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MODICA - 26/03/2011
Attualità - Modica: l’uomo occupa i letti dei malati e orina nelle corsie davanti a degenti e visitatori

Il barbone dove lo metto? Intanto dorme in ospedale...

Del caso umano non intende occuparsi il comune di Siracusa, al quale si era rivolto il direttore sanitario del «Maggiore» Piero Bonomo

Il barbone dove lo metto. Nessuno lo vuole e lui ha eletto da ormai nove mesi il suo domicilio all’ospedale «Maggiore», dove non si fa scrupolo di fare i bisogni nel corridoio, occupare i letti dei malati e chiudersi in bagno per ore, costringendo i medici a chiamare i vigili del fuoco per aprire la porta. Un caso umano sfociato nell’anomalo, quello che vede protagonista il siracusano Francesco Zapparata, 60 anni, ex pizzaiolo che vive sulla strada da quando si è separato dalla moglie.

Proprio la ex consorte e i due figli, residenti a Siracusa, paese d’origine dove il barbone risulta ancora residente, si rifiutano di occuparsi di lui. E così spetta ai medici del «Maggiore» spedire quasi ogni sera un’ambulanza in giro per Modica per soccorrere il barbone privo di sensi in preda ai fumi dell’alcool, allo scopo di sottrarlo ai rigori del freddo. Ma una volta in ospedale, dal quale il barbone entra ed esce a piacimento, cominciano gli altri guai. L’uomo orina dove gli pare, anche davanti agli esterrefatti degenti e familiari, occupando il primo letto che gli capita e sottraendolo agli altri malati che ne hanno bisogno.

Del caso umano non intende occuparsi il comune di Siracusa, al quale si era rivolto il direttore sanitario del «Maggiore» Piero Bonomo per ottenere assistenza. Il capoluogo aretuseo ha addirittura inviato una lettera di risposta in cui propone al comune modicano di procedere al cambio di residenza del barbone, che, di fatto, vive ormai a Modica, suscitando l’incredulità di Bonomo. «E’ inaccettabile – commenta il direttore sanitario – che un ente risponda in questo modo, lavandosi completamente le mani da questa incresciosa vicenda. Invece di concertare assieme una soluzione adeguata, il comune aretuseo taglia corto e il sunto della missiva è «tenetevelo voi e dategli pure la residenza».

Un atteggiamento – conclude Bonomo – che si commenta da solo e che non escludo di sottoporre all’attenzione della procura». Lo stesso direttore sanitario si è rivolto al sindaco Antonello Buscema e ai servizi sociali, senza ottenere risposta alcuna. L’ospedale però non potrà provvedere in eterno a Zapparata, che, se abbandonato a sé stesso, potrebbe anche andare incontro alla morte. Il barbone, che pare goda di una pensione di cui non è possibile accertare se sia lui il reale beneficiario, è a rischio cirrosi epatica, a causa del suo costante attaccamento alla bottiglia.

Talvolta Zapparata sembra non essere del tutto in grado d’intendere e di volere, come quando provoca subbuglio in ospedale. Una cosa è certa: si tratta di una persona che ha bisogno di aiuto e terapie mirate. Ma finora il direttore sanitario del «Maggiore» si è scontrato con un muro di gomma, mentre Zapparata continua ad essere raccattato per strada quasi ogni sera dall’ambulanza di turno, almeno fino a quando gli finirà bene.