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ISPICA - 23/02/2010
Attualità - Ispica: la basilica di Santa Maria Maggiore ha rappresentato una tappa obbligata

Ispica: concluso corso di storia dell´arte nel 700

Il programma ha previsto quattro visite guidate nelle città di Acireale, di Caltanissetta, di Palermo ed a Ragusa Foto Corrierediragusa.it

Si è concluso il corso di storia dell’arte nel settecento organizzato dallo storico Sesto Bellisario, presidente dell’associazione culturale «Siciliantica», e dall’Università di Palermo, cattedra di storia dell’arte. Articolato in dodici lezioni, i partecipanti al corso sono stati settanta.

Il programma, inoltre, ha previsto quattro visite guidate nelle città di Acireale, di Caltanissetta, di Palermo ed a Ragusa, rappresentanti di arte nel settecento.

L’ultima lezione si è svolta ad Ispica. I corsisti sono stati guidati dal professore Alfonso Lo Cascio e da Bellisario. La settecentesca basilica di Santa Maria Maggiore ha quindi rappresentato una tappa obbligata (nella foto).

Bellisario ha in primis mostrato il loggiato che incastona la basilica, progettato dall’architetto Vincenzo Sinatra, originario di Noto.

Sinatra firmò i disegni del loggiato antistante la basilica nel 1749. Sviluppò con acume i temi architettonici concavo - convessi in una prospettiva urbanistica. Nel loggiato, infatti, ne sono dimostrazione le ventitrè aperture, distaccate da lesene, che formano un elegante e delicato diaframma fra il prospetto e l’illimitato orizzonte. Lo stile si avvicina a forme rococò, soprattutto nelle tre aperture centrali, nell’articolazione molto leggera di metope e triglifi e nei pilastri mistilinei che si concludono con una sfera. Rappresenta uno dei rari esempi rimasti di una struttura in uso fra seicento e il settecento, realizzata, spesso, in legno per le fiere effettuate in occasione delle più importanti festività religiose.

Bellisario ha poi mostrato ai corsisti gli affreschi di Olivio Sozzi nelle pareti interne della basilica. Un doveroso omaggio ad un grande pittore del settecento, le cui splendide opere sono ancora oggetto di attenzione dagli studiosi di storia dell’arte.

Il pittore Sozzi nacque a Palermo, visse a Castania e morì nel 1765 a Spaccaforno (Ispica). I suoi resti sono ancora visibili nella «Casa della Cera» di Santa Maria Maggiore.

L’artista, attraverso una complessa e virtuosa impaginazione, illustra tutta la storia cristiana. Le figure, in apparenza collocate a caso fra cielo e terra, «vivono» un’esistenza collettiva. Occupano il cielo, perdendo la consistenza fisica, avvicinandosi all’illuminazione divina.

I colori che il Sozzi utilizzò sono l’azzurro chiaro, il bianco e il rosa, esprimendo una visione teologica serena e fiduciosa in cui «la dolcezza della contemplazione sostituisce la drammatica tensione che suscitavano certe immagini del primo barocco».