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MODICA - 21/07/2011
Attualità - Nostro reportage esclusivo sulla struttura della Edison in mare aperto

A bordo della Vega Alfa Edison, 3 mila e 100 barili di greggio al giorno

E’ la più grande piattaforma galleggiante offshore d’Italia
Foto CorrierediRagusa.it

«In un quarto di secolo di produzione di greggio, estratto a 123 metri di profondità, mai una sola goccia è finita in mare». La memoria storica di Salvatore Torneo, capo piattaforma della Vega Alfa, è un marchio di garanzia dell’attenzione quasi maniacale dedicata al rispetto ambientale da parte della Edison, proprietaria al 60% come produttore, in comproprietà con l’Eni per il restante 40%, della struttura galleggiante che si trova dal 1987 a 12 miglia al largo di Pozzallo.

La Vega Alfa è la più grande piattaforma galleggiante offshore d’Italia e, da due anni, conta sulla nave cisterna Leonis, ancorata a un miglio e mezzo dalla piattaforma, alla quale è collegata tramite dei condotti sottomarini. La Leonis, che ha sostituito qualche anno fa la Vega Oil, in quanto obsoleta, conta su un doppio scafo che garantisce sicurezza e assicura la tutela dell’ecosistema marino da eventuali disastri ambientali, quando la nave cisterna è piena del greggio successivamente prelevato dalle petroliere, che lo depositano per la maggior parte nelle raffinerie di Gela.

Il campo minerario Vega produce circa 3 mila 100 barili netti al giorno di greggio di discreta qualità, attraverso 20 pozzi profondi circa 2 mila 500 metri che si estendono su 28 chilometri quadrati di mare. Il processo di lavorazione prevede, tra l’altro, un raffreddamento del greggio, in origine a oltre 50 gradi, e la riduzione della densità tramite il diluente. Nell’ovale del campo minerario è compresa anche la seconda piattaforma Vega B, che resterà disattivata fin quando proseguirà la produzione della Vega Alfa, che, secondo stime precise, tirerà fuori greggio dalle profondità marine per almeno altri 12 anni.

«Il tutto nel pieno rispetto delle norme ambientali, secondo quanto previsto dalle leggi minerarie e dalle stringenti norme in materia», chiosa Torneo. Mentre visitiamo la Vega Alfa, girando tra i suoi sei livelli, accompagnati da Lucia Caltagirone dell’ufficio relazioni pubbliche, il mare è minacciosamente increspato, mentre un forte vento soffia a 35 nodi. Alla Vega Alfa il lavoro scorre tranquillo, come sempre.

Il ciclo produttivo, attivo 24 ore su 24, è rigorosamente chiuso, nel senso che niente finisce in mare aperto durante la lavorazione del greggio. Adeguatamente depurate, vengono riversate fuori dalla piattaforma solo le acque nere (rifiuti organici), quelle grigie (rifiuti umidi) e l’acqua piovana. Periodicamente si effettua lo stoccaggio di rifiuti speciali, quali ruggine e metallo vecchio, raccolti in un container e poi smaltiti sulla terraferma negli appositi siti. Sono 32 i diversi tipi di rifiuti differenziati.

Da settembre sarà avviato un progetto pilota per la differenziata dei rifiuti umidi, con un’apposita compostiera dove conferire avanzi di cibo e altro per la produzione di fertilizzante e l’abbattimento del 60% di rifiuti indifferenziati. «Il mare circostante la piattaforma è talmente limpido e blu che ci si potrebbe fare il bagno, se non fosse pericoloso a causa delle correnti», aggiunge ancora Torneo, che, assieme al collega Orazio Giudice, capo turno, e ad altri quattro collaboratori, lavorano sulla piattaforma 14 giorni al mese.

Sono loro i veterani della Vega Alfa. Conoscono la piattaforma come le loro tasche, considerandola una seconda casa. Assieme a loro lavorano circa una ventina di operai tra meccanici, gruisti e strumentisti dell’impresa accreditata per la manutenzione, per il controllo del ciclo produttivo, per gli approvvigionamenti e per quant’altro serve in questa azienda galleggiante che produce greggio. I turni di lavoro cominciano alle 7 e terminano alle 20, ogni giorno per due settimane.

Altre due squadre si alternano da mezzanotte a mezzogiorno. Nel tempo libero ci si rilassa nelle camere singole, oppure in palestra o nella sala ricreazione, pranzando e cenando nella fornita mensa. Poi si torna sulla terraferma per altri 15 giorni. «Ma la nostra priorità, ex aequo con il rispetto per l’ambiente, è quella della garanzia di benessere e sicurezza per i nostri dipendenti, che consideriamo come una grande famiglia», dichiara il responsabile sicurezza lavoratori e ambiente Edison Domenico Richiusa.

I sensibilissimi sensori di gas (la sostanza gassosa viene su assieme al greggio) si attivano nel caso venga superata la soglia massima consentita per garantire la sicurezza dei lavoratori, bloccando in automatico il ciclo di produzione e scongiurando ogni rischio. Gli otto piloni di metallo sui quali si regge la Vega Alfa e conficcati nei fondali marini vengono controllati periodicamente con una manutenzione meccanica effettuata da sub specializzati e che si protrae anche per un mese.

Gli altissimi livelli di sicurezza permettono ai dipendenti di lavorare in relativa tranquillità anche in condizioni meteo marine estreme, con onde alte fino a 18 metri e un vento impetuoso che raggiunge anche i 180 chilometri orari. Insomma, alla vigilia della sentenza del magistrato nel procedimento in corso a Modica a carico della Edison, la società petrolifera ha inteso dimostrare che non ha nulla da nascondere, e che tutto viene svolto alla luce del sole, nel pieno rispetto della legge.

Nella foto sopra e in quelle sotto la Vega Alfa. Ciccate sulle foto per ingrandirle

Il greggio estratto dai pozzi Da sx Domenico Richiusa, Antonio Di Raimondo, Lucia Caltagirone, Salvatore Torneo e Fausto Longobardi