un dato di fatto, sebbene non risulti dalle statistiche ufficiali dell’azienda.

Spesso, difatti, i pazienti terminali vengono dimessi prima del decesso, quando si accerta che non c’è più nulla da fare. Una soluzione condivisa nella maggior parte dei casi dai congiunti, che preferiscono far trascorrere a casa ultime ore di vita del paziente terminale. Di tutto questo sono stati informati i sindacati, che, però, non attivano eclatanti azioni di protesta, limitandosi invece a scrivere il decalogo dei suggerimenti da fornire all’Asp, come se si trattasse della scoperta dell’acqua calda.

Ecco perché alcuni infermieri starebbero meditando di inviare una lettera alla procura e all’ispettorato del lavoro per denunciare, oltre ai turni massacranti, una sorta di «allargamento» della sfera delle mansioni loro spettanti, proprio a causa del personale ridotto.

E mentre si assiste a questa situazioni ai limiti del paradosso, il direttore generale Ettore Gilotta si è concesso un aumento del 20% dello stipendio: 50mila euro al mese percepiti dal manager e con i quali si potrebbero pagare ben 20 infermieri. Intanto al momento sono previsti solo interventi d’urgenza in chirurgia al «Maggiore». Si tratta di un reparto che, in un ventennio, ha perso ben 68 posti letto, passando dagli originari 84 agli attuali 12.

Intanto a Vittoria pare siano stati assunti alcuni infermieri al «Guzzardi», mentre non si capisce quale sarà il destino del «Busacca» di Scicli, che dovrebbe trasformarsi in un presidio territoriale d’emergenza. Nell’ospedale sciclitano, difatti, non ci sono anestesista e cardiologo a tempo pieno e le unità potrebbero invece essere dirottate su Modica per coadiuvare i colleghi. Ma in questi casi è anche la politica a confondere ulteriormente una situazione già critica.