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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 691
MODICA - 02/02/2011
Attualità - Modica: sviluppi giudiziari sull’indagine che vede indagati primario, medico e ginecologa

Morte feto, i genitori: "Condannate colpevoli"

Michela Lo Piccolo e Maurizio Pecoraro, ricevuto l’esito della perizia tecnica, si scagliano contro i ginecologi del «Maggiore» per presunti errori commessi dall’équipe. La mamma: «Mi hanno insultato e mandato a casa con il feto morto in grembo»

Clamorosi sviluppi giudiziari sulla morte del feto di Manuel Pecoraro, avvenuta il 12 luglio del 2010 presso l’ospedale di Modica (nella foto presidiato dai carabinieri). Ci sarebbe stata imperizia medica. I genitori del nascituro dopo avere ricevuto l’esito della consulenza tecnica d’ufficio vogliono conto e ragione nei confronti dell’équipe medica che ha avuto in cura la paziente in gravidanza. Essi pretendono che siano adottati provvedimenti sanzionatori nei confronti dei medici che hanno assistito la signora Michela Lo Piccolo, 36 anni, moglie di Maurizio Pecoraro, 39 anni, entrambi palermitani residenti a Bagheria.

La coppia palermitana ha inviato un esposto all’assessorato regionale alla Sanità, all’Ordine dei Medici di Ragusa e alla direzione dell’Asp 7 perché si prendano provvedimenti sanzionatori nei confronti dei 3 medici ginecologi di Modica e di Pozzallo.

Dopo il presunto caso di malasanità, i genitori del nascituro presentarono una querela presso la Compagnia dei Carabinieri di Modica, a seguito della quale venne disposta una consulenza tecnica. Secondo la versione dei fatti fornita dai genitori, il 12 luglio la signora Lo Piccolo si era presentata presso l’ospedale di Modica riferendo di non sentire muovere il feto. Dopo il tracciato durato circa 90 minuti, il medico di turno eseguiva un’ecografia al termine della quale rassicurava la donna «che non c’erano problemi e che poteva andare a casa».

L’indomani, giorno 13 luglio, nello stesso ospedale veniva eseguita una seconda ecografia, che accertava invece l’assenza di battito del feto. «Alla richiesta di mie spiegazioni- rivela il Maurizio Pecoraro- il primario mi ha risposto che il feto era morto e che erano cose che potevano succedere. Ho fatto le mie rimostranze, sostenendo che se mia moglie fosse stata seguita con più attenzione la sera prima con una più attenta analisi del tracciato che avrebbe rilevato la sofferenza fetale, e che se lui fosse stato presente, il bambino poteva essere salvato. A questa osservazione il primario mi ha urlato: «chi c… sei tu… chi c… ti conosce». Poi urlando ancora in modo volgare ha invitato mia moglie ad andare a casa, seppure con il feto morto in grembo, per ritornare l’indomani e procedere al parto».

I coniugi Pecoraro non si sono rassegnati ed hanno presentato querela ai Carabinieri facendo scattare un procedimento penale della Procura della Repubblica di Modica nei confronti dell’équipe medica. L’esito della consulenza, per come rivelano i genitori, avrebbe rilevato «un grossolano errore professionale, nella qualificazione dell’imperizia… a carico del ginecologo che avrebbe omesso «…di valutare adeguatamente le alterazioni preagoniche evidenti nel tracciato cardiotocografico omettendo di ricoverare la paziente e di monitorare il benessere fetale…»

A carico della ginecologa che aveva in cura la partoriente, l’esito della consulenza avrebbe evidenziato che la stessa sarebbe incorsa «…in errore professionale, nella qualificazione dell’imperizia, non individuando la presenza del cordone nucale, e dell’imprudenza quando dopo avere esaminato il tracciato cardiocotografico eseguito dal medico di turno non interpretò correttamente la situazione di gravità in cui versava il feto…»

«In un Paese in cui il concetto di responsabilità è molto labile- concludono i coniugi Pecoraro- in tutti i campi, nella sanità pubblica comportamenti come quelli descritti non incidono solo a livello morale o patrimoniale, ma determinano la vita o la morte di un essere umano».