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MODICA - 23/05/2011
Attualità - L’accusa è di falsità ideologica continuata in concorso

Consiglieri indagati: scontro tra Partito Democratico e Cisl

Per una delibera con la quale si iscriveva in bilancio solo il cinquanta delle somme dovute per aumenti contrattuali ai dipendenti comunali e non il cento per cento

In 17 e devono rispondere di falsità ideologica continuata in concorso. Sono i consiglieri dell’attuale maggioranza Pd e Mpa che in sede di bilancio 2008 votarono una delibera con la quale si iscriveva in bilancio solo il cinquanta delle somme dovute per aumenti contrattuali ai dipendenti comunali e non il cento per cento.

I NOMI DEI CONSIGLIERI INDAGATI
I consiglieri interessati all’indagine sono Leonardo Aurnia, Salvador Avola, Massimiliano Baglieri (cui è subentrato Giorgio Zaccaria), Gaetano Cabibbo, Carmelo Cerruto, Nino Cerruto, Piero Covato, Vito D’Antona, Nino Frasca Caccia(oggi assessore), Paolo Garofalo(all’epoca presidente del consiglio), Giovanni Giurdanella(oggi assessore) Diego Mandolfo, Michele Mavilla, Giovanni Occhipinti, Giancarlo Poidomani, Giovanni Spadaro(oggi assessore) e Carmelo Scarso(oggi presidente del consiglio). La maggioranza si era risolta a iscrivere il cinquanta per cento degli aumenti dopo una trattativa con il sindacato e soprattutto per affermare il principio contabile che ad ogni spesa deve corrispondere una entrata, ovvero la necessità di disporre di un bilancio reale.

Nel momento in cui l’amministrazione si rese conto che non era possibile inserire nel bilancio di previsione le somme di adeguamento contrattuale dei dipendenti comunali non essendovi somme in entrata che potessero pareggiare una spesa che andava oltre, la giunta propose infatti il pagamento in due tranche degli aumenti, così come poi è avvenuto con il bilancio 2009.

L´OPINIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO
La notizia di reato notificata ai consiglieri comunali ha lasciato perplessi gli interessati ed il Pd ha voluto rivendicare la giustezza dell’azione amministrativa non entrando tuttavia nell’ambito giudiziario. Dice il Pd: «La denuncia per falso in atto pubblico nella redazione del bilancio da parte di una sigla sindacale (la Cisl ndr.) non sarebbe mai stata presentata se fosse stata accolta la richiesta di inserire per intero le somme dovute per adeguamento contrattuale ma avremmo in tal caso avuto il paradosso che falsificando le entrate maggiorandole o inventandole per pareggiare le maggiori uscite non si sarebbe incorsi nel processo per falso in atto pubblico! Forse il sindacalista in questione, evidentemente più bravo a fare denunce alla procura che a svolgere il proprio lavoro di mediazione proprio della mission sindacale, sarebbe stato più contento se questa maggioranza avesse preso la decisione più facile ovvero dichiarare il dissesto finanziario provocando il disastro economico per centinaia di lavoratori?»

LA POSIZIONE DELLA CISL
Il sindacato non si pente ed è pronto a difendere i lavoratori se si dovessero ripresentare situazioni analoghe. Per la Cisl l’amministrazione ha peccato di arroganza ed ha dimostrato irresponsabilità politica e non ha voluto tenere conto della diffida che il sindacato aveva preannunciato. Il comportamento della giunta Buscema, dunque, è dunque » uno schiaffo ai diritti dei lavoratori, sanciti per legge e per contratto, oltre che una vera e propria sfida alla legalità ed alla certezza del diritto, soprattutto se si considera che a fronte di tale omissione sono stati invece mantenuti stanziamenti in bilancio per spese non obbligatorie che potevano essere contratte senza bisogno di «falsificare le entrate, maggiorandole o inventandole per pareggiare le maggiori uscite».

La «Spada di Damocle» di dover salvare il Comune dal dissesto con i soldi dei lavoratori, messa in campo dal PD di Modica per giustificare la decisione dei suoi rappresentanti istituzionali, proprio non regge visto che il milione di euro fu invece destinato a mantenere ciò che non rientrava nell’ambito di quei servizi essenziali che l’ente aveva invece l’obbligo di garantire, ivi compresi gli stipendi dei dipendenti comunali. Noi crediamo, afferma la Cisl, che la responsabilità politica, amministrativa e non solo dell’accaduto ricade su chi propose lo schema di bilancio e poi di fatto sollecitò, come peraltro si evince dal dibattito d’aula, il voto favorevole di tutto il civico consesso e non tanto sui consiglieri comunali, meri esecutori di un ordine di scuderia».