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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:51 - Lettori online 574
MODICA - 27/03/2011
Attualità - Modica: i parrocchiani attoniti alle funzioni religiose della domenica

Irrecuperabile il lampadario rotto della chiesa di S. Pietro

Il manufatto del peso di sei quintali è opera dei maestri vetrai di Murano e risale alla fine dell’ 800 Foto Corrierediragusa.it

Sbigottimento e dolore per i tanti parrocchiani che stamane hanno assistito alle funzioni religiose nella chiesa di S. Pietro. Il grande vuoto lasciato dalla perdita del lampadario artisticio è stato l´effetto più visibile di quanto si è verificato venerdì pomeriggio. La chiesa appare nuda e priva di un elemento decorativo e funzionale di grande pregio. Il parroco Don Corrado Lorefice ha raccontato ai fedeli con parole commosse quanto è accaduto e nella chiesa è stato silenzio profondo.

Il lampadario non c´è più, ha detto Don Lorefice, (nella foto; il cavo di acciaio al centro dell´altare) Cocci, vetri e struttura in legno sono ormai accatastati sul pavimento della sagrestia della chiesa in attesa della catalogazione da parte dei funzionari della sovrintendenza di Ragusa. Sabato mattina alcuni parrocchiani ed i sacristi hanno raccolto quanto è rimasto del lampadario sistemando il tutto in grandi scatoloni.

E’ stato il mancato avvolgimento del cavo di acciaio nell’argano a far precipitare il lampadario. I sei quintali del manufatto tuttavia non sono arrivati al suolo ma si sono fermati a dieci metri dal pavimento; è stato come un colpo di frusta troppo forte per il delicato vetro del lampadario che è andato in mille pezzi. Si sono salvati solo alcuni bracci inferiori ma non ci sarà niente da fare come conferma il sindaco Antonello Buscema: «Bisognerà pensare ad un nuovo lampadario per la chiesa, impossibile ipotizzare un suo recupero nonostante sia una perdita incalcolabile per il patrimonio artistico di tutto il territorio». Don Corrado Lorefice era in canonica nel pomeriggio di venerdì quando si è verificato l’incidente ma non si era quasi accorto di nulla: «Ne ho avuto consapevolezza solo quando sono stato chiamato dal sacrista e ho visto il lampadario a pezzi sul pavimento. L’incidente si è verificato alla fine dei lavori di pulitura dei vetri, che si sono resi necessari per asportare la polvere prodotta dell’opera di restauro del pavimento. Gli addetti stavano tirando su il lampadario con l’argano, ma, durante l´avvolgimento, il cavo di acciaio, raccoltosi solo in una parte della gola, ha fatto un improvviso scatto verso la parte libera dell’argano. Il lampadario è così scivolato verso il basso ed, ha subito le conseguenze del forte contraccolpo». Il parroco è affranto e quasi non riesce a parlare ed assolve da ogni responsabilità i tre addetti che avevano la responsabilità della sistemazione del lampadario. Due di questi erano all’interno della volta da dove si aziona l’argano mentre il terzo si era allontanato dall’altare verso la navata. Questa coincidenza ha evitato ulteriori guai salvando l’incolumità fisica dell’operaio. «Il lampadario –ricorda don Lorefice- era stato pulito nel 2005 dagli stessi operai e non c’erano stati problemi di sorta. Purtroppo non è stato così stavolta». Il parroco si è messo subito in contatto con il sindaco ed il sovrintendente ai beni culturali di Ragusa. Alessandro Ferrara ha preannunciato una sua venuta in città per verificare di presenza quanto è successo mentre i tecnici della curia di Noto hanno effettuato già un sopralluogo. In tutti c’è la consapevolezza che sarà praticamente impossibile rimettere insieme cocci e struttura in legno del lampadario. Lampade, portalampade e bracci in vetro infatti erano legati ad una struttura in legno che ai controlli successivi è risultata tarlata e la cui condizione potrebbe avere influito sulla mancata tenuta delle parti più delicate.

Il lampadario infatti risale al 1889 quando fu commissionato dalla parrocchia ai maestri Francesco Ferro e figli di Murano; una volta realizzato fu trasportato via mare, ma colò a picco insieme alla nave finita contro gli scogli a causa di una violenta tempesta. I maestri vetrai si offrirono generosamente di rifarlo integralmente, al prezzo di un semplice indennizzo; 300 lire sul costo totale di 1.300 lire di allora, una cifra che dà il valore anche venale dell’opera.