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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1105
MODICA - 28/04/2011
Attualità - Modica: i retroscena dell’arresto di Riccardo Minardo e delle altre 4 persone

I corsisti del Copai e quella radio acquistata nel 2007

Quello che non torna è la reale attività del consorzio
Foto CorrierediRagusa.it

Al di là della maxi truffa alla Comunità Europea e allo Stato di 5 milioni di euro, del giro di assegni incassati ed emessi dal Copai e dell’intreccio di società collegate in maniera più o meno diretta allo stesso consorzio, nella vicenda che ha portato all’arresto del deputato regionale Riccardo Minardo e di altre quattro persone quello che non torna è la reale attività del Copai. Quattro anni di lavoro, dal 2007 allo scorso giugno, da parte di 59 corsisti, 27 dei quali ritiratisi per strada, di cui non si ha nessuna traccia.

Coloro che hanno impiegato tempo e fatica per ricerche, realizzazione di materiale audio video a altro, hanno ben conservate le prove tangibili del loro lavoro. Ma il Copai non ha mai utilizzato nulla di tutto ciò, non pagando neanche un centesimo ai corsisti. In 59, provenienti da tutta la provincia, erano stati allettati dalla prospettiva di percepire uno stipendio di mille euro lorde ogni 30 giorni per 12 mesi lavorativi, ad una media di 40 ore settimanali. Il contratto prevedeva il pagamento in itinere, o alla fine dei 12 mesi in un’unica soluzione, a discrezione del Copai. Al termine dei corsi formativi, tra cui spiccavano quello di «Esperto della fascia costiera» e di «Esperto di risorse idro potabili», i corsisti avrebbero dovuto ricevere una sorta di expertise.

Invece i diretti interessati non hanno a tutt’oggi ricevuto né soldi, né titoli. La domanda è: come sono stati impiegati soldi destinati ai corsi e al pagamento degli interessati? Peraltro i corsisti erano costretti a lavorare nei locali fatiscenti di palazzo Lanteri, nei pressi della chiesa di San Giorgio, tra muffa, umidità e aria insalubre, con computer vecchissimi e linea internet ad intermittenza.

Le legittime lamentele cadevano nel vuoto e si faceva vedere poco o nulla la presidente del Copai Sara Suizzo, anche lei finita ai domiciliari assieme al marito Mario Barone, 51 anni; Pietro Maienza, 43 anni; al già citato Riccardo Minardo e alla moglie Pinuccia Zocco, di 62. Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici. A Minardo vengono anche contestati i reati di malversazioni ai danni dello Stato, evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Gli interrogatori di garanzia cominciano stamani e il primo ad essere stato sentito dal magistrato sarà proprio il deputato regionale.

Si prevede un interrogatorio abbastanza lungo, perché saranno parecchi i punti da trattare da parte degli indagati, che risponderanno alle domande del gip Patricia Di Marco, alla presenza del procuratore capo Francesco Puleio e dei difensori di fiducia, tra cui l’avvocato Carmelo Scarso. Desta curiosità, tra le molteplici attività del Copai, risultate il larga parte inconsistenti, l’acquisto di una emittente radiofonica, che, nei fatti, fu chiusa. Le trasmissioni di Radio Energy, prima nota come Radio Onda Libera, cessarono poco prima del passaggio di proprietà tra i vecchi gestori e il Copai.

Sarebbero state acquisite dal consorzio sia l’associazione che gestiva la radio, con la fuoriuscita dei precedenti soci, che la frequenza 106.400, ad oggi libera, dal momento che la radio non fu mai riaccesa. Stando alle indagini della Finanza, di questa operazione, perfezionata nel 2007, non ci sarebbe traccia nei registri contabili del Copai. In riferimento a questo e ad altri episodi, gli indagati sono otto, più altre dieci persone la cui posizione risulterebbe marginale, tra cui una delle figlie dello stesso Riccardo Minardo.