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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:21 - Lettori online 1309
MODICA - 10/04/2011
Attualità - Modica: il convegno promosso da "Focus Cultura" e "Fondazione Arch"

Come far convivere la città antica e la nuova architettura

Per Massimo Carmassi dello IUAV l’architetto deve avere l’umiltà di capire le stratificazioni storiche

Come far convivere la città antica e la nuova architettura, l’antico ed il moderno. Sono stati questi i temi trattati dal convegno tenutosi a palazzo della Cultura per iniziativa di «Focus Cultura» e «Fondazione Arch». Il convegno ha visto la presenza di numerosi professionisti provenienti da tutta la provincia che hanno colto l’occasione per un confronto su tematiche attuali e molto attinenti allo sviluppo ed alla tutela del territorio ma soprattutto dei centri storici. Gaetano Manganello di «Focus Cultura» e Giuseppe Cucuzzella, presidente dell’Ordine degli Architetti di Ragusa, hanno introdotto i lavori ed il sovrintendente ai Beni Culturali di Ragusa , Alessandro Ferrara, ha evidenziato come oggi non sia per niente facile conservare i vecchi edifici.

«In Sicilia, - ha detto il sovrintendente - «ci sono pochissimi centri storici che non abbiano subito radicali ed infelici trasformazioni, abbattendo antiche strutture, per dare spazio ad architetture prive di qualità. Infatti, «alcune periferie del nostro territorio, nuove porte della città, sono molto poco accoglienti, tanto da scoraggiare il turista che non arriva neanche al centro, perdendo così la possibilità di apprezzare i preziosi scrigni conservati nelle città». Il convegno è stato l’occasione per ascoltare la relazione di Massimo Carmassi, docente allo IUAV di Venezia, che si è occupato a fondo della conservazione seguendo nella sua professione la formula della trasformazione che è uguale alla conservazione unita al restauro.

Per Carmassi il fattore principale è ricucire senza produrre lacerazioni, a volte in continuità con i resti preesistenti. Dice l’architetto Massimo Carmassi: «Il tema della ricerca in un lavoro della scoperta delle stratificazioni, con un atteggiamento che può definirsi artigianale, determina un’architettura nuova che non si avvale di nuovi eccessi, di nuove invenzioni che tendono a deformare troppo il preesistente. Occorre avere la necessaria umiltà per stare a contatto con i contesti storici. La durata non è solo durata del prodotto ma è anche una serie di neutralità. Questa metodologia è un tentativo di ridurre l’utilità del lavoro estetico. La conservazione richiede un maggiore studio d’intervento, anche perché spesso accade che il progetto può trasformarsi man mano si proceda la conoscenza dell’edificio».

Marco Nobile, docente all’Università di Palermo ha contestualizzato la storia degli interventi di restauro: «Nel ‘700 il Committente aveva l’obiettivo di promuovere il futuro della città. Oggi, purtroppo, i committenti pensano al futuro immediato! Anche dall’altro lato, si è persa la sapienza dell’artigianato colto che, grazie all’esperienza acquisita in dieci secoli di lavoro, sapevano realizzare strutture e monumenti come la Chiesa di San Giorgio di Modica, opera moderna ed internazionale, per il periodo, ma con un sapore locale. Oggi la sapienza costruttiva non c’è più, essendo così costretti a muoversi su altri prodotti come i prefabbricati, che portano all’omologazione. Nel ‘700 non era così». Marco Nobile ha chiuso il convegno con una provocazione: «Ci sono tanti disoccupati che potrebbero specializzarsi in questo settore. Potrebbe essere un piccolo passo per riunire la catena spezzata?»