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ISPICA - 01/04/2015
Attualità - "Cavari" e "nunziatari" danno vita a manifestazioni religiose e folkloristiche di intensa passione

I riti della settimana santa a Ispica tra fede e commozione

I commoventi e i suggestivi appuntamenti sono celebrati fra ali di folla divisi dai simulacri dei flagellati condotti in processione sulle spalle dei fedeli Foto Corrierediragusa.it

«Più che le mani batte il cuore…» disse don Paolo Mansueto durante i festeggiamenti pasquali di dieci anni fa. Mai parole furono più appropriate di queste, nel descrivere il pathos che vivono e rivivono i fedeli ispicesi il giovedì e il venerdì Santo: un «miracolo» di fede, tradizione e folclore.
Non è un’esagerazione definire unica la settimana Santa ispicese, nonostante il fanatismo di alcuni gruppi tenti di sporcarla, quella mistica atmosfera eleva lo spirito della maggior parte dei cittadini, presi da quella incontenibile ansia religiosa che precede gli avvenimenti importanti. Le funzioni quaresimali, ad esempio, dette i «venniri i marzo". O la Via Crucis con deposizione dell’Annunziata. Poi, le funzioni e le processioni della Domenica delle Palme. Ed infine il fulcro della settimana Santa ispicese: le celebrazioni del giovedì e del venerdì Santo ed ancora della Pasqua.

Il giovedì e il venerdì Santo sono dedicati alla venerazione di Cristo flagellato alla colonna e di Cristo con la croce sulle spalle: i commoventi e i suggestivi riti sono celebrati fra ali di folla divisi dai simulacri dei flagellati condotti in processione sulle spalle dei fedeli; i muscoli che guizzano sotto la pelle, la fronti madide di sudore, l’espressione dei visi contorte dallo sforzo prodotto dall’immane peso delle statue; la sofferenza riproposta dai fedeli che «conducono a spalla» con immenso dolore un Cristo che ha patito il flagello.

Il giovedì Santo è festa di popolo. È il giorno dei «cavari». Le celebrazioni iniziano all’una e trenta del mattino con un pellegrinaggio alla chiesa rupestre di Santa Maria della Cava, proseguendo incessantemente fino alle 18:30, quando uscirà dalla basilica Santa Maria Maggiore il simulacro di Cristo alla colonna e sarà portato in processione per le vie cittadine, rientrando dopo mezzanotte. Al rientro, caratteristici sono i giri del simulacro all’interno della basilica.
Durante la settimana Santa giungono inoltre come ogni anno, da ogni parte del modo, oboli pietosi al Cristo miracoloso, per grazie ricevute o per chiedere un miracolo.

Una moltitudine di gente assiste al giorno dei «nunziatari», il venerdì Santo. Alla folla di ispicesi s’aggiunge lo stuolo di forestieri accorsi per il fascino delle processioni anche di quel giorno. Come il giovedì, anche il venerdì Santo è caratterizzato dal suono della tràccola che scandisce il lento incedere, per le vie cittadine, del pesante simulacro di Cristo con la croce, portato a spalla da giovani mai stremati dal sacrificio, accompagnati dalle elegie funebri suonate dalle bande.

La cavalleria romana aumenta la spettacolarità del venerdì Santo, mentre splende la bellezza del volto del Cristo alla Croce, uscendo dalla basilica dell’Annunziata, dopo la celebrazione, alle 16, della passione di Cristo e l’adorazione della Santa croce. Mentre, alle 22, un altro suggestivo momento vivranno i devoti e gli spettatori in via Duca degli Abruzzi, quando Cristo con la croce incontrerà l’Addolorata. In quel frangente, i fedeli si abbandoneranno ad un momento di preghiera. Il simulacro rientrerà dopo mezzanotte, accolto dai fuochi d’artificio, così come Cristo alla colonna.

La domenica di Pasqua sarà la folla che si riverserà in corso Garibaldi il vero spettacolo, circondando quasi i fedeli portatori della statua del Resuscitato, che, a mezzo giorno in punto, si lanceranno, correndo incontro alla Madonna: esplode la gioia per la resurrezione di Cristo dopo la crocifissione. In serata, il Parco Forza verrà illuminato dai fuochi d’artificio.