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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1115
MODICA - 12/05/2011
Attualità - Il convegno nazionale Immigrazione 2011 si è chiuso con la celebrazione eucaristica a S. Pieetro

La Caritas conferma il suo impegno in prima linea sul fronte accoglienza

Tante le testimonianze autorevoli che hanno arricchito i lavori
Foto CorrierediRagusa.it

La cerimonia religiosa tenutasi nella chiesa di S. Pietro ,presieduta dal vescovo di Noto,ha concluso i lavori del Coordinamento nazionale Caritas 2011, promosso dalla Caritas Italiana insieme alle Caritas diocesane di Noto e di Ragusa. «Saremo giudicati sull’amore» – ha ricordato Mons. Antonio Staglianò - «Abbiamo bisogno di un cristianesimo vero, di carne e di sangue. Un cristianesimo che ha al centro il donarsi di Cristo, il suo farsi pane. Per questo ci vogliono occhi capaci di vedere». Le parole del vescovo hanno sigillato con autorevolezza, come già la sera precedente aveva fatto il vescovo di Ragusa Mons. Paolo Urso, il percorso di questi giorni. Ricordando che l’immigrazione è una sfida che chiede a tutti di essere veramente uomini. Accogliere, infatti, non è anzitutto un’opera caritativa da delegare ad alcuni, ma un’opera di verità per tutti: la sfida dello straniero, come quella del povero, ci ricorda che l’uomo conta più di tutto, che la chiamata originaria è quella dell’unica famiglia umana, che alla chiamata si risponde in una libertà vera che nasce dall’obbedienza al Padre rivelato da Cristo e alla conseguente, concreta e generosa, fraternità.

D’altronde le testimonianze da Lampedusa, dal parroco don Stefano Nastasi agli operatori della Caritas o delle organizzazioni umanitarie che operano nell’isola, rivelano come l’emergenza nasce dalla disperazione ovvia di chi viene lasciato senza accoglienza. Anche i numeri lo dimostrano: quelli dei primi mesi del 2011 (31.000 persone sbarcate) sono inferiori di quelli del 2008 (36.000). Solo che allora c’era un preciso sistema di informazione che permetteva di distinguere rifugiati in cerca di salvezza da persone in cerca di lavoro e costruire precisi cammini di accoglienza. Come ricordato al Coordinamento di Modica dal direttore della Caritas di Agrigento, Valerio Landri, occorre lasciarsi educare, lasciarsi interrogare per ripensare una vita più aperta, perché meno dipendente da beni e calcoli e più attenta all’altro perché attenta a Dio.

Entro questo sfondo, nella mattinata conclusiva sono stati anche affrontati i nodi giuridici e sanitari dell’immigrazione, si sono ascoltate esperienze di accoglienza accadute e progettate in tutte regioni d’Italia, ci si è dati appuntamento al prossimo coordinamento nel mese di settembre. Non senza esprimere soddisfazione per la qualità dei lavori e per il calore dell’accoglienza, con vivo apprezzamento di questa terra e con l’appendice di una sosta nel fine settimana tra monumenti e mare, per riprendere quindi a partire da lunedì ad accogliere con percorsi quotidiani di inclusione, mentre – arrivata la notizia dei nuovi sbarchi – prontamente il responsabile emergenze della Caritas ripartiva per essere accanto ed organizzare i primi aiuti.

IL CONVEGNO

Il coordinamento nazionale delle Caritas italiane si è ritrovato per affrontare i temi dell’accoglienza, del trattamento dei minori, delle prospettive future dei Pesi che affacciano sul Mediterraneo.

E’ stato un convegno arricchito dalla presenza di ben ottanta rappresentanti provenienti da varie province italiane che ha premiato lo sforzo organizzativo ma anche il ruolo che le Caritas della diocesi di Noto e Ragusa hanno avuto in questi ultimi anni rispetto all’impegno per favorire l’inclusione dei migranti.

Alla Domus Petri non sono mancate testimonianze di chi è impegnato in prima fila nell’accoglienza come Don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa. Il parroco ha parlato dei residenti nell’isola e del loro impegno e della loro umanità spontanea nel sostenere e dare aiuto ai migranti mentre dall’altra parte la deficienza dei servizi offerti dalle istituzioni è emersa in tutta la sua drammaticità. Fabrizio Marota della rivista Limes ha offerto in apertura di convegno spunti di riflessione sugli aspetti geopolitici in via di strutturazione sulle due sponde del Mediterraneo. Marota ha rilevato come in questo bacino passa un terzo del traffico per mare ma nonostante questo l’Unione Europea non si è ancora dotata di una politica per affrontare i problemi di 280 milioni di persone che premono dal Nordafrica in giù.

Il Mediterraneo insomma è terra di scambio, di traffico, di passaggio ma tutto è lasciato alle politiche dei singoli stati che non sanno affrontare emergenze e nodi strutturali. Ieri pomeriggio il convegno si è trasferito a Ragusa ed i partecipanti sono stati accolti dal vescovo Mons. Paolo Urso. Venerdì la conclusione dei lavori con le relazioni finali che sono incentrate sulle accoglienze del post emergenza.

(Nella foto: da dx. Oliviero Forti, responsabile nazionale dell’ufficio immigrazione, Debora Avolio, Anci, Giovanni Tarzia, giudice onorario presso il tribunale dei minori di Milano)