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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 483
MODICA - 14/04/2011
Attualità - Modica: il progetto coinvolge alcune classi dell’istituto "Principi Grimaldi"

Rivivono le antiche tradizioni agricole iblee

L’inizaitiva promossa dall’associazione «Ricordi di terra nostra», insieme a «Luce di un tempo», si è tenuto presso l’azienda Bracchitta a Ragusa.
Foto CorrierediRagusa.it

Sono stati gli studenti delle prime e seconde classi dell’istituto alberghiero «Principi Grimaldi» di Modica ad animare il progetto educativo «Antiche tradizioni agricole iblee», promosso dall’associazione culturale «Ricordi di terra nostra», in sinergia con l’associazione «Luce di un tempo», tenutosi presso l’azienda agricola Bracchitta a Ragusa.

Accompagnati dai docenti Ignazio Manenti, Concetta Mallia e Maria Ausilia Chiaramonte, i giovani hanno potuto rivivere, dando anche loro un seguito al percorso già avviato nei mesi scorsi con l’aratura e la semina, le atmosfere agresti tipiche di un tempo, assistendo, in particolare, alla raccolta delle spighe e alla trebbiatura manuale e meccanica. «Una esperienza significativa per i nostri ragazzi – hanno spiegato i docenti – che hanno potuto così respirare l’atmosfera di ciò che avveniva una volta con riferimento a metodi di lavorazione che sono stati tramandati di generazione in generazione». Anche stavolta c’è stata la possibilità di ammirare le varie macchine agricole e gli attrezzi esposti in mostra. Ma quale la procedura che viene seguita?

«I covoni man mano prelevati dalla «timugna» – spiega il presidente dell’associazione, Emanuele Bracchitta – si portano sull’aia, si slegano e si spargono, pronti per essere calpestati dai cavalli o dai muli: la cosiddetta «pisatura». Dopodiché, mentre gli animali riposano fuori dall’aia, gli uomini, muniti di forche, cominciano a «vutari l’aria», in modo che la paglia dello strato superiore vada sotto, mentre le spoglie e gli steli integri vadano sopra, così che i cavalli possano sbriciolarle». A questo punto le spighe sono state sbriciolate, i chicchi di frumento depositati sul fondo dell’aia e gli steli frantumati in paglia.

«Quindi, se c’è vento – aggiunge Bracchitta – si può procedere «a spagghiari», cioè a buttare in aria la paglia con la forca. Il vento allontana la paglia ai bordi dell’aia formando «a maraunata», una mezza luna, separandola così dal frumento».