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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 630
ISPICA - 01/05/2016
Attualità - Il romanzo nasce grazie alle frequentazioni dell’allora sindaco di Mineo con la famiglia Gennaro

Ispica e Luigi Capuana, è tutta una storia di "Profumo"

Al convento delle Domenicane la presentazione del romanzo. La ricetta inedita dell’uovo dolce che piaceva allo scrittore Foto Corrierediragusa.it

La genesi di un romanzo. In «Profumo» di Luigi Capuana, catanese, tra i fondatori del verismo, c’è tutto l’amore dello scrittore per l’allora Spaccaforno dove Luigi Capuana capita quasi per caso. E dove, sempre per caso, conosce e frequenta la casa di Saverio Gennaro, possidente, e capostipite di una delle famiglie più in vista del piccolo centro agricolo ibleo. E’ proprio grazie ai Gennaro che lo scrittore si innamora di Spaccaforno; è grazie al calore di questa famiglia, che lo ospita dal 21 al 24 settembre 1881 in una casa di Via Vittorio Veneto, che Capuana avverte come Spaccaforno sia un esempio di accoglienza ospitale. Le sue visite a Ispica, dopo la conoscenza dei Gennaro, diventano periodiche.

Quello che oggi conosciamo del legame tra Capuana e l’attuale Ispica si deve alla fitta corrispondenza che lo scrittore intrattiene con la famiglia Gennaro, le cui missive originali sono state acquisite dal comune otto anni fa grazie alla disponibilità di Antonino Gennaro, discendente diretto e uomo di lettere. Il contesto storico, ambientale, letterario di «Profumo» è stato ricostruito nel corso dell’incontro tenutosi nel convento delle Domenicane per iniziativa della Kromato Edizioni che ha ristampato con veste grafica elegante e corredata dai disegni di Guglielmo Manenti il romanzo (foto). Ispica rivive seppur trasfigurata nei toponimi nel romanzo di Capuana, dove viene presentata come Marzallo. Proprio verso Marzallo viaggiano i tre personaggi principali: Patrizio Moro-Lanza, la madre Geltrude e la moglie Eugenia. Le suggestioni di viaggio riportate in apertura del romanzo potrebbero essere le stesse che provò Capuana al suo primo incontro con la cittadina di Spaccaforno: «In alto, in cima alla roccia che scendeva a picco, si scorgevano, illuminati dal sole, i campanili, le cupole delle chiese, le facciate bianche e i tetti scuri di un gruppo di case affacciate proprio all´orlo del precipizio». E gli fece bene all’animo «quell´apparizione luminosa che si levava sul cielo purissimo, col fascino d´un paese orientale per quei campanili, per quelle cupole disegnate sul fondo azzurro con netti contorni; per tutta quella bianchezza di case, che contrastava col rossiccio delle rupi e il verde degli alberi e delle macchie».

Ma da dove arriva Capuana? Il 18 ottobre 1872, già sindaco di Mineo, Capuana arriva in terra iblea per sottoscrivere una convenzione privata con Saverio Gennaro, al quale affida l’ex feudo della Marza, diventato di proprietà del comune etneo dopo la spartizione del patrimonio Statella. Da lì si intensifica il rapporto e Capuana diventa ospite fisso ogni volta che torna a Spaccaforno. Di quelle visite lo scrittore ricorda non solo l’amabilità e il calore con cui viene accolto ma anche la ricetta della signora Elena. Ovvero l’uovo dolce, rassodato con miele e condito con frutta secca, scorzetta di limone, crema quagliata con cannella. Una delizia di cui hanno goduto per l’occasione i tanti presenti in sala alla fine del convegno e che arricchirà sicuramente il già ampio ricettario gastronomico ibleo.