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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 1218
MODICA - 13/07/2011
Attualità - Il monte orario è passato da 36 a 12 ore settimanali, uffici scoperti

Protesta degli ex contrattisti, sit-in a palazzo S. Domenico

L’amministrazione ha chiesto due pareri legali ed ha deciso la decurtazione, dal 1° luglio orario ridotto

Gli ex contrattisti si danno appuntamento oggi davanti al gabinetto del sindaco per richiedere il mantenimento del loro monte orario di 36 ore settimanali ma ci sono anche gli operatori dei servizi sociali che premono sull’amministrazione. Il settore è quello tra i più colpiti dai tagli imposti a livello locale sia per l’emergenza finanziaria sia per il taglio dei trasferimenti da Stato e Regione.

Gli operatori parlano senza mezzi termini di tagli del cinquanta per cento nel settore dell’assistenza agli anziani ed ai disabili. In termini pratici si tratta di mancanza di lavoro per oltre sessanta operatrici assistenziali che sono state impiegate dalle varie cooperative per una media di venti ore settimanali. Per il sindacato questo sarà l’effetto del nuovo appalto dei servizi che sarà affidato a fine mese per due anni.

Altre trenta lavoratrici nel campo dei servizi igienico personali agli anziani, facenti capo alla cooperativa «Il Gruppo», attualmente sospese dal servizio, sono state informate informalmente del loro licenziamento perché la cooperativa che è subentrata, l’Artemide, ha detto chiaro e tondo che non intende mantenere in servizio il personale che ha lavorato negli ultimi anni per «Il Gruppo». Secondo un dato rilevato dagli stessi operatori rispetto agli precedenti sono quasi mille ore che scompariranno con inevitabile perdita di posti di lavoro.

«Il Sindaco – dice Stefania Cordeschi del sindacato autonomo Isa – pare non sia a conoscenza dei licenziamenti che causeranno i tagli, l’assessore dice che e’ stato costretto dal bilancio in rosso e le cooperative, che parteciperanno alla gara d’appalto, di conseguenza, non sono in grado di garantire nessun posto di lavoro. Ed intanto attendiamo il pagamento delle retribuzioni pregresse di oltre dieci mensilità». Il disagio cresce e la preoccupazione di ritrovarsi in autunno senza un lavoro, seppur al minimo del monte orario, è sempre più una certezza.

Il malessere nelle fasce medio basse dei lavoratori alle dipendenze di palazzo S. Domenico, sia per via di contratti sia per servizi appaltati all’esterno, è acuito dai mancati pagamento degli stipendi arretrati al personale che a turno si trova a protestare per ottenere quanto dovuto.

IL NODO DELLA VICENDA
Gli ex contrattisti si presentano oggi davanti all’ufficio di gabinetto del sindaco. L’iniziativa è della Cgil che vuole così mettere pressione alla amministrazione ed al sindaco. Il presidio sarà mantenuto anche domani in attesa che si sblocchi la vertenza apertasi il primo giorno di questo mese quando non è stato rinnovato il contratto a tempo pieno delle 117 unità. Il personale è impiegato in vari uffici e molti hanno assunto un ruolo delicato nella macchina amministrativa dell’ente.

L’impossibilità di rinnovare alla scadenza dei sei mesi i contratti a tempo pieno con il personale ha fatto compiere ai 117 impiegati un passo indietro riportandoli alla loro condizione originaria e cioè le 12 ore settimanali. I dirigenti dei vari settori hanno comunicato al personale interessato dio astenersi per il momento dalla presenza per 36 ore in attesa che la situazione si sblocchi. Dice Salvatore Terranova, segretario della Fp Cgil: «La protesta avverrà con il coinvolgimento del personale non impegnato in attività lavorativa e di quello che, pur impegnato in attività lavorativa, verrà autorizzato a beneficiare del relativo permesso personale avente pari durata della iniziativa di lotta.

Qualora l’Amministrazione dovesse ancora ritardare nel dare una concreta risposta alla legittima rivendicazione dei predetti dipendenti, la Cgil non esclude che la protesta possa assumere carattere più ampio, del quale saranno date tempestive comunicazioni».

Il Pd cittadino dal suo canto ha chiesto al sindaco di chiedere un ulteriore parere legale per dare certezze e tranquillità ai dipendenti interessati ed alle loro famiglie. Sulla base di due pareri infatti il sindaco non ha rinnovato i contratti fino al massimo delle 36 ore perché questo status sarebbe consentito solo per sei mesi per casi eccezionali. Non ci sarebbero dunque scappatoie per assicurare un contratto a tempo pieno anche perché a causa della situazione deficitaria dell’ente non si può superare il 40 per cento della spesa dovuta per l’impiego di personale. L’amministrazione sostiene che il personale è essenziale e che nel bilancio 2011, ancora da approntare, sono state appostate le somme necessarie per il pagamento delle integrazioni orarie.